7. sull'allenamento e la perseveranza

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Chi mi conosce sa che non sopporto la parola disciplina, mi sa proprio di ubbidire alle regole senza chiederci se sono adeguate, mi sa di testardaggine e di sforzo sproporzionato. Preferisco la parola perseveranza, che mi fa pensare che la cosa più importante sono i desideri (i fini) e non i mezzi. Quando qualcuno mi dice che il suo problema è la forza di volontà mi ispira una grande tenerezza perchè vuol dire che segue solo il pensiero logico razionale, che non ha ancora iniziato a disimparare e a tenere in considerazione la complessità delle cose di cui parlavamo qualche capitolo fa, che rimane proprio alla prima spiegazione, allo strato più superficiale, fermo, immobile, e frustrato senza la curiosità di capire meglio .

Ho sempre pensato che il detto "no pain no gain", senza sofferenza non ci possono essere risultati, fosse legato ad un lato masochista di ognuno di noi, e forse anche al nostro senso di colpa, e non è mai riuscito a convincermi. Mi chiedevo se ci potesse essere qualcosa che toccasse le mie corde. E, perchè no, anche quelle di quelli come me, perchè in questo sapevo di non essere l'unica.

Ho sempre pensato, sperato, che ci fosse un modo più dolce, meno autolesionistico, ugualmente o ancora più efficace. Come coach, parte del mio lavoro è proprio trovare questi modi personalizzati, queste frasi che, ognuno ha le sue, ci fanno alzare dal letto e fare quel che dobbiamo, vogliamo, possiamo fare. In questo senso, tempo fa avevo scritto "no desire no gain" per dire che se non vogliamo una cosa veramente e genuinamente è difficile che la otteniamo.

Riallacciandoci alla forza di volontà, se la nostra volontà è abbastanza forte lo otterremo, ma deve essere più forte di cosa? quali sono i suoi nemici? La risposta è stupefacente. Sono le nostre credenze. Se non riesco a fare qualcosa è perchè da qualche parte nella mia mente c'è una credenza assoluta che dice "non devi, non puoi, non vuoi, non tu..."

Probabilmente è una credenza sulle conseguenze di ottenere quel che vogliamo, sugli effetti negativi di quel cambiamento che desideriamo. Potremmo temere qualcosa che crediamo arriverà insieme al cambiamento o qualcosa che sparirà quando avremo cambiato, sono i così chiamati benefici secondari. Ci sono persone che si ammalano per avere l'attenzione, la cura e la presenza di altri, e non possono guarire perchè credono che perderebbero queste cose che, per loro, sembrano più importanti.

La cosa perggiore di questo meccanismo è che la maggior parte delle nostre credenze sono inconsapevoli. La persona malata dell'esempio di prima non sa di aver fatto quel ragionamento, se lo sapesse potrebbe guarire e fingere la malattia. Potrebbe, persino, scegliere di fingere i sintomi che sa che fanno più effetto. Ma non è così, stanno male perchè, in fondo, da qualche parte, sono convinti che la malattia sia il loro male minore.

Le credenze di ognuno sono la personale interiorizzazione delle regole dell'universo, della natura e degli uomini. Sono le nostre conclusioni sul mondo, basate su quello che abbiamo vissuto, visto, sentito (sia come sentimenti e sensazioni che come sentito dire), e pensato. E, come dicevamo, possono essere conspevoli o inconsapevoli, che sono quelle che spesso ci fregano.

Tornando al gioco, per esempio, l'altro giorno mia figlia mi ha vista "termina partita" quando avevo ancora tre o quattro mosse a disposizione. Ed è rimasta perplessa, con un "perchè" scritto in faccia come se avessi deciso di non laurearmi quando mi mancava solo la tesi. Per lei era semplicemente qualcosa che non si doveva fare. Quando le ho detto che lo faccio spesso mi ha guardato con relativo disprezzo e ha risposto tassativamente, "io mai".

Anche se ammiro, adoro e rimpiango quella sicurezza da diciasettenne che ancora crede di sapere tutte le cose che io, con gli anni ho visto frantumarsi più volte; ora sono felice di aver trovato la flessibilità che mi ha dato molti più frutti. E senza arrivare a barare, anche perchè quel che si dice barare, non saprei come farlo, senza pagare soldi che mi sembra un modo di fregare me credendo di fregare loro.

