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My life is going on - Cecilia Krull

Harry

Se fossi stato una persona quantomeno ragionevole, non predisposta al dire tutto ciò che passa per il cervello senza un minimo di riflessione, forse avrei evitato di porre l'ultima domanda ad Alan che, come immaginavo, l'ha lasciato letteralmente spiazzato e a corto di parole. Tuttavia, il fatto che dietro di me incomba la figura di mia madre, alzatasi in piedi come se si aspettasse una guerra imminente, mi regala quella sensazione di protezione che da tanto non provavo. Un po' come quando, da bambino, facevo qualche dispetto di vario genere a Jenna e correvo da mia madre per utilizzarla come scudo durante le ragionevoli sfuriate di mia sorella.

Immagino che Alan non si aspettasse una domanda tanto diretta e, soprattutto, non con Charlotte davanti, ancora ignara di quel piccolo particolare che io ho scoperto solo per merito di Victor. Difatti, gli occhi di lei indugiano più del dovuto sulla figura dell'ex amante della sua madre biologica, con quel barlume inconfondibile di confusione che regna sovrano nell'espressione del suo viso.

«Cosa?» chiede Charlotte in un sussurro, senza riuscire a staccare gli occhi da Alan.

Mi aspetto che sfoderi la pistola da un momento all'altro, giusto per puntarmela contro e minacciarmi di morte, ma, dopo aver dedicato una breve occhiata a mia madre, ancora ferma dietro di me, sbuffa sonoramente e si passa una mano sulla testa.

«Ragazzo, tu desideri tanto conoscere il sapore il terra, non è così?» sibila comunque, spostando i suoi occhi su di me.

Ancora percependo la protezione di Mary Anne e ritornando improvvisamente un bambino, scrollo le spalle con noncuranza, forte del fatto che non possa realmente farmi del male... nonostante ne abbia una voglia matta, a giudicare dal modo in cui mi guarda.

«Siamo alla resa dei conti. Perché non rendere partecipe Charlotte della tua tresca con sua madre?» ribatto.

«Avrei dovuto mandarti in Giappone», borbotta.

So che è a corto di parole, me ne accorgo dal modo in cui pare all'improvviso più nervoso, un atteggiamento che di rado ho riscontrato in lui. Tutta la sua autorità sembra essersi dissolta nel nulla; una bolla di sapone scoppiata in un battito di ciglia, a causa di una domanda scomoda posta nel momento sbagliato e di fronte alle persone sbagliate.

«Alan, avanti. Sappiamo tutti della tua storia con Ginevra», si intromette mia madre.

«Io no», farfuglia mia sorella, con la voce ancora leggermente impastata dal sonno.

«Veramente nemmeno io», si aggiunge Charlotte.

La guardo e tento di studiare la sua espressione; provo a scandagliare i suoi pensieri attraverso i movimenti impercettibili che compie con le dita, ma non riesco a tradurne niente di concreto.
Se mi venisse chiesto di scegliere un super potere, sono sicuro che opterei per leggere la sua mente, poiché lei, nei momenti in cui decide di non voler esprimere ciò che prova, diventa un libro chiuso ed è una cosa che poco sopporto. Vorrei capire cosa prova, cosa sente e le conclusione a cui sta giungendo lentamente, ma mi è impossibile farlo.
Potrei ovviamente domandarglielo, ma dubito fortemente abbia intenzione di aprirsi con me; non dopo averle omesso che mio padre e suo padre sono gemelli. Anzi, credo che sia già un miracolo che lei abbia chiesto il mio aiuto per trovare mia madre.

Doctor Dream (3&4)Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora