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Il cielo nella stanza - Salmo

Harry

Gli occhi del ragazzo indugiano più del dovuto su di me, mentre Tristan fa roteare tra le dita la pistola che ha sfoderato per incutergli timore.

«Fox, ti consiglio vivamente di non farmi perdere la pazienza», sibila Tristan. «Quando la perdo, divento poco simpatico, ti avverto.»

«Io non so niente!» ribatte lui a gran voce. «State sbagliando persona.»

Scuoto lentamente la testa. «No, non stiamo sbagliando», dico, avanzando nella sua direzione. Mi piego sulle ginocchia e lo guardo dritto negli occhi, abbozzando un sorriso che non credo gli piaccia. «Te lo chiedo di nuovo: cosa hai fatto la notte del diciotto febbraio?»

«Non ricordo! È passato un sacco di tempo e...» Il suo tentativo di giustificarsi viene interrotto da Tristan che carica la pistola. Non mi muovo dalla mia posizione e mantengo lo sguardo fisso sul viso del ragazzo che tenta di divincolarsi dalla morsa in cui sono stretti i suoi polsi, dato che Tristan ha ben pensato di legarlo ad una sedia.

Quest'ultimo si avvicina deciso a Diggory e punta la pistola contro la sua tempia, provocando così un lamento strozzato.

«Parla», lo intima Tristan. «Fai mente locale e parla. O, se preferisci, ti torturerò finché non ti sarà tornata la memoria riguardo quella sera.»

È incredibile come il mio "collega" riesca a passare dall'essere un totale idiota, al risultare così intimidatorio mentre svolge il suo lavoro. L'ho già visto in azione, ma ogni volta è una sorpresa.
Diggory Fox scuote la testa con vigore e non parla. Siamo qui già da un'ora e questa situazione comincia seriamente a sfiancarmi. Voglio delle risposte riguardo la sera della festa; voglio sapere perché ha tentato di drogare Charlotte e chi gliel'ha ordinato, poiché dubito che fosse una sua priorità.

Tristan spinge la pistola, stavolta contro la fronte del ragazzo. «Un buco qui», sibila. «Un buco proprio qui. Ti starebbe bene. Non credi, Edward?»

Annuisco, evitando così di rispondere ad alta voce. Diggory non sembra impaurito come ci aspettavamo e fa saettare ripetutamente gli occhi da me a Tristan.

«Avanti, parlaci di quella notte», lo intima lui, spingendo ancora di più la pistola.

«Non ricordo.»

Rilascio uno sbuffo al sentire di nuovo questa frase è Tristan afferra i capelli del ragazzo con la mano libera, costringendolo a inclinare la testa.

«Ascoltami bene,» dice tra i denti, scandendo ogni singola parola, «la mia pazienza si sta esaurendo. Hai due possibilità: parlare con le buone o con le cattive. Se opti per le cattive, ti farò pentire di essere nato. Voglio sapere cosa diamine hai fatto alla festa del diciotto febbraio. Ho le registrazioni della video sorveglianza e non ci metterò molto tempo a consegnarle per farti arrestare con l'accusa di aver drogato una persona. Sono stato chiaro?»

«Che cazzo volete da me, eh?» sbotta l'altro dopo alcuni istanti di silenzio in cui ha semplicemente fissato Tristan. «È stato un vostro collega a dirmi di farlo.»

Aggrotto la fronte, sorpreso. Perfino Tristan sembra sbigottito da questa ammissione e mi rivolge una breve occhiata, lasciando andare i capelli del ragazzo con una spinta.

Doctor Dream (3&4)Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora