8. sull'algoritmo

22 0 3
                                                  

Se avete facebook sarete familiarizzati con la parola algoritmo, se non altro per i messaggi che tornano ogni tanto, in cui alcune persone dicono di aver trovato un modo di aggirare  Zuck e il suo, appunto, algoritmo per decidere cosa fare apparire nella nostra bacheca. Lasciamo perdere il fatto che sono tutte bufale, più o meno dannose per chi le condivide. Una cosa positiva ce l'hanno avuta.

Oggi giorno quasi tutti sanno più o meno cos'è un algoritmo, ma, se chiediamo al dizionario dice "In informatica, insieme di istruzioni che deve essere applicato per eseguire un'elaborazione o risolvere un problema". Nel caso di facebook l'algoritmo decide cosa vediamo. Decide quali pubblicità, quali amici, quali pagine e quali gruppi crede ci interessino di più e ce li mostra. Un po' per farci piacere e un po' per "portarci" dove vuole.

Nel gioco, l'algoritmo, definito dai programmatori, gestisce sia gli aspetti uguali per tutti, quelli legati all'ambiente giardino, l'ordine in cui dobbiamo fare le missioni e le possibilità che abbiamo per ogni scelta, che quelli aleatori, tipo  la difficoltà di ogni partita, i potenziatori che avremo a disposizione, i premi della ruota della fortuna, ecc. Secondo me, lo fa in modo di tenerci in una continua tensione fra la voglia di mollare perchè è troppo difficile e quella di continuare perchè alla fine ci riusciamo.

Ci sono parole che possono avere significati, connotazioni ed effetti molto diversi per le diverse persone. Una di queste è Dio. Ci sono persone a cui la parola Dio tranquillizza e altre a cui fa venire l'urticaria. Io appartengo al primo gruppo ma, dovendo parlare spesso con persone del secondo, mi trovo in difficoltà. A volte parliamo della "vita", della "natura, ma, giocando mi è venuto in mente che potremo parlare dell' "algoritmo" del gioco della vita.

Mi è venuto in mente pensando a quando ero piccola, ricordo che quando mi lamentavo di qualche difficoltà, le donne più grandi della famiglia mi dicevano "Dio stringe ma non strozza". Secondo me gli algoritmi dei giochi fanno un po' così, dentro al gioco sono come Dio, che decide chi trova più difficoltà e chi ne trova di meno. Ma l'ultima parola, la decisione di continuare o di arrenderci rimane sempre a noi.

Il problema è che, spesso, sia nel gioco che nella vita, perdiamo un sacco di tempo cercando di comprendere, di prevedere come sarà il gioco, come sarà la partita, invece di giocare e basta. È come se volessimo essere Dio, o l'algoritmo, infatti giudichiamo il suo operato e diciamo frasi come non è giusto, invece di non capisco perchè. Ma questo è l'atteggiamento che ci è stato insegnato, ed è un atteggiamento di eterni adolescenti che viene promosso nella nostra società.

Potremmo dire, esagerando e per chiarire un concetto, usando i termini in una accezione esemplificativa e non esatta, che i bambini fanno quel che viene detto loro, senza discutere e senza giudicare perchè sanno di non poter ottenere niente da soli e di poter ottenere le cose dagli altri. Il lato buono é che ubidiscono, quello pericoloso è che possono manipolare, mentire, rubare quel che sanno di non poter ottenere con le loro "forze". Imparano a fare le cose come le fanno i genitori e credono sia l'unico modo possibile o, almeno, il migliore.

Gli adolescenti, invece, iniziano a mettere tutto in discussione, giudicano e vorrebbero cambiare tutto. Nulla di quel che veniva fatto dai genitori era giusto o corretto. Hanno un po' di forze ma non ancora abbastanza da valersi da soli perciò rendono la vita impossibile ai genitori. Il lato buono è che diventa difficile schiacciarli, quello pericoloso è che ancora non si sentono liberi nè responsabili delle loro azioni. Per sentirsi al sicuro devono sapere tutto, comprendere tutto, giudicare tutto.

Gli adulti, finalmente, sanno di essere abbastanza forti da sopravvivere in maniera più o meno autosuficiente. Sanno di non dipendere da nessuno e di non sapere tutto. Sanno che le regole ferree sono pochissime e si possono contare con le dita di una mano, per tutto il resto, studiano ogni situazione e definiscono una strategia ad hoc. Sanno cosa possono controllare e cosa no. Investono tempo per essere in grado di controllare più cose ma non perdono tempo lamentandosi delle cose che non possono controllare.

13 cose che ho imparato giocando a garden scapesWhere stories live. Discover now