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Apologize - One Republic

Charlotte

Aprire gli occhi ed alzarsi dal letto non sono state azioni facili, soprattutto perché credo di aver dormito a malapena un'ora. Sono consapevole che avrei dovuto riposare un po' di più, ma ho troppi pensieri per la testa e troppe cose da risolvere.
Così, lancio un'ultima occhiata ad una Cindy ancora dormiente e lascio il nostro appartamento, attenta a non far rumore quando chiudo la porta. Le sono grata per il suo aiuto, ma non voglio mettere in pericolo anche lei e gironzolare per le strade di Boston con il mio vero padre nei paraggi non è proprio una mossa astuta.

Tuttavia, devo parlare con Mary Anne. Non ho la minima idea di dove potrebbe essere, ma sono quasi certa che una persona potrà rispondere a questa domanda e condurmi da lei.

Entro dentro la mia auto e lascio la borsa sul sedile del passeggero. Mi prendo dei momenti, fatti più che altro di indecisione, per capire se ciò che sto per fare sia effettivamente giusto, ma non ho altra scelta. Ho bisogno di risposte.

I finestrini abbassati e l'aria tiepida di Boston che smuove i miei capelli, mi aiutano a rilassare i nervi ormai tesi. Osservo le persone che passeggiano sui marciapiedi; alcune si muovono con calma, altre più velocemente. I bar sono aperti e, nonostante io abbia voglia di un altro caffè, evito abilmente di fermare la macchina per scongiurare l'idea di fare retromarcia e tornare nel mio appartamento.

Sto per fare qualcosa di terribilmente avventato. Sto per mettere a dura prova me stessa, ma non penso di avere altre possibilità. Perciò, quando parcheggio di fronte al palazzo che ormai conosco bene, respiro a fondo senza concedermi di pensarci ulteriormente, poiché rischierei di mandare davvero tutto all'aria.

Non so come reagirò alla sua vista e non so come reagirà nemmeno lui. La consapevolezza di star facendo uno sbaglio colossale, di star minando alla mia stessa sanità mentale, mi fa tremare le ginocchia mentre salgo lentamente le scale. Ho evitato l'ascensore perché uno spazio chiuso e soffocante è l'ultimo luogo in cui vorrei trovarmi, dato che potrei avere un attacco di panico da un momento all'altro. E pensare che credevo di aver superato questa fase, ma evidentemente non è così, perché esiste ancora qualcosa che potrebbe farmi cedere in via definitiva.

Mi fermo davanti alla porta del suo appartamento. Il mio respiro si mozza, il battito del cuore diventa d'un tratto irregolare ed è come se volesse spaccarmi la gabbia toracica per uscire. Mi concedo un profondo respiro e, nell'ultimo impeto di coraggio, premo il pulsante del campanello.

Il suono rimbomba perfino all'esterno. Vorrei poter captare qualsiasi movimento dall'altra parte, ma riesco solo a sentire il mio ritmo cardiaco rintronarmi nelle orecchie.

Quando la porta viene spalancata, sollevo subito lo sguardo e incrocio i suoi occhi. Sembra sorpreso e probabilmente lo è realmente. Immagino che non si aspettasse una mia visita. Non dopo ieri sera, perlomeno.

Contemplare il suo viso è proprio la goccia che fa vacillare la mia determinazione. È stato un errore, non dovevo venire qui. Guardarlo fa male, averlo vicino è ancora peggio. Non ero pronta per questo e mi maledico per aver messo a tacere la vocina nella mia testa che, per tutta la notte, mi ha suggerito più volte di non farlo e di trovare un'altra soluzione.

«Charlotte», dice. Ha i capelli scompigliati e le profonde occhiaie scure fanno contrasto con le sue iridi verdi.

«Ciao...», mormoro con un filo di voce.
No, non dovevo venire qui pensando di potermi rivolgere a lui. È stato uno sbaglio. Fa troppo male e trattengo a stento le lacrime. Il mio cuore sembra essersi arrestato.

Doctor Dream 2 Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora