Ora giochiamo

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Erano passati probabilmente giorni e io rimanevo ancora li appesa.

Lui non si era più fatto vivo, non mi aveva portato da mangiare ne niente e le mie braccia davano cenni di volersi staccare dal corpo.

Provavo anche un certo disagio a rimanere lì appesa così senza neanche uno straccio addosso.

Finalmente lo vidi rientrare con una bustina rossa in mano. Non sapevo se esserne felice o preoccupata. Cambiava spesso umore e non avevo idea di quello che mi avrebbe fatto o detto. Sapevo però, di non poter reggere altre offese ed umiliazioni.

Si avvicinò indifferente quasi come se io non ci fossi, non aprì bocca, non disse niente. Per un secondo ebbi l'impressione che l'unico rumore che si sentiva in quella grande stanza fosse il battito del mio cuore.

Vidi estrarre dalla bustina un paio di forbici. Per un attimo ebbi paura, ma cosa mi avrebbe mai potuto fare con paio di forbici?
Tagliò le maniche dell'accappatoio in quanto non poteva slegarmelo date le braccia legate.
Credetti che voleva usarmi ancora, che voleva approfittarsi di me. Ancora non potevo capire preventivamente le sue intenzioni e tanto meno fidarmi di lui.

Lo vidi poi prendere dalla stessa bustina qualcosa di nero. Sembravano delle mutandine di pizzo, uguali ad un reggiseno striminzito.

Si abbassò ai miei piedi e iniziò a mettermi quel sottilissimo filo di stoffa che non era neanche degno di essere chiamato mutande.

"Cosa fai?" Gli chiesi scossa dai brividi al suo tocco freddo e sensuale.
"Ti sto vestendo" disse come fosse la cosa più scontata del mondo.
"Non chiamerei queste cose vestiti"
"No, ma a me piacciono... e non poco" disse. Aveva finito di infilarmi quel perizoma e ora mi stringeva i fianchi, sussurrandomi nell'orecchio la parte finale di quella sua affermazione, con un'intensità tale che sentii una stretta alla stomaco. Mi mise poi il reggiseno. "Stai molto meglio così"
"Non capisco questo tuo bipolarismo" dissi ignorandolo. Ero stanca di lui.
"Nessun bipolarismo. Sono solo il tuo carnefice e tu la mia bambolina con cui divertirmi" disse prendendosi gioco di me. Il suo sguardo si fece più oscuro, ma sapevo che non lo pensava davvero.
"Cosa vuoi farmi adesso?"
"Ho detto che sei la mia bambolina, ora voglio giocare con te"
"Perché mi hai messo queste cose se mi vuoi scopare?"
"E chi ti ha detto che voglio scopare? Quello non succederà mai più"
"Allora cosa vuoi fare?"
"Solo divertirmi" disse con un sorrisetto appena accennato. Non sapevo cosa aveva in mente ma non mi piaceva. In momenti come quello mi sembrava un'altra persona, un mostro pronto a farmi qualunque cosa. Lo vidi prendere un frustino nero di pelle e io non riuscii a trattenere una fragorosa risata.
"Credi di far parte del cast di 50 sfumature di nero?"
"Non prenderti gioco di me!" Disse piantandosi dietro di me e afferrandomi i capelli per farmi inclinare la testa in dietro. "Adesso faremo così. Se riuscirai a resistere, ti slegherò e ti permetterò di sedere ad una sedia, sempre legata ovviamente" disse tirandomi un piccolo colpo sul sedere. Sussultai perché non me lo aspettavo e mi contorsi leggermente, ma non mi aveva fatto niente.
"Perché?" Dissi e ricevetti un altro colpo leggermente più forte del precedente.
"Stai zitta" un altro colpo accompagnato da un gridolino.

Continuò a colpirmi per un po', ma non esagerava mai. Sembrava non volesse farmi davvero del male, sembrava che volesse mostrarsi forte ma non voleva ferirmi. Si sentiva in colpa nel tenermi legata li, ma non sapeva come fare a slegarmi senza mettere da parte l'orgoglio e voleva solo sfogare questa sua perversione. Ebbi l'ennesima conferma che non avevo davanti l'uomo violento che si vantava di essere.

"Ti piaccio davvero?" Chiesi. Continuò con i colpi.
"Cazzo!" Urlo tirandone uno più forte. Questo mi fece male, ma fu l'ultimo. Si venne a posizionare davanti a me. Lo guardai. Aveva il volto rosso, i capelli disordinati, gli occhi confusi e una prominente erezione. "Si che mi piaci, mi piaci davvero e ogni giorno che passa mi pento di averti fatto questo, lo vuoi capire o no? Ma cosa posso fare adesso? Se ti lascio andare e ti lasciassi tornare a casa verrei arrestato, se non lo faccio prima o poi mi troveranno e mi arresteranno comunque e poi tu... ti perderei davvero e non potrei sopportarlo. Mi pento di averlo fatto perché mi sono affezionato a te e mi piaci davvero. Sei la prima persona da quando è successo quel che è successo, per cui non provo rabbia" Una stretta al cuore. Era sincero e rimasi allibita da quella sincerità.
Avevo davanti un uomo rotto, deluso, in lotta con il suo passato, pentito delle sue scelte affrettate, ma avevo davanti un uomo che aveva amato e che l'avrebbe fatto ancora.

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