Cazzo ne sai?

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Mi trovavo di nuovo appesa al muro e mi sentivo di nuovo umiliata. Ero come un pezzo di carne fresca dal macellaio pronta ad essere fatta a pezzi. E fatta a pezzi era il mio destino quando rivolsi la parola a Chris che stava per uscire dalla stanza. Sapevo che era arrabbiato, mi avrebbe voluta uccidere davvero in quel momento, lo sentivo. Nuovamente avevo tradito la sua fiducia, eppure gli parlai, nonostante la consapevolezza che sarebbe stato diretto e tagliente. Questo era decisamente masochismo.

"Perché fai così?" dissi e lui puntò i piedi a terra per poi girarsi lentamente verso di me.
"Così come scusa?"
"Chris non capisco. Non capisco perché mi tieni qui legata, perché ricatti di uccidermi e perché in tutto ciò mi desideri"
"Non è affatto vero!"
"Ah no? Allora cos'era quella di prima? Un bacetto dato per errore?"
"Un errore, già... hai azzeccato il termine"
"Slegami"
"No cazzo! Non lo farò! Sei la mia vittima, è lì che devi restare. Ho sbagliato a baciarti ok? E non chiamarmi più Chris. Non sono tuo amico"
"Perché l'hai fatto? Ci saremmo potuti incontrare e conoscerci davvero. Dopotutto mi piaci" dissi e mi pentii subito. Cosa mi era saltato in mente? Troppo spesso lasciavo libera la mia linguaccia.
"È un altro dei trucchi? Cos'è vuoi di nuovo provare a scappare? No guarda, non ci casco più."
"Non ti sto mentendo." Lo pensavo davvero ma ancora mi chiedevo perché l'avessi fatto,
"Si che lo fai e ora basta!" Urlò.
"Basta un cazzo!" Urlai con tutta l'aria nei polmoni, tanto che lo feci sussultare. Non aveva senso quella mia rabbia in quel momento, ma sentivo l'esigenza di sfogarmi, non ce la facevo più. "Mi sono stancata di stare appesa qui come un pesce. Sono stanca di sentirmi umiliata e sporca, di pisciare in piedi dentro ad un secchio. Non ti ho fatto nulla per meritarmi questo. Vaffanculo! Con tutto il cuore."
"Io cosa credi che abbia fatto per meritarmi quello che mi è successo?"
"Basta con questo cazzo di vittimismo! Benvenuto questa è la vita! Una continua ingiustizia, non sei il primo e non sarai l'ultimo"
"Parli bene tu! Cazzo ne sai delle ingiustizie della vita?"
"Credi che perché io abbia soldi tutto il mondo giri dalla mia? I soldi non mi hanno comprato il rispetto e la forza quando in discoteca 2 anni fa 3 ragazzi mi hanno violentata, non mi ha comprato la giustizia quando sono stati assolti solo perché erano ancora più ricchi di mio padre. Non mi hanno comprato la serenità quando l'anno scorso è morta una mia amica durante un viaggio alle Hawaii insieme perché l'avevamo lasciata sola in mare aperto per farle uno scherzo. Credi che mio padre solo perché ha soldi non si sia sentito in colpa per mesi per aver licenziato te, come tanti altri? E credi che ora non stia male almeno quanto te per la mia scomparsa? Non sei l'unico su questa cazzo di terra a stare male e non ti permetto di dire a me che non conosco il dolore." Scoppiai a piangere. Sapevo che mi ero promessa di non farlo mai, ma come resistere? Era vero quello che dicevo, tutto quanto. Mi era successo di tutto nella mia breve vita. Avevo sempre cercato di nascondermi tutto, di non ricordare, perché ero stata male davvero. Avevo indossato la mia armatura, la mia maschera, ma non avrei mai potuto cancellare il passato. Non avevo mai raccontato ad estranei quelle cose.

Ora non riuscivo a frenare le lacrime. Piangevo e singhiozzavo rumorosamente. Lui mi fissò con la bocca socchiusa e il respiro affannato. Lo avevo spiazzato e speravo davvero che ora si sentisse una merda.

Mi si avvicinò lentamente e cautamente, come se la sua presenza potesse ferirmi ancora di più. Mi sciolse i polsi senza dire nulla. Sentivo il suo battito più accelerato del mio.

Quando rimisi i piedi a terra mi cedettero le gambe. Stavo per cadere quanto lui mi afferrò, mi sollevo e mi strinse a se. Quell'abbraccio lo sentii fin dentro le ossa. Per uno strano scherzo della vita, per un ossimoro uscito male, mi sentii per la prima volta davvero protetta dopo anni.

"Non lo sapevo" mi sussurrò.

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