3. sulle scelte

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Una delle cose che distingue Gardenscapes di Candy Crash è la parte del giardino in cui ci sono delle "missioni", degli incarichi, delle "cose da fare". Quelle che dicevamo che si pagano con le stelle guadagnate nell'ambiente match tre. Il bello di queste "missioni", che ci vengono comunicate tramite il tablet, e di cui ci racconta tutta la storia Austin, anche se possiamo saltare i dialoghi, è che non dobbiamo saperle tutte preventivamente, nè decidere in quale ordine realizzarle, perchè il gioco ci "porta" per un percorso definito dall'algoritmo.

Persino per una persona come me, che fa fatica ad ubbidire quando qualcuno cerca di imporle delle cosa che deve fare con la sua vita, avere un percorso definito è una fonte di serenità e di pace. Non dover scegliere, non dover pensare, è una cosa fantastica. Mi ha ricordato un po' quella gioia di vivere senza preoccupazioni che si attribuisce normalmente ai bambini piccoli. E, quando dico bambini piccoli mi riferisco a quelli che non sanno parlare, quelli di due o tre anni, perchè quando iniziano a parlare iniziano a comportarsi da adulti.

Man mano che cresciamo aumentano gli stimoli, le possibilità e le scelte che incontriamo e dobbiamo districarci fra i nostri doveri, le cose che vogliamo o desideriamo e quelle che crediamo di poterci permettere. Quando queste cose non vanno d'accordo entriamo in conflitto. Se non riusciamo a risolvere il conflitto, questo finirà per venir fuori con dei sintomi, finiremo per somatizzarlo.  La metamedicina dice che tutte le malattie sono psicosomatiche. Nate dalla libertà che abbiamo e non sappiamo sfruttare.

Jodorowski dice che <<Il raffreddore "cola" quando il corpo non piange. Il dolore di gola "tampona" quando non è possibile comunicare le afflizioni. Lo stomaco "arde" quando le rabbie non riescono ad uscire. Il diabete "invade" quando la solitudine duole. Il corpo "ingrassa" quando l'insoddisfazione stringe. Il mal di testa "deprime" quando i dubbi aumentano. Il cuore "allenta" quando il senso della vita sembra finire. Il petto "stringe" quando l'orgoglio schiavizza. La pressione "sale" quando la paura imprigiona. Le nevrosi "paralizza" quando il bambino interno tiranneggia. La febbre "scalda" quando le difese sfruttano le frontiere dell'immunità. Le ginocchia "dolgono" quando il tuo orgoglio non si piega. Il cancro "ammazza" quando ti stanchi di vivere.>>

Ma, anche senza arrivare a tanto, le nostre emozioni nascono dai nostri conflitti e condizionano il resto della nostra vita, la nostra ansia, la nostra paura, la nostra rabbia, nascono dalla nostra abitudine di vivere più nella nostra mente che nel nostro corpo. Di vivere più nel futuro o nel passato che nel qui e ora. L'ansia e la paura si producono quando viviamo più nel futuro che nel presente, e non riusciamo a vedere quel che abbiamo davanti, le opportunità che si nascondono dietro alle crisi. La rabbia e la tristezza quando viviamo più nel passato e non riusciamo a lasciar perdere per andare avanti.

E anche dalla mancanza di responsabilità. Nel gioco capiamo perfettamente cosa dobbiamo fare, di cosa siamo responsabili. Nella vita spesso confondiamo le responsabilità, ci hanno insegnato a crederci responsabili di cose di cui non lo siamo (per esempio le emozioni di una'altra persona), e a pensare che non possiamo fare niente per cose che sarebbero veramente in mano a noi (tipo le nostre emozioni).

La buona notizia è che possiamo fare un po' di chiarezza e scegliere i nostri prossimi passi nella vita, in cui non abbiamo nessuno che ci dica chiaramente quali dovrebbero essere, usando la ruota della vita (o il cruscotto della vita). Una volta che abbiamo capito gli aspetti più importanti per noi e il grado di soddisfazione che ci proporzionano, possiamo scegliere le aree su cui preferiamo lavorare e le cose da fare, tra quelle che dipendono veramente da noi.



13 cose che ho imparato giocando a garden scapesWhere stories live. Discover now