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Alone - Ava Max & Alan Walker

Charlotte

"Benvenuti a Salem".

La scritta incisa su un legno scuro accoglie i visitatori, ma perfino il modo in cui si muove a causa del vento diventato più prepotente riesce a incutermi un certo timore. Ho visitato questa città solo una volta nella vita, appena tre anni fa, per far contente Cindy e mia sorella che volevano conoscere i retroscena del posto; le sue storie gremite di streghe e magia, i posti additati come "infestati" e le stramberie che vi regnano.
Solo chi ha un oscuro senso dell'umorismo potrebbe proporre un incontro qui... o, in alternativa, chi non vuole destare alcun sospetto. Vi sono dei luoghi, infatti, lasciati abbandonati a se stessi da centinaia di anni a causa delle voci che girano riguardo ad essi.
Non appena mi salta in mente di non avere una destinazione precisa, il mio cellulare comincia a squillare e tasto il sedile al mio fianco finché non lo trovo. A differenza delle chiamate precedenti, non è né Harry, né Cindy, ma uno sconosciuto.

Premo senza indugiare il tasto verde e incastro l'apparecchio tra l'orecchio e la spalla.

«Pronto?»

All'inizio non sento niente. La strada che sto percorrendo è costeggiata da alberi, le cui cime son mosse dal vento che soffia imperterrito. Una fila di lampioni illumina il mio passaggio altrimenti buio, ma son costretta a bloccarmi non appena arrivo ad un bivio.

«Ora, svolta a destra», dice la voce dall'altro capo.

«Come fai a sapere dove sono?» domando, guardandomi intorno. Schiaccio il pulsante per la chiusura degli sportelli; uno strano gesto istintivo che grida un silenzioso: "non si sa mai".

«Io so tutto», ribatte. «Svolta a destra.»

Inutile indugiare e ancor più inutile fare retromarcia a questo punto, ma lo stomaco comincia a serrarsi e la bile a ribollire.

Prendo la strada che mi è stata indicata, il sottofondo prodotto dal vento è spaventoso, tanto che sembra produrre una serie di urla disumane che sbattono contro i finestrini.

«Prosegui fino in fondo; quindi, svolta a destra. Dopo circa trecento metri, troverai un altro bivio: prendi la terza uscita e raggiungi il cimitero.»

Fatico a deglutire a causa del nodo che si è formato nella mia gola, ma seguo le indicazioni della voce sconosciuta e proseguo, lanciando occhiate nervose di qua e di là.

«Come... fai a sapere dove mi trovo?» sussurro.

«Non è necessario», risponde. Non sento nessun altro rumore perciò dubito che l'uomo si trovi a vagabondare per le strade. «Oh, il cimitero è ovviamente chiuso, ma ho lasciato aperta l'entrata secondaria. Infilati dentro e prosegui finché non trovi il casolare del custode. Fermati lì.»

Apro la bocca per rispondere che un cimitero non mi sembra il luogo adatto ad uno scambio di informazioni, ma è troppo tardi: il "bip" ripetuto veloce sostituisce la voce dello sconosciuto e butto il cellulare sul sedile del passeggero.

Raggiungo il cimitero dieci minuti più tardi e parcheggio l'auto proprio di fronte, con le mani tremanti e il perenne nodo alla gola. Il vento continua a battere contro la carrozzeria e prendo un profondo respiro, prima di raccattare la borsa e abbandonare l'abitacolo. Una soffiata gelida mi circonda le ossa e sento la pelle aggricciarsi.
Quella che mi ritrovo davanti deve necessariamente essere l'entrata principale, poiché l'incisione sul marmo cita una strana filastrocca che evito di leggere per non darmi l'input di scappare a gambe levate. Paradossalmente, ho più paura di intrufolarmi in un cimitero durante la notte rispetto a ciò a cui sto andando incontro. Preferirei di gran lunga fare una passeggiata con il Diavolo stesso piuttosto che bazzicare tra le tombe.

Doctor Dream 2 Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora