8. Un evento da organizzare

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Due mesi dopo la partenza di Shadow, Ollia preparò una colazione per John. Era una tipica colazione horniana, con pane secco, marmellata di fichi, succo di limone con il sale e fette di prosciutto crudo sottili spalmate di burro.

«Che cos'è questa roba?» Domandò John, sgranando gli occhi.

Non aveva mai mangiato una colazione horniana, nonostante il tempo che aveva passato sull'isola: evidentemente aveva solo arrostito carne, radici e verdura che gli portava Mark dalle sue ronde di ricognizione, e dubitavo che Mark fosse abbastanza civilizzato da avere mai rispettato i costumi alimentari di un qualunque paese.

«Una colazione» Rispose Ollia «È così che la facevamo, a casa mia»
«Senza offesa, ma a casa tua nessuno sapeva cucinare. Ora ti faccio vedere io come si fa una colazione» rispose John, alzandosi e mettendo da parte il giornale.

Ollia era troppo stordita per offendersi: chiaramente si aspettava di essere ingraziata per quella carineria, non istruita su come farla. John si mise il grembiule, si arrotolò le maniche della camicia fino ai gomiti e le insegnò come preparare il tiramisù, un cremoso dolce al caffè della tradizione europea, perfetto per fare colazione. Considerato quanto tempo ci sarebbe voluto per mangiare il prodotto finito, decisi di fare una prima colazione a base di caramelle, in attesa di assaggiare il tiramisù.

Mentre John lavorava le raccontò delle brioches dai molti ripieni, delle torte con i semi di papavero, del succo di arancia e di quello di melagrana, insegnandole cosa era appropriato preparare per colazione e cosa invece era un costume barbarico ed evitabile.

«Le salsicce» Le disse, sorridendo «Si possono preparare per colazione, ma solo se non sono piccanti o molto salate, devono essere dolci e succulente, senza particolari spezie, anche se possono essere, a piacere del consumatore, ricoperte di senape o di mostarda, ma non di maionese. La maionese è per il pomeriggio: non si comincia una buona giornata con un pieno di grassi» prese un profondo respiro «Oltre alle salsicce dolci, l'unica altra carne ammessa al mattino è il bacon, strisce di pancetta croccanti. Il prosciutto crudo spalmato di burro, invece è...» lanciò uno sguardo vacuo al piatto preparato da Ollia, che giaceva sul tavolo «... Inappropriato».

La donna incrociò le braccia

«È così che si fa al mio paese. Non insultare la mia cultura» replicò

«Nella tua cultura è normale fare le guerre e intrappolare le donne nobili così, tanto per dimostrare di essere i più fighi, giusto signorina liberat, eh!?» John le sventolò un cucchiaio davanti alla faccia «Io penso proprio che siate dei barbari, ho il diritto di aiutarti a comprendere cosa è una vera colazione!»

«Noi saremmo dei barbari? Noi... dei barbari?»

«Oh sì»

«E voi, allora?»

«Noi cosa?» John aggrottò le sopracciglia «Cos'è che noi facciamo di arretrato e selvaggio, me lo dici?»

«Beh, voi... voi...» Ollia si guardò intorno alla ricerca di qualcosa che paresse anche solo vagamente barbarico, ma vide una bella cucina moderna e rifornita, utensili di cui neppure conosceva il nome, interruttori che se premuti accendono luci o frullatori (a Horn non c'era neanche la corrente elettrica), sedie con parti metalliche (che a Horn sarebbero state considerate di gran classe) e una splendida calma che non si sarebbe potuta avere in tempo di guerra, perciò si arrese.

Quella fu la prima di molte lezioni di cucina che John le diede. Le insegnò a fare cose deliziose e spesso a cena mi leccavo i metaforici baffi in attesa dei piatti che Ollia e il mio umano preparavamo insieme. Pesce, carne o farinacei, ricette semplici o complicate, giorno dopo giorno entrambi miglioravano e io ne godevo. Quei due, con la scusa della cucina, passavano sempre più tempo insieme. Spesso avevano entrambi le mani sporche di farina o di ciocciolata e sorrisi quasi gemelli sulle facce. Ollia ingrassò un po', ma ovviamente era meglio così.

Autobiografia (forse romanzata) di un drago doratoDove le storie prendono vita. Scoprilo ora