Ferite aperte

4.8K 170 52
                                    

Chris' POV . Più di vent'anni dopo...

Ero appena arrivato a Oxford con mia moglie, Caterina. L'avevo incontrata durante uno dei miei tanti viaggi in moto in Italia. Ci eravamo subito innamorati e dopo poco sposati. Erano passati già 10 anni. Con lei ero felice, mi faceva sentire bene e soprattutto una persona diversa. Era brava a cucinare e a prendersi cura di me ed era bellissima. Capelli rossi lunghi e vaporosi. viso dolce, ma reso aggressivo dalle labbra carnose e dai piccoli occhi neri leggermente a mandorla.
Era una donna tutta curve e tatuaggi, alta un metro e ottanta. Esattamente il mio tipo.

Da 20 anni che facevo questa vita di soli viaggi. Avevo lasciato la mia vecchia vita. Le avevo detto addio.

I nostri stomachi brontolavano per la fame. 12 ore di aereo per arrivare in Europa e poi qui avevamo affittato una moto per continuare a girare. Non mangiavamo da un giorno intero, presi dalle troppe cose da fare.

Da lontano intravidi un piccolo locale, vecchio ma accogliente. Si poteva sentire uscire da lì della musica locale e un profumino di qualche dolce difficile da identificare. Vidi anche un caminetto acceso. Perfetto. Era dicembre e il freddo pungente ci irritava la pelle.

Entrammo senza pensarci due volte. Come previsto un'ondata di calore e di allegria ci travolse e Cate mi strinse felice la mano libera dal casco.

Ci avvicinammo al bancone con l'acquolina in bocca per tutti i dolci che erano esposti. Fantastico. Dissi a mia moglie di prendere per me la stessa cosa che avrebbe scelto per lei, così io mi sarei preso un po' di tempo per guardarmi intorno. Mi piaceva respirare un po' della quotidianità altrui, di curiosare nelle vite degli altri.

Era un locale completamente arredato in stile inglese con una carta da parati bordeaux leggermente rovinata e quadri che rappresentavano paesaggi del posto. Vicino alla parete dei grossi tavoli di legno scuro, sicuramente fatti a mano. In un angolo della stanza due signori che suonavano e cantavano e abbastanza gente da riempire tutti i tavoli, che mangiava e brindava serena.

Passai velocemente lo sguardo lasciandomi scappare un sorriso quando vidi un bambino che con la sua cioccolata calda Si colorava la faccia. Non doveva avere più di 3 anni, ma aveva già un sorriso fantastico. Una nota di malinconia mi ricordò mio figlio. Altri tempi che sembravano addirittura non appartenermi.

Mi sarebbe piaciuto un giorno avere dei figli con Caterina, ma conducendo questo vita, non so come sarebbe potuto crescere nostro figlio.

Continuai a guardare divertito il piccolo, finché vidi un ragazzo seduto affianco a lui sgridarlo dolcemente, alzarsi e dirigersi verso il bancone per prendere dei fazzoletti per pulirlo. Probabilmente doveva essere il padre. Giovane per esserlo... pensai. Subito una stretta al cuore. Mi ricordava ancora gli anni andati.

Mentre si dirigeva verso la mia direzione, mi fermai un attimo a guardarlo. Un volto così familiare... forse l'avevo incontrato qualche altra volta qui in Inghilterra... chissà. Proprio non ricordavo, nonostante mi sforzassi di farlo.

Decisi di lasciar perdere e mi voltai di nuovo verso il bancone e verso mia moglie che ancora non aveva scelto nulla.

Poi sentii alle mie spalle una voce femminile.
"Herry fermo! E tu perché non hai controllato tuo fratello?? Guarda che ha combinato".

E fu in quel momento che tutte le mie certezze crollarono e che quasi lo feci anch'io.

Non ebbi bisogno di voltarmi... riconobbi quella voce e non ebbi dubbi. Nonostante gli anni passati, nonostante tutte le persone conosciute, nonostante il ricordo scemato, io non ebbi dubbi. Era lei. La donna che mi aveva cambiato la vita. Che mi aveva amato e lacerato. La donna che non ero riuscito ad amare e tenere. La donna che avevo distrutto provocandole un dolore immenso. La mia mente tornò improvvisamente indietro nel passato. Ripercorsi velocemente quelli che furano anni dolorosi e tormentati. Una porta che credevo aver chiuso e superato da tempo, la riscoprì ancora spalancata ed una ferita che credevo di aver rimarginato, ancora piena di sangue.

