Vuoi violentarmi?

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Mia's POV

Aprii piano gli occhi e non ci misi molto a capire che ero chiusa nel bagagliaio di una macchina.

Lo spazio era piccolo e poco arieggiato, per fortuna non ero mai stata claustrofobica.

Ero stata svegliata dai numerosi colpi che mi facevano sbattere da una parte all'altra, causati sicuramente dal tragitto sterrato che stava percorrendo il mio rapitore.

Dove mi stava portando? In effetti non era più sicuro quel posto in cui eravamo...

Avrei voluto fare qualcosa, uscire da quel portabagagli, andare avanti, fermarlo, fare qualunque cosa, ma non avevo le forze. Mi sentivo ancora stanchissima, gli occhi erano pesanti e bruciavano, così piano piano, pur non volendo, mi riaddormentai.

Quando aprii di nuovo gli occhi mi sentii particolarmente strana. Questa volta non ero più in macchina.

Mi guardai intorno. Ero al centro della stanza e il posto in cui mi trovavo sembrava una grande chiesa abbandonata.
Era tutto distrutto, tutto cadeva a pezzi e la presenza di bottiglie di birra sparse un po' ovunque testimoniava il passaggio di qualcuno prima di noi. Intorno a me, di molto vicino non c'era nulla, c'erano però accalcati vicino alle pareti dei vecchi banchi liturgici, materassi che testimoniavano la mia precedente tesi e vari altri oggetti.

Rinsavita dal solito tepore mattutino, mi resi conto di avere di nuovo le braccia legate. Questa volta, però, erano attaccate ad una lunga corda che pendeva dal soffitto. La corda era stretta, mi bloccava la circolazione. Era una corda rovinata, sfilacciata, palesemente vecchia,probabilmente era lì da tanto e il mio rapinatore era solo stato "fortunato" a trovarla e probabilmente con uno strattone sarebbe venuta giù facilmente, pensai, ma mi arresi subito data la sua stabilità e il dolore che avevo alle braccia.

Le guardai, erano piene di sangue, si faceva difficoltà anche a capire da dove provenisse, dove fossero le vere ferite, perché erano interamente sporche. La situazione era la stessa per le mie gambe, peggiorata dal sangue mestruale che sicuramente mi aveva sporcata dato che non avevo nulla. Mi feci schifo da sola. La mia scarsa igiene era la cosa peggiore di quel rapimento.

Guardai il mio vestito rosso ridotto in brandelli, compagno di disavventura ormai da non so quanti giorni.

Non sarei resistita a lungo li praticamente appesa al soffitto con solo le punte dei piedi che toccavano terra, così provai a camminare. La corda, essendo molto lunga, mi permetteva di camminare molto liberamente, ma non abbastanza da arrivare a toccare un qualunque oggetto che mi potesse aiutare. Doveva aver calcolato tutto.

Ritornai alla mia posizione originaria quando sentii dei rumori oltre una porticina nell'angolo del grande spazio, i soliti rumori di catene e lucchetti che mi ricordavano sempre e ulteriormente il mio stato di reclusione. Poco dopo ne uscì lui e il suo solito maledetto sacco nero.

Lo guardai avvicinarsi a me. La sua statura imponente e decisa mi fece venire i brividi, per la prima volta notai le sue braccia muscolose piene di tatuaggi di ogni tipo, sempre in bianco e nero però.

Era sempre più vicino, potevo quasi sentire il suo respiro. Mi avrebbe fatto del male?

Rimasi immobile in ansia e lui si diresse dietro di me. Non avevo il coraggio di girarmi.

Lui mi afferrò con forza per i fianchi e mi attrasse a lui. Sentii il suo bacino spingere contro di me e le sue grandi mani avvolgermi completamente. Si avvicinò al mio orecchio e il suo respiro caldo sulla spalla mi fece rabbrividire ulteriormente.

"Hai fatto una bella cazzata" disse con una voce più intensa che mai. Io non risposi, non potevo negare di avere paura, mi resi conto per la prima volta che lui mi avrebbe dominata in qualunque scontro, che io non avevo le forze necessarie per contrastarlo. La mia voce avrebbe tradito questi brutti pensieri.
"Vuoi violentarmi?" Fu l'unica cosa che mi venne in mente di dire, l'unico modo in cui potevo affrontarlo in quel momento era toccare un suo punto debole.

Come sperato mi lasciò andare e si allontanò precipitosamente spingendomi leggermente quasi da farmi perdere l'equilibrio. Comunque non sarei caduta.

Iniziò a camminare infuriato per la stanza, avevo peggiorato le cose.

Prese delle bottiglie di birra vuote e le scagliò con violenza contro il muro. Sussultai.

"Non sono quel tipo di uomo. Lo vuoi capire o no?" Urlò facendomi vibrare le ossa.

Cambiò, si incupì e io ebbi paura.

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