41. Devi solo fidarti di me

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Alex continuava a sentire la voce di Cris al telefono, ma le parole gli arrivavano alle orecchie solo come un brusio ovattato. Vedeva gli esorcisti farsi sempre più vicini e per una volta non aveva idea di cosa fare. Sentiva i piedi pesanti e i pensieri rallentati e per un attimo si ritrovò a chiedersi se tutto quello stesse avvenendo davvero o se invece si trattasse solo di un brutto sogno. Aveva saputo e temuto che quel momento sarebbe arrivato, ma non così presto: gli serviva ancora del tempo.

Si riscosse quando vide Sonia uscire all'aperto, sotto il sole del primo pomeriggio. Alex gettò un'occhiata al vecchio, ma si rese conto che in quel momento non aveva il tempo di preoccuparsi per lui. Sentiva che Invidia non era mai stato così vicino; la situazione, però, gli stava sfuggendo di mano e rischiava di perdere tutto.

Se avesse preso il vecchio con sé e fosse fuggito insieme a Iris, forse sarebbe stato ancora in tempo per scoprire la verità dietro quegli omicidi, ma si rese conto che in quel momento aveva un'altra priorità e fu lui il primo a sorprendersene.

Diede le spalle al vecchio e uscì da quella casa che un tempo era stata il suo rifugio sicuro; mosse qualche passo sul terreno erboso e raggiunse Sonia.

«Aspetta» la chiamò, prima che potesse allontanarsi.

«Tu resta con il vecchio» gli disse lei, senza voltarsi. «Io vado a sentire cosa hanno scoperto.»

Alex la vide avanzare sotto i raggi del sole, mentre lui rimaneva ancora all'ombra dei primi alberi. Avrebbe dovuto lasciarla andare e approfittarne per scappare, eppure non riusciva a tollerare l'idea di perdere ancora la sua fiducia. Poteva immaginare il suo sguardo ferito e si rese conto che non l'avrebbe sopportato, non di nuovo.

«Sonia.» La seguì sotto il sole, consapevole di essere ora in piena vista, e l'afferrò per un braccio per impedirle di allontanarsi ancora.

Lei si voltò finalmente a guardarlo, l'espressione perplessa e un accenno di irritazione negli occhi. «Qual è il problema?» gli chiese.

«Ti fidi di me?»

Sonia sbuffò, impaziente. «Perché te ne esci all'improvviso con una domanda simile?»

«Rispondi e basta.»

Alex continuò a fissarla con un'espressione seria e sul viso di Sonia la preoccupazione andò a poco a poco a sostituirsi all'irritazione. Aprì la bocca come per dire qualcosa, ma poi scosse la testa. «No» disse. «Prima voglio una spiegazione: cosa sta succedendo?»

Alex gettò un'occhiata agli esorcisti e si rese conto che avevano aumentato l'andatura, ora che l'avevano visto: presto non avrebbe più avuto il tempo di scappare. Eppure continuava a non muoversi.