Decisi di voltarmi. Il mio corpo voleva ancora lei, nonostante non credevo fosse possibile, nonostante credevo di averla finalmente dimentica e aver dimenticato quel dolore che mi portavo dentro da tempo.

Mi fermai a guardarla. La bocca divenne asciutta e la fame mi passò. Non credevo ai miei occhi.

Era ancora lei. Era ancora la mia Mia, era rimasta come l'avevo lasciata, anzi no! Era ancora più bella. Aveva il segno degli anni, del tempo e del dolore passato addosso. Aveva i capelli striati di bianco, la faccia leggermente stanca e sbattuta. Ma era ancora lei. I suoi occhi erano ancora i suoi ed è in quegli occhi che rividi tutti i nostri ricordi e vidi tutto il suo dolore. Furono quegli occhi che mi fregarono di nuovo, come avevano sempre fatto.

Mi chiesi cosa aveva fatto per 20 anni. Se ora stava bene, se si era ripresa. Come aveva trascorso la sua vita. Mi chiesi se avesse un lavoro, un marito o altri figli. Se avesse delle amiche, se viveva qui o era solo in vacanza. Non avrei mai saputo nulla di tutto ciò.

La vidi presa dall'occuparsi dei suoi figli. Chissà come era brava come mamma e chissà quanto dovevano amarla. Improvvisamente una stretta al cuore. Quanto avrei voluto che quelle lunghe braccia magre mi stringessero ancora nei momenti no. Quanto avrei voluto che quelle piccole dita affusolate mi pettinassero ancora i capelli durante le notti di temporale per farmi stare calmo e quanto avrei voluto sfiorare ancora quelle labbra carnose che mi avevano dato una speranza. Ma non avevo più niente di tutto ciò e non lo meritavo neanche dopo tutto il male che le avevo fatto.

Rimasi qualche altro secondo a guardarli. Secondi che sembrarono ore. Estasiato e ipnotizzato dai suoi movimenti e dalla sua bellezza.

Poi però feci due calcoli e come un pugno in pieno stomaco mi fece quasi rigettare e venire un forte giramento di testa.
Quel ragazzo. Suo figlio. Una ventina d'anni... non potevo crederci. Era mio figlio. Tutti i calcoli tornavano. Il volto che mi sembrava familiare era semplicemente il mio stesso da giovane. Credevo avesse abortito. Iniziai a vedere male. Mi sentii poco bene.

"Amore tutto bene?" Chiese la mia donna facendomi tornare con i piedi per terra.

La guardai senza parlare. Mi fissava spaventata. Lei non sapeva niente di Mia. Le avevo raccontato del mio passato, ma non di lei. L'avevo custodita gelosamente, ma forse anche perché un po' mi vergognavo, mi facevo schifo da solo.

"Non ti sei sentito bene per caso?"
"Andiamo via" riuscii a dire solo. Dovevo allontanarmi da lì al più presto prima di commettere qualche sciocchezza.

Sperai con tutto il cuore che quel giovane ragazzo non commettesse i miei stessi errori. Che si prendesse cura di sua madre, come io non avevo saputo fare.

Mia non si accorse di me per fortuna. I nostri sguardi non si incrociarono più e forse non l'avrebbero fatto mai più. Cercai di divincolarmi quanto più velocemente possibile, perché trovarsi davanti a ciò che hai perso e non poter fare niente, era come perderlo di nuovo. Il dolore durato anni, tornó a farmi visita tutto insieme senza darmi tregua.

Maledissi il cielo che ci aveva fatto rincontrare.

Ero arrivato all'uscio della porta. Il cuore che pulsava forte in gola.

"Chris!" Sentii urlare. Mi mancò la terra sotto ai piedi. Mi aveva riconosciuto! Dalla voce non sembrava preoccupata o arrabbiata con me. Non più.

Mi girai piano, se avesse voluto, avrei lasciato tutto e ricominciato la mia vita con lei.

Quando però guardai nella sua direzione, una nota di delusione mi coloró il viso.

Non era me che aveva chiamato, bensì suo figlio piccolo che continuava a rincorrere nel locale. L'aveva chiamato come me. Anche questo mi spiazzò. Forse non mi aveva dimenticato, forse davvero non ce l'aveva più con me.

Avevo sperato per un attimo di poterla riabbracciare, ma non sarebbe stato più così. Ormai le nostre strade erano distinte e ognuno doveva continuare per la sua. Alla fine meglio così.

Uscii dal locale e non ebbi più dubbi. Non sarei mai riuscito a dimenticarla. Non avrei mai smesso di amarla e di desiderarla.

StockholmDove le storie prendono vita. Scoprilo ora