La città sorta in un giorno

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Avrei potuto risolvere la questione semplicemente spezzando l'incantesimo, ma non era mia intenzione farlo. Avrei tirato avanti per più tempo quel caso, per scoprire chi era il misterioso mago capace di far sparire così un campo di papaveri.

Comunicai agli elfi che avevo bisogno di almeno dodici ore per indagare e che per quel periodo di tempo avrebbero dovuto rimanere lontani dal campo. A malincuore, loro si allontanarono e tornarono a rintanarsi negli alberi come scoiattoli strafatti.

«Dodici ore per indagare?» Mi domandò Heslant, quando fummo soli.

Io lo guardai da sotto in su, avvicinandomi.

«Tu l'avevi capito subito» Dissi

«Beh, non per nulla sono un vecchio drago esperiente...»

«Hai un buon naso»

«Il tuo è pessimo, visto che non funziona» quasi rise lui

«Chi credi che l'abbia fatto?» indicai il campo con un gesto del braccio

«Qualcuno di intelligente, immagino. Più intelligente di quegli idioti che ci hanno chiamati per questa sciocchezza»

«Voglio prenderlo. Ma avrà paura di te e non si farà vedere, perciò non potrai rimanere qui, dovrai andartene»

«Vuoi affrontare il ladro da solo?»
«Cosa ho da perdere? Sono invulnerabile qui dentro» mi battei il petto con le nocche «Se anche dovessero distruggere il mio simulacro, io non sentirei niente. Voglio provarci»

«Fai come desideri, Ermes» Heslant rise apertamente questa volta, mostrando le zanne «Meglio per me, ho un sacco di cose da fare. Raccontami come è andata quando avrai finito»

«Non mancherò di farlo».

L'enorme drago blu corse per quasi cinquanta metri prima di saltare e spiccare il volo, sollevandosi dapprima piano, ballonzolando nel cielo come una palla da bowling appesa ad un filo, e poi sempre più veloce e stabile. Non volevo nessuno in mezzo ai piedi.

Dopo quattro tentativi, riuscii finalmente a trovare un modo per spezzare l'incantesimo di illusione che gravava sul campo e i papaveri comparvero all'improvviso, come tante piccole esplosioni che punteggiavano il campo verde. I Papaver somniferum degli elfi avevano corolle rosa e viola, molto più grandi di quelle di un papavero comune, che ondeggiavano delicatamente al vento ad un'altezza di circa ottantacinque centimetri. Davano la vivida impressione che un dipinto avesse preso vita.

Ottantacinque centimentri erano abbastanza per nascondermi: mi sdraiai in mezzo ai papaveri e attesi. Portavo sempre con me una tracolla di pelle che celava attrezzi preziosi e libri, perciò non mi annoiai. Ricordo che quel giorno avevo con me un romanzo strano, che parlava di come una maga oscura di enorme potenza avesse fatto innamorare di sé l'angelo della morte, Samael, e di come dalla loro unione fosse nata la Fenice... non ho mai più visto un'altra copia di quel libro e non so nemmeno come me lo procurai. Era molto bello e forse farei bene a farne stampare qualche copia, prima o poi, perché anche voi possiate innamorarvene.

Ero nel pieno della lettura, completamente assorbito fra le sabbie dell'Antico Egitto, quando sentii un rumore. Battei le palpebre e dalla luce accecante dell'avventura che stavo leggendo, e che esisteva solo nella mia mente, mi ritrovai nell'oscurità del mondo reale. Era calata la notte e qualcuno si era intrufolato nel campo di papaveri.

Chiusi il libro e lo infilai di nuovo nella mia tracolla, stando ben attento a non produrre rumori sospetti, poi mi misi in ascolto. C'era un rumore di passi sottile sottile e di erba che frusciava intorno alle gambe di qualcuno.

«Possibile che l'incantesimo si sia rotto da solo?» Disse la voce di una bambina, delusa.

Mi alzai sui gomiti e spinsi in alto la testa per guardare appena appena da sopra le cime dei papaveri. C'era davvero una bambina, a una cinquantina di metri da me, che camminava nel campo. Era un'elfetta dai capelli castani, vestita tutta di blu, e si guardava intorno un po' triste e un po' curiosa, sfiorando con le punta delle dita affusolate le corolle perfettamente visibili. Aveva ben due borsette a tracolla, entrambe di pelle, una tutta dipinta di vari colori e l'altra marrone, e da esse estrasse piccoli cristalli che presero a fluttuare e che lei dispose in cerchio spingendoli nell'aria.

Io sono il DragoDove le storie prendono vita. Scoprilo ora