È stato un errore

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In poco tempo eravamo stesi sul materasso nell'angolo della stanza.

Io ero sotto di lui, completamente esposta al suo sguardo. Vedevo i suoi occhi percorrere le mie curve e saziarsi di me e io stranamente non provai disagio anzi mi sentii apprezzata come poche volte succedeva.

Le nostre bocche non si allontanarono per un secondo, neanche quando Chris iniziò a spogliarsi. Una volta senza maglietta lo guardai. Era tatuato per la maggior parte del corpo scolpito.

Entrò dentro di me con un colpo deciso che mi fece curvare la schiena e stringere le gambe intorno al suo bacino. Lo sentii forte mentre entrava e usciva con ritmo veloce. Era esperto, molto abile in ciò che faceva e sicuramente ben dotato. Mai avevo fatto sesso in modo così intenso.

Ogni tanto mi guardava tra un gemito e l'altro per vedere se stessi bene, in realtà non mi ero mai sentita meglio.

Era una sensazione strana. Un sentimento mai provato, come una perversione per il proibito, per il dolore.

Gli odori dei nostri corpi si amalgamarono, così come le nostre menti. Mi sentivo un tutt'uno con quell'uomo che mi aveva fatta stare male e ora mi faceva sentire rigenerata.

Iniziai a graffiargli la schiena, a tirargli i capelli travolta da quella forte passione che arrivò al culmine dopo un po'.

Venimmo nello stesso momento, entrambi con un gemito che mi fece vibrare le ossa. Ero scossa da brividi e non riuscivo a staccarmi da lui che per qualche minuto rimase ancora dentro di me, accasciato sul mio esile corpo, con la testa sul mio petto nudo e ansimante.

Avrei voluto non finisse mai, invece Chris uscì da dentro di me frettolosamente, si alzò senza guardarmi in faccia e si chiuse in bagno. Mi lasciò li. Immobile su quel materasso lercio, con ancora l'odore di noi nell'aria.

Rimasi ferma confusa per alcuni minuti, guardando verso il bagno aspettando facesse qualcosa. Non avevo parole. Ma cosa credevo d'altro canto? Che finito di scopare mi avrebbe abbracciata e chiesto di sposarlo? Mi aveva usata per i suoi sporchi comodi dopo avermi abbindolata con false parole.

Mi alzai e presi l'accappatoio per coprirmi. Mi sentivo umiliata e iniziavo a farmi schifo per avergli permesso di usarmi.

Fu in quel momento che, sentendo i miei passi, uscì dal bagno forse preoccupato che potessi scappare ancora.

"Dove vai!" Chiese allarmato.
"Non sto andando da nessuna parte. Non vedi?" Risposi fredda.
"È stato un errore. Non succederà mai più."
"Concordo" dissi anche se una parte di me sperava il contrario.
"Rimani comunque la mia vittima. Devi smetterla di stuzzicarmi" disse prendendomi la mano e trascinandomi nella grande sala che mi aveva sempre ospitata. Non riuscii a frenare una fragorosa risata.
"Guarda che io non faccio niente! Sei tu che prendi ogni volta l'iniziativa. Non è colpa mia se non riesci a resistermi e se non sai far valere la tua autorità"
"Non faccio valere la mia autorità?" Disse davvero arrabbiato e io ebbi paura.

Eravamo intanto arrivati sotto le solite corde. Mi strattonò con forza per farmi sollevare le braccia dato che mi rifiutavo. Le legò di nuovo, questa volta più strette. In quel trambusto il laccio dell'accappatoio si slegò di nuovo lasciandomi nuda. Lo vidi esitante per un attimo, ma poi fece finta di non essersene accorto. Mi lasciò li scoperta e appesa e andò via, mentre io cercavo di trovare un senso a quella situazione diventata ancora più assurda.

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