Diciamo che ho imparato, nel gioco, a non perdere tempo, quando vedo già che una partita non è possibile vincerla perchè servirebbero più mosse o più potenziatori di quelli che ho, mollo. Le prime volte l'ho fatto quando il gioco mi aveva regalato vite infinite per un periodo di tempo, e l'ho fatto per sfruttare meglio "quel tempo". Poi ho imparato che conviene farlo sempre. Quando vedi che non puoi vincere una partita, finiscila e inziane un'altra.

È vero che potrebbe sembrare di perdere tutto lo sforzo fatto fino a quel momento, di tornare indietro. Ma, in questo modo, si finisce solo col perdere ancora più risorse ed energie. È un bias della mente, di base funziona così, per inerzia, crede di essere razionale anche quando non lo è. Se volete leggere un bellissimo libro sull'argomento vi consiglio Pensieri lenti e veloci di Daniel Kahneman (https://amzn.to/3aNB1bO), per ora credete a me che l'ho letto.

Se conosci abbastanza bene le regole del gioco, non è difficile sapere quando una partita è per forza persa. E, anche in quelle in cui teoricamente sarebbe potuto succedere un miracolo che ti avrebbe fatto vincere, questo è così improbabile che la forza che ti da ricordare a te stesso che sei tu che decidi dà una forza e un alimento per l'autostima molto più importanti. Si tratta di imparare a scegliere le battaglie, a non intestardirci, a non dimenticare quella curiosità da cui siamo partiti nel primo capitolo. Imparare a scegliere le battaglie è fondamentale. A volte con molte energie ed investimento psicologico potremmo vincere delle partite, ma dobbiamo chiederci (prima di buttarci a combatterle) se sono davvero importanti per noi.

Perchè un'altra delle cose che pochi ti dicono è che noi, nella vita, ci stiamo sempre allenando, stiamo sempre lavorando sulle nostre credenze, sulle nostre conclusioni, in maniera più o meno consapevole. Ogni volta che pensiamo di non avere il controllo di una situazione allenniamo i muscoli dell'impotenza, della bassa autostima, della dipendenza, della disperazione e dell'apatia.

E ogni volta che, invece di un "non devo" o di un "non posso", mettiamo un "non voglio, preferisco fare diversamente" stiamo allenando i muscoli dell'alta autostima, della fiducia in noi stessi e negli altri, dell'indipendenza, la capacità di desiderare e di decidere come vogliamo vivere la nostra vita.

Quello che dice che vuole smettere di fumare ma non può perchè sono anni che fuma e il suo corpo è troppo condizionato e non può smettere, ogni volta che lo dice sta allenando la credenza che lo ostacola. Sta rinforzando una profezia che si autoavvera. È vero, la sua credenza è basata sui fatti, ma questo non vuol dire che sia assoluta. La rende assoluta solo perchè non la questiona.

Infatti, la buona notizia è che, in qualsiasi momento, possiamo cambiare le nostre credenze e col tempo, il cambiamento si vedrà nei risultati. Questo tempo può essere più o meno lungo, il cambiamento può essere più o meno diretto ma, in goni caso, la prima cosa da fare è evidenziarle, portarle alla luce per poter metterle in discussione. Non sempre è facile, ma non è nemmeno difficile, più che altro può essere lungo. Possono servire molte domande per arrivare alla credenza o al gruppo di credenze che ci sta bloccando.

Comunque, non è mai troppo tardi. Finchè c'è vita c'è speranza, ci sono persone che hanno iniziato a fare nuovi mestieri, a studiare, a praticare hobby o sport a età che chiunque definirebbe troppo tardive. Forse non diventeranno famose, forse non vinceranno gare o concorsi, ma vi posso assicurare che saranno più felici di coloro che continuano la stessa routine per inerzia fino alla fine.

Un'altro libro che vale la pena leggere è quello di Bronnie Ware, Vorrei Averlo Fatto, I cinque rimpianti più grandi (https://amzn.to/2W2XxrB), in cui l'autrice, un'infermiera che è stata per anni nell'ambito delle cure palliative, ad assistere i malati terminali, che spesso le raccontavano la storia della loro vita e quasi sempre finivano col dire "Vorrei averlo fatto...".

Per la nostra autoanalisi, oggi aggiungiamo un pezzo sulle credenze assolute che ci fregano. Tu, cosa vorresti ottenere e non riesci? sai perchè? Qual è la credenza, convinzione, ragione che ti sei sempre dato? potrebbe esserci un'alternativa? pensiamoci!


13 cose che ho imparato giocando a garden scapesWhere stories live. Discover now