I'll give you one more time
We'll give you one more fight
Said one more line
Will I know you


La matita picchietta a causa della frenesia con cui muovo le dita, mentre con gli occhi leggo e tento di memorizzare quello che sta scritto nel libro che ho davanti.
Il mio tè si è sfreddato e adesso fa schifo, fuori piove e ho promesso ad Oli che sarei passata da lei per mangiare una pizza insieme, ma devo finire questo capitolo sul bovarismo. È essenziale per me immagazzinare queste informazioni adesso, perché non so mai quanto tempo ho a disposizione per studiare. Mi maledico per aver frequentato le lezioni di questo corso, quando avrei potuto scegliere qualcos'altro.
Siedo nella cucina, che è piccola ma è l'ambiente più caldo della casa, e sento la porta d'ingresso aprirsi e poi richiudersi. Sollevo lo sguardo per trovare Amanda in piedi che si sfila gli stivali di fronte all'ingresso, il suo cappotto è bagnato così come i suoi capelli.
"Hai dimenticato l'ombrello?"
Sussulta sentendo la mia voce e si volta di scatto, portandosi una mano al petto.
"Dio santo Mila, mi hai fatto prendere un colpo"
"Scusa" dico scrollando le spalle con noncuranza.
"No, non l'ho dimenticato, l'ho lasciato a Cara ma ho finito prima di lei, oggi"
"Capisco" annuisco e ritorno con lo sguardo sui libri.
Amanda appende il cappotto, poi entra scalza in cucina ed inizia a frugare tra gli scaffali. Ognuna di noi ha il proprio scaffale con la propria roba, il frigorifero è diviso per sezioni e sappiamo esattamente cosa appartiene a chi, in modo da non creare disguidi. Siamo coinquiline, non una famiglia; non siamo nemmeno amiche, o almeno non io con loro. Viviamo in due mondi completamente diversi, loro sono qui per tentare la fortuna con un lavoro, io sommersa dai libri. Da quello che so si spaccano la schiena più di quanto valga il loro stipendio.
Amanda sbadiglia rumorosamente, prende una fetta di pane e si poggia al piano da lavoro, guardandomi.
"Che fai? Studi?"
"Ci provo" celo l'irritazione che mi provoca la sua presenza al mio fianco mentre faccio il mio dovere da studentessa, e devo averla celata così bene che Amanda continua con le sue fastidiose domande.
"Cosa studi?"
"Francese"
Apre il frigo e prende una bottiglie di succo all'ananas. "La lingua?"
La guardo mentre beve dal collo della bottiglia a grandi sorsi, osservandomi coi suoi occhi scuri.
"Letteratura francese"
Amanda fa la stupida, perché non credo che lo sia davvero. È una bella ragazza, ma si comporta in maniera incomprensibile per me. Tutte quante sappiamo che cosa facciamo nella vita, ergo perfino lei sa che io non studio lingue bensì lettere, per questo la guardo basita.
Fa schioccare la bottiglia quando la stacca dalle labbra, lasciando un leggero segno sulla pelle, e la richiude. "Giusto"
La porta si riapre e sento i passi pesanti di Deb, che si trascina oltre la soglia urlando "Sono a casa!" con un perfetto accento inglese.
Inspiro e chiudo il libro con la matita in mezzo, prima di alzarmi.
"Riunione tra coinquiline?" domanda l'ultima arrivata. I suoi, di capelli, sono perfettamente asciutti, e immagino che lei l'ombrello l'abbia avuto. Puzza di fritto, questo perché lavora in un fast food.
"Parlavamo soltanto" Amanda risponde per me.
"Stasera non ci sono a cena, sono da amici" dico dileguandomi.
"Ok" Deb scrolla le spalle "ma ricordati che la settimana prossima dobbiamo pagare l'affitto".
Roteo gli occhi mentre salgo le scale. "Sì, lo so"
Deb è quella più rompipalle, quella che tiene tutto sotto controllo e che fa pressione per essere sempre fiscali, con ogni cosa in ordine. L'idea degli scaffali nel frigorifero è stata, difatti, opera sua.
Entro in camera mia, mi chiudo la porta alle spalle e sospiro prima di lanciare il libro sulla scrivania in disordine. Ci sono delle magliette ed un paio di jeans sulla mia sedia girevole, libri sparsi un po' ovunque, uno è aperto al contrario sul letto, un altro, il mio preferito, sbuca da sotto il cuscino, perché ogni tanto torno a rileggerlo, di solito quando non riesco a dormire.
Sento le voci di Amanda e Deb di sotto, quelle due litigano più spesso di quanto sia umanamente possibile, ma in qualche modo mettono un punto ad ogni loro litigata e vanno avanti, facendo finta di niente. Anche io faccio finta di niente, faccio finta che loro non esistano e mi vivo la mia vita. So di loro il tanto giusto per poterci avere una conversazione durante il pranzo, o la cena, visto che la colazione insieme non la facciamo mai, ma oltre questo non siamo mai andate. Io non esco con loro, loro non escono con me. Io non le capisco e loro non capiscono me. È una ruota, un cerchio perfetto, viviamo quasi in sintonia nel nostro essere discordanti.
Mi schiodo dalla porta su cui mi sono appoggiata, camera mia è minuscola perché è una singola, mentre le altre stanno in due doppie (Amanda con Cara e Deb con Ruth), e afferro l'accendino e le sigarette dalla scrivania, non ho nemmeno un comodino su cui poggiare le cose. Indosso un maglione nero, tiro su i jeans che iniziano a starmi larghi per un motivo a me ignoto e poi prendo la mia borsa color cioccolato. Devo andare dall'unico tassello che nella mia vita non stona mai, l'unica nota buona della mia esistenza: Oli.

AeroplaniLeggi questa storia gratuitamente!