Ho vinto io

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Mia's POV

Erano passati circa vent'anni da quel fatidico giorno. Dal giorno in cui ho perso tutto e allo stesso tempo l'ho ottenuto. Dal giorno in cui è crollato il mondo ed è stato sostituito da uno nuovo, migliore. Circa vent'anni da quando venni annullata come figlia, come donna, come amata, come persona.

La mia vita era stata stravolta. Presi l'aereo, scelsi quello che partiva prima, diretto per Londra. Arrivai. Un'altra realtà, tutto diverso dall'America che mi lasciavo alle spalle. Ero spaventata, impaurita, spaesata, senza soldi e niente con me, avevo buttato anche il cellulare. Non volevo avere più niente a che fare con tutto ciò che riguardava Mia Scarlet Evans.

Le prime settimane furono difficili. Trovai facilmente lavoro in pub grazie al mio bell'aspetto. Lavoravo letteralmente tutto il giorno. Avevo chiesto al capo di darmi il turno di apertura, alle 10 del mattino e il turno di chiusura alle 6, in modo tale che potessi dormire li furtivamente dato che non avevo un luogo in cui stare. Dormivo meno di 4 ore a notte. Il pomeriggio frequentavo un gruppo di supporto. Era stato appurato che avevo la sindrome di Stoccolma, e mi stavano aiutando a superarla per quanto possibile. Il dolore era ancora forte, ma stavo imparando a gestirlo e a sopprimerlo con i mille impegni.
Riuscii a lavorare per settimane, riuscendo a mascherare la pancia che piano piano cresceva. Non avevo neanche i soldi per visite mediche, speravo solo che il bambino crescesse bene, la prima cosa che avrei fatto una volta raccolti abbastanza soldi sarebbe stata quella. Un'altra persona in quelle mie stesse condizioni avrebbe probabilmente abortito, ma io no. Era troppo importante per me, mi aveva salvato la vita. Quando non riuscii più a mascherare il pancione e dovetti dirlo per forza al capo, avevo accumulato abbastanza soldi da poter fare una visita dal ginecologo e da potermi permettere un monolocale piccolissimo, finalmente una casa e la certezza che il mio bimbo cresceva bene. Quando partorii ero felice. Felice davvero dopo infinito tempo, mi sentivo rinata. Le prime settimane riuscii a rimanere a casa, cercavo di risparmiare il più possibile e impiegare i soldi solo in cibo e bollette che facevo di tutto per ridurre al minimo. Per me era ancora più difficile quella vita, io che ero sempre stata abituata ad avere tutto, mi ero ritrovata senza niente.
Dopo pochi mesi fui costretta ad andare a lavoro. Fortunatamente avevo fatto amicizia con una donna di mezza età al gruppo di supporto che si era offerta lei stessa di tenermi Harry per curare la solitudine. Mi aiutò per anni, anche quando il mio amore iniziò ad andare a scuola. È così che andò avanti. Mi ci abituai e iniziai a trovare conforto in quella mia nuova quotidianità. Harry stava curando tutte le mie ferite e lo amavo da morire. Non credevo di esserne più capace.

E ora mi trovavo qui, nel mio locale preferito per festeggiare il secondo compleanno del mio secondo genito, Chris. Lo avevo avuto da mio marito, che avevo conosciuto 5 anni prima. Era un militare e purtroppo mi lasciava spesso sola, ma mi faceva stare bene. Era stato difficile lasciare andare Chris ma ce l'avevo fatta, non mi mancava più, non mi faceva più male. Stavo bene. Dopo 20 anni davvero.

E poi il mio cuore si fermò. C'avrei scommesso che si era fermato qualche secondo. Lo rividi. Lo vidi entrare in quel locale, di nuovo nel mio mondo, nella mia vita. Inizialmente credetti di essermelo immaginato, poi credetti a qualcuno di simile, ma poi purtroppo mi resi conto che era davvero lui. Più vecchio, vissuto, ma lui.

Che bastardo il destino.

Lo vidi con una donna, si era rifatto anche lui una vita? Buon per lui, meno per lei.

Rimasi ancora più sbalordita dalla mia reazione. Credetti che da un momento all'altro la mia mente si sarebbe di nuovo contorta, che il mio stomaco sarebbe andato in subbuglio, invece niente. Tutto piatto, tutto normale. La sua visione non mi scalfì minimamente, non provai dolore, niente. Ebbi la conferma che lo avevo lasciato andare, che avevo lasciato andare la mia vita, Mia Scarlet Evans. Mi sentii forte, fiera, soddisfatta di me, avevo davvero superato tutto, avevo ricucito le mire ferite.

Distolsi lo sguardo. Non mi interessava più, minimamente, feci finta di non vederlo. Per me era ormai un estraneo.

Avevo vinto io, nonostante tutto, avevo vinto io. Nonostante la vita era stata crudele avevo vinto io, nonostante fossi stata sfidata a morte avevo vinto io, nonostante avessi perso tutto avevo vinto io, nonostante mi ero dovuta afferrare con le unghie a qualunque appiglio avevo vinto io.

Ero una donna, una madre, una donna che aveva sacrificato tutto, una donna che aveva sacrificato se stessa, una donna che aveva cresciuto un figlio nella miseria, da sola e nonostante ciò le aveva dato tutto il suo amore, una donna che aveva portato il mondo sulle spalle per anni.

Ero una donna e avevo vinto io.

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