29

14.6K 1.1K 1K
                                    

{Autrice: so che odiate i flashback, ma questo è quello più importante. Buona lettura.}

Fissava costantemente la stradina sterrata su cui si affacciava la finestra, con le mani strette tra loro e il cuore che scalpitava impazzito a causa dell'agitazione che si riversava perfino nei movimenti involontari che compiva il suo piede sinistro, colpendo più e più volte il parquet.

Lanciò un'occhiata in direzione della culla in cui aveva sistemato la bambina che, con un ciuccio che pendeva dalle labbra e le manine rosee strette a pugni, riposava beatamente, ignara di tutto ciò che la circondava.

«Dannazione», sbottò la giovane donna tra i denti, non vedendo all'orizzonte la macchina nera che ormai conosceva.
Si passò nervosamente una mano tra i lunghi capelli scuri, inspirando ed espirando a fondo per evitare di farsi assalire dal panico.

D'un tratto, il rumore di un'auto in avvicinamento attirò la sua attenzione e si sporse appena per osservare il giardino, concedendosi di lasciar andare un piccolo sospiro colmo di sollievo nel momento in cui riconobbe l'uomo lasciare l'abitacolo, dopo aver spento il motore.

La donna si affrettò a raggiungere la porta d'ingresso e la spalancò, permettendo così all'uomo di entrare all'interno dell'abitazione.

«Com'è andata?» domandò lei preoccupata, richiudendo la porta con cautela per evitare di svegliare la bambina.

Gli occhi verdi dell'uomo incrociarono i suoi. «Bene. Tuo zio li aspettava all'aeroporto.»

«E Marcus?» proseguì lei.

«L'ho affidato a un mio agente.»

«Hai visto qualcuno di sospetto?»

L'uomo scosse la testa, liberandosi della giacca e lasciandola ricadere sul divano scuro. Era stanco, lo si poteva notare dalle profonde occhiaie che solcavano i suoi occhi.

«No, nessuno.»
Si avvicinò alla culla e accennò un sorriso alla vista della bambina che aveva aperto gli occhi scuri e lo fissava di rimando.

«Sei sicuro?» proseguì la donna.

«Sicurissimo. Tuo zio li porterà in Germania. Marcus andrà in Inghilterra e lo recupereremo tra qualche giorno.»

La bambina emise un piccolo sbadigliò. L'uomo si sporse e la prese in braccio.

«Tu non dormi mai, eh. Piccolo animaletto notturno...» cantilenò con un sorriso. «Ha mangiato?» domandò poi, rivolgendosi alla donna.

«Sì, ha mangiato», affermò.

Nonostante le rassicurazioni dell'uomo, non riusciva a sentirsi completamente tranquilla. Sapeva di non potersi muovere da quel luogo per almeno un altro paio di giorni, ma la sola idea di stare lontana dai suoi figli l'agitava a dismisura. Si coprì il volto con le mani e sospirò.

«Ginevra», la richiamò l'uomo. «Calmati. Andrà tutto bene.»

«Lo spero, Alan. Lo spero davvero.»

Alan avanzò fino alla sala da pranzo e si sedette su una sedia, mantenendo salda tra le braccia la bambina che continuava a fissarlo.

«Adesso puoi dirmi il motivo di tutto questo?» chiese a Ginevra, che nel frattempo l'aveva raggiunto.

«Vuoi il caffè?»

«Sì,» rispose, «ma non deviare la mia domanda. Perché mi hai fatto portare via Klaus, Cleo e Marcus? Se avessimo seguito il mio piano iniziale, saremmo partiti tutti insieme tra due giorni. Avremmo fatto tappa in Inghilterra per riportare Klaus da Mary Anne e ci saremmo fermati in Irlanda. Non capisco perché tu abbia voluto mandarli via da soli e separati.»

Doctor Dream 2 Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora