Se perdo te perdo tutto

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Erano passate settimane. Avevamo deciso di spostarci ulteriormente, viaggiando per giorni e finendo con il ritrovarci in un paesino sperduto chissà dove. Non potevamo correre il rischio di essere riconosciuti.

Avevamo affittato un piccolo locale, Chris aveva iniziato a lavorare in un bar e io in un negozio di vestiti.

Gli orari erano stretti e molto lunghi, ma trovavamo il tempo di stare insieme.
Le cose andavano benissimo tra di noi. Avevamo passato tanto tempo a conoscerci, a raccontarci a vicenda aneddoti sul nostro passato. Conoscevamo tutto dell'altro.

Avevamo deciso di continuare a vivere così, forse per sempre. Così isolati dal mondo, in una dimensione spazio tempo alternativa in cui esistevamo solo noi e la nostra piccola casa.

Non mi ero mai sentita così bene con me stessa, mai così in pace con il mondo. Amavo tutto ciò e amavo Chris. Ancora non gliel'avevo detto, non ne ero così sicura dato che era passato poco tempo, eppure mi sembrava di conoscerlo da una vita, mi sembrava di essergli stata sempre accanto.

Tutte le sere quando ci ritrovavamo a cenare intorno al caminetto, ridendo e scherzando con il cuore che batteva forte e gli occhi che si illuminavano, mi sembrava di capire davvero cosa significasse casa, mi sembrava che la mia vita prima di Chris non fosse altro che una barzelletta, una costruzione artificiosa. Mi sembrava tutto così semplice con lui, tutto così naturale.

Passarono altre settimane ed effettivamente un po' la mancanza di casa la sentivo. Più che altro era senso di colpa. I miei genitori non avevano idea se io stessi bene. Non li sentivo da mesi, se non qualche messaggio che li inviavo per dirli che era tutto ok, che non rimanevo con Chris sotto costrizione. Sapevo che mia madre stava male, che le mancavo e anche lei mancava a me. Mi dispiaceva il fatto che la ignorassi, ma usavo davvero poco il cellulare, avevo deciso di iniziare a godermi la realtà, la nostra realtà.

Un pallino avevo in testa già da giorni, che non voleva andare via. Volevo tornare a casa. Solo per un po', giusto il tempo di salutare e andare via.

"Chris voglio tornare a casa" dissi mentre cenavamo una sera e lui quasi si strozzò con un pezzo di carne.
"Non stai bene? Credevo di renderti felice..." mi si strinse il cuore.
"Ascolta." Dissi prendendogli le mani "non sono mai stata così felice. Non mi rendi solo felice, mi rendi serena, libera, leggera. Non avrei mai pensato di potermi sentire così. Ma devi capire anche che ho una famiglia e questo non vuol dire che tu non sia abbastanza importante per me, ma sento un po' di nostalgia."
"Vorresti poi rimanerci?" Disse deluso.
"Assolutamente no! È questa ormai casa mia. Se tu ormai casa mia." Gli si illuminarono gli occhi, sapevo che non aveva mai avuto qualcuno nella sua vita che gli volesse davvero bene e che glielo dimostrasse, era tutto una novità per lui.
"Potrebbe essere pericoloso"
"Non è vero Chris. Sai che le acque si sono calmate e mia madre ha adempito la mia richiesta di dire alla polizia che era tutto risolto, lo sai"
"Non voglio perderti."
"Perché dovresti? Lo capisci che sei diventato indispensabile per me? Che non ci sia posto in cui non ti cerchi, che non ci sia momento in cui non mi manchi? Lo credevi possibile tutto questo" dissi ridacchiando per tranquillizzarlo "io no eppure adesso non credo possibile potermi separare da te. Ho il terrore di svegliarmi la mattina e non trovarti accanto, ho il terrore di tornare a casa la sera e non vederti tornare, ho il terrore che tutto questo non sia vero. Credi ora che io possa fare a meno di te? Credi che preferirei tornare alla mia vecchia vita? Credi che non ti ami abbastanza?" Spalancai gli occhi proprio come lui. Non potevo crederci di averlo detto davvero. Mi era uscito dal cuore, spontaneo e sinceramente non me ne pentivo.
"Non potresti mai farlo, perché se perdo te perdo tutto. E perdo nuovamente la mia facoltà di amare." L'aveva detto, l'aveva detto davvero. Non direttamente. Lo conoscevo troppo bene. Ma era vero.

Una lacrima calda mi rigò la guancia.

Lo amavo e lui amava me.

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