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Soul - Elisa

Harry

«Se avessi voluto usarlo, non mi sarei spinta oltre il bacio.»

Le parole di Charlotte si ripetono nella mia testa come un disco rotto, insieme ad immagini che avrei voluto volentieri evitare di ipotizzare.

Ho tentato in tutti i modi di provocarla per ottenere una reazione, ma di certo non mi aspettavo un'ammissione del genere. Mi maledico per aver sottovalutato la sua storiella con Sean e non credevo che le cose tra loro si fossero già spinte così oltre; averne la conferma, ora, mi provoca un dolore indicibile che non potrei neanche spiegare a parole. Per quanto mi sforzi di rinchiudere il pensiero di loro due insieme da qualche parte, questo sfila via e mi perseguita da ore.

È ormai passata la mezzanotte, Charlotte è chiusa dentro la sua stanza da un bel po' e io non riesco a chiudere occhio. Uno dei miei peggiori incubi è diventato concreto e reale e non riesco neanche più a convincermi che Sean sia un mio rimpiazzo. Conosco abbastanza Charlotte da affermare con certezza che ciò che ha detto rispecchia la verità: se Sean fosse stato un mio sostituto, dubito fortemente che lei si sarebbe spinta oltre.

E mi maledico ancora per aver sottovalutato il feeling visibile che già si percepiva tra loro due. E maledico anche Alan per non essersene accorto prima, ma anche per aver chiesto a me di tenerla sotto controllo per chissà quanto tempo. Ora che ho la conferma a ciò che mi domandavo, non so quanto riuscirò a starle vicino senza esplodere. È impensabile infatti che io debba girare costantemente intorno alla donna che non riesco a smettere di amare, mentre lei pensa ad un altro.

Sono tuttavia consapevole di averla portata io stesso ad esternare apertamente ciò che è accaduto tra loro due. Nonostante mi fossi ripromesso di non metterle pressioni inutili, la parte peggiore di me ha prevalso su tutto il resto e sono perfino convinto che mi abbia rifilato la mia stessa moneta, in seguito a ciò che le ho fatto intendere riguardo Sally.

Per quanto l'impulso di sfondare a calci la porta di casa di Sean sia forte, so altresì di non poter fare niente. Ormai è fatta, tra loro le cose si sono veramente evolute più di quanto pensassi e non ho nessun potere. Devo limitarmi ad accettare la realtà, incassare il colpo e stare al mio posto. D'altronde, Charlotte aveva già mandato un determinato segnale, dicendomi di voler tagliare comunque i ponti con me, e dovevo quantomeno aspettarmi che non sarebbe rimasta certamente a crogiolarsi nei ricordi per troppo tempo. Non mi aspettavo che sarebbe andata così veloce, questo è certo, ma immagino che la nostra parentela l'abbia spinta a buttarsi il passato dietro prima del dovuto.

Termino di bere il mio dannato succo – che avrei volentieri sostituito con un po' di alcol, se domani non avessi dovuto lavorare – e prendo un tiro di sigaretta, buttando fuori il fumo subito dopo e osservando la nuvoletta grigia che si forma sopra la mia testa. La cucina aleggia nel buio e, di tanto in tanto, mi perdo a guardare le strade di Boston, popolate da poche macchine che schizzano a velocità più elevata rispetto al giorno e cerco così di rilassare i nervi e liberarmi di pensieri scomodi per poter finalmente dormire, ma ovviamente non ci riesco.

Per quanto mi sforzi di pensarci il meno possibile, il mio masochismo mi spinge a chiedermi se Charlotte abbia provato le stesse cose che ha provato con me, ma non sono sicuro di voler conoscere la risposta.

Un urlo disumano squarcia il silenzio e mi volto di scatto, buttando la sigaretta dentro il lavandino. In un primo momento, penso che la mia mente mi abbia giocato un brutto scherzo, ma, quando il grido si ripete, scatto inevitabilmente per il corridoio, spalancando la porta della camera di Charlotte e accendendo la luce, con il cuore che mi scivola nello stomaco mentre faccio saettare lo sguardo per tutto l'ambiente circostante. Non c'è nessuno e non capisco, a primo impatto, perché diamine abbia urlato.

Doctor Dream 2 Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora