Capitolo quattro

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Lo schiocco delle dita dà inizio allo spettacolo, oggi indosso solo un body rosso, sono scalza e ho i capelli rossi raccolti in un disordinato chignon che ha un effetto davvero sexy. Ancheggio, faccio salti sul palo, mi struscio su di lui come se fosse un uomo attraente, ammicco verso i miei spettatori che urlano ad ogni gesto. Oggi non tolgo niente, non lo faccio sempre, è un extra che concedo ogni tanto che spinge i clienti a tornare di nuovo sperando di essere più fortunati.

-" Dolcezza hai un privato che ti aspetta tra 15 minuti"- mi avverte Magnus alla fine dello show e io annuisco senza aggiungere nulla.

Mi preparo velocemente cambiando il mio costume, sciolgo i capelli e metto le calze autoreggenti, gli uomini adorano il momento in cui le tolgo. Mi sistemo il trucco e corro nel privè, le luci sono soffuse, ci sono candele accese sparse quà e là. Il cliente siede su una poltrona, può scegliere se stare dietro un vetro oscurato o nella stanza con me rivelando la sua identità, di solito scelgono il vetro e io sono più rilassata.

Stavolta il cliente è dentro, non faccio in tempo a dire niente che parte la canzone, di solito chiedo cosa preferiscono e accendo io ma evidentemente non vuole perdere tempo. Inizio a muovermi e quando mi giro trovo lui, per un attimo il mondo si ferma intorno a me. Il suo sguardo gelido, glaciale mi attraversa la pelle e dà vita a ciò che si era spento nel momento stesso in cui lui se n'era andato, quando avevo trovato quei soldi, quando la rabbia mi aveva avvolta. Non mi rendo nemmeno conto che sto ballando ma i nostri sguardi esprimono i nostri sentimenti, vorrebbero scontrarsi le nostre anime, vorrebbero incontrarsi i nostri corpi come quel giorno. Vado verso di lui, tolgo le scarpe, appoggio la gamba sulla poltrona tra le sue e inizio a scendere la prima calza, lentamente con grazia, lui non stacca gli occhi dai miei, non guarda il mio seno che straborda dal corpetto, non guarda la mia coscia ad un palmo dalla sua faccia, guarda me.

-" Che sei venuto a fare se non guardi? È questo che vuoi no? Pagare e essere servito. Ecco a te"- dico lanciando la calza, poi l'altra e lui le afferra, le annusa, le stringe in un pugno.

-" Fai la spogliarellista, è questo il tuo lavoro"- dice gelido.

-" Il mio corpo è tutto ciò che avrete ma IO non sono di nessuno e spogliarellista non significa prostituta"- gli dico sganciando il corpetto, rimango in tanga davanti a lui fremente.

-" Spero che lo spettacolo le sia piaciuto signore"- rispondo prendendo la vestaglia di raso nera e andando verso la porta. Prima che possa fare un passo fuori lui mi blocca e sento il suo corpo aderire alla mia schiena, il mio cuore fa un salto nel vuoto.

-" Lasciami!"- ghigno.

-" Mi devi ascoltare "- risponde.

-" Hai già fatto abbastanza"- dico.

-" Hai frainteso"- insiste.

-" Certo come no, cos'è che vuoi un altro giro sulla giostra?? Mi dispiace, il mio corpo non è in vendita."- dico cercando di liberarmi.

-" Quando sono uscito dalla stanza quella sera, ho incontrato il proprietario del locale. Quando mi ha visto mi ha fatto cenno di seguirlo. Mi ha detto che dovevo pagare e mi sono sentito un cretino, non lo sapevo che c'era questa questa tacita possibilità. Ti giuro che non avevo la minima intenzione di offenderti ma come potevo avere il diritto di dire a quel tale che tra noi era diverso? Con che diritto dimmi?"- mi dice con rabbia all'orecchio con la sua mano che mi avvolge la vita, il suo petto a contatto con la mia schiena ma nient'altro si tocca nemmeno per sbaglio, sembra voler rispettare il mio spazio anche se è un paradosso data la situazione.

-" Oh poverino, non lo sapeva, povero piccolo. Magnus sa benissimo che io non vado con gli uomini a pagamento e quel giorno mi sono infuriata con lui perché sa che quella è la mia stanza. Tu invece di tornare da me per chiarire l'equivoco, sei sparito, hai preferito pagare e andartene. Io faccio questo lavoro per necessità e il giorno in cui avrò bisogno di farmi pagare il sesso per vivere sarà lo stesso in cui mi andrò a buttare giù da un ponte quindi, pur potendo comprendere il tuo tentennamento, l'offesa per me è stata un colpo duro da mandare giù"- dico, mi giro verso di lui con la vestaglia ancora aperta.

Sam Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora