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Rapide - Mahmood

Charlotte

Avrei dovuto intuire prima che la rabbia di Sean non sarebbe scemata rapidamente, men che meno facilmente. Difatti, sebbene siamo all'interno della sua auto da ben quindici minuti, non ha proferito parola. Mantiene saldo il volante tra le mani, le nocche bianche per la forza con cui lo sta stringendo. Non credo di averlo visto così arrabbiato, in precedenza.
Non ho la minima idea di dove abbia intenzione di condurmi; forse a casa sua o, più probabilmente, in qualche base sperduta della CIA. Immagino già la stanzetta angusta e senza uscita in cui mi rinchiuderà per il resto dei miei giorni e una scarica di brividi freddi mi percorre la schiena.

«Dove stiamo andando?» chiedo a fil di voce.

Come risposta, ricevo uno sbuffo. Non c'è niente di incoraggiante nel modo in cui mi ignora, con lo sguardo fisso sulla strada davanti a noi e l'espressione cupa.

«Dovrei recuperare le mie cose», tento ancora. «Ho tutto a casa di Harry. Ah, quel Dean ha rotto il mio cellulare e...»

«Ti conviene seriamente stare zitta, Charlotte», mi ammonisce tra i denti. «Sto lottando contro me stesso per non portarti da Alan.»

Il silenzio e l'accondiscendenza sarebbero le armi migliori da sfoderare in questo preciso momento, ma la sua risposta mi indispettisce talmente tanto che mi volto completamente verso di lui, incastrando un ginocchio tra il sedile e il mio corpo.

«Perché dovete sempre mettere Alan in mezzo?» sbotto. «Sono viva, non è successo niente. Era un'imboscata? Sì. Sono morta o ferita? No. Qualcun altro si è fatto male? No, perché avevo un piano preciso e...»

Non ho il tempo di completare il mio delirio, perché Sean accosta bruscamente al lato della strada, in prossimità di un boschetto poco fuori Salem. Spegne il motore e si gira a sua volta verso di me. I capelli corvini sono debolmente illuminati dalla luce che penetra dall'esterno, provocando dei giochi biancastri su alcune ciocche. Gli occhi azzurri più cupi del solito, merito anche della scarsa illuminazione.

«Mi stai prendendo per il culo, vero?» mormora lentamente, scuotendo la testa. «Mi stai per forza prendendo per il culo, perché non è davvero possibile che una ragazza di ventiquattro anni non capisca quando si infila in una situazione potenzialmente pericolosa e mortale.»

«Non era potenzialmente mortale! Cesare non vuole che io muoia, sono la... la...» La parola mi muore in gola, è ancora troppo complicato per me riuscire a dirlo ad alta voce.

«Non c'entra un cazzo, Charlotte! Sarai anche la figlia biologica, ma i tuoi fratelli sono dei pazzi squilibrati! Klaus ti avrebbe ucciso senza tante cerimonie e avrebbe fatto ricadere la colpa su qualcun altro. Sono furbi. E tu, con tutta la tua stupidità, hai pensato di poterci fare una passeggiata?»

Irrazionalmente indispettita, incrocio la braccia sotto il seno. L'abitacolo diventa un posticino impervio e i finestrini iniziano ad appannarsi.

«Io non sono stupida e sono stufa di venir etichettata come tale. Il file è importante, potrebbe essere l'unica possibilità di incastrarlo o chiedergli finalmente uno scambio per lasciarci in pace. È vostro dovere trovarlo, dato che siete agenti dei servizi segreti, ma a questo punto credo sia per voi più facile far finta di niente e lasciare che il tempo scorra, senza rendervi conto del reale pericolo che rappresenta Cesare. Vuole il file? Glielo darò. Lo troverò e glielo darò, anche a costo di rischiare la mia stessa vita, perché sono stanca di dover lambiccarmi il cervello per trovare una soluzione alternativa. Non posso vivere con la costante paura che venga fatto qualcosa alle persone a cui voglio bene, riesci a capirlo?»

Doctor Dream 2 Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora