Cigolii

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Mi aveva lasciata lì sulla sedia per giorni. Non si era mai presentato e quindi erano giorni che non mangiavo, non bevevo e me l'ero addirittura dovuta fare addosso.
La puzza era forte e provavo schifo per me stessa. Ma non avevo avuto alternative, avevo provato a trattenerla quanto più possibile.

Sinceramente stavo iniziando a preoccuparmi. Si era fatto qualcosa? Gli avevano fatto qualcosa? L'avevano preso e a breve sarebbero venuti a liberarmi? Assurdo che fossi preoccupata, mi sarei dovuta sentire solo sollevata e speranzosa, ma non era così. Tra noi due si era instaurato un legame che andava oltre a tutto questo. Un legame vero. Lo sentivo ed ero certa lo sentisse anche lui. Ebbi paura di averlo perso per sempre e non credetti ai miei stessi pensieri. Come facevo a provare tali emozioni per un uomo del genere? Ero delusa da me stessa, ma dire il contrario, dire che non era vero che mi ero affezionata a lui nonostante tutto, sarebbe stato mentire a me stessa.

Passarono altri giorni e di lui ancora nessuna traccia. Non si sentivano neanche rumori ne fuori, ne dentro la stanza in cui mi trovavo. Ogni tanto credevo di trovarmi in un limbo, in un universo parallelo rigorosamente sola.

Poi quando avevo quasi perso del tutto le speranze, sentii cigolare la porta e lo vidi rientrare.

Ingoiai il groppo che avevo in gola. Ebbi il dubbio non fosse lui, ma qualcuno che gli aveva fatto del male e voleva farlo anche a me. Non vedevo Chris, ma l'uomo con il sacco nero in testa che avevo conosciuto i primi giorni. Non vedevo la sua faccia.

Si avvicinò velocemente a me e quando fu più vicino tirai un sospiro di sollievo. Era lui. Lo riconobbi dai tatuaggi e dal suo portamento. Ma perché il sacco?

"Perché il sacco?" Non esitai.
"Abbiamo scherzato troppo a lungo. Ci siamo dimenticati ognuno dei propri ruoli. Adesso basta."
"Cosa dici?" Chiesi confusa. Non volevo crederci.
"Quello che hai appena sentito. Ho un obiettivo da portare a termine e non ho intenzione di tirarmi in dietro. Oggi stesso ti ucciderò." Disse serio. Fin troppo. Il cuore martellava nel petto. Feci una risatina nervosa, speravo stesse ancora scherzando.
"Cosa è successo? Perché ora mi dici questo? Cosa è cambiato in questi giorni in cui non ci sei stato?"
"Non è cambiato assolutamente nulla, ho semplicemente ripreso la mia strada dalla quale mi ero allontanato per colpa tua."
"Non mi ucciderai davvero."
"Tu dici?" Disse avvicinandosi a me e stringendomi il collo con una mano. Non mi faceva male, non voleva farlo. La mano sembrava quasi appoggiata lì per sbaglio.

Improvvisamente poi, tutte le nostre certezze, le nostre paure, tutto, compreso noi, cadde. Bastò un cigolio della porta per riportarci alla realtà. Ci girammo entrambi. Lui si allontanò di scatto. Gli vidi tremare le mani. Non sapeva neanche lui cosa stesse succedendo. Cosa stava succedendo?

Improvvisamente una donna ben vestita con varie carte in mano entrò nella stanza, accompagnata da un piccolo gruppo di suore.

Si bloccarono appena ci videro. Ci fissammo tutti per svariati secondi.

"Sono un'agente immobiliare, sono qui per far vedere a questo gruppo di sorelle questa cappella. Posso sapere voi chi siete e cosa ci fate qui?"

Guardai Chris. Era immobile, sembrava morto, non batteva neanche le palpebre.

Non avevo parole. La mia occasione di libertà era qui finalmente, o forse...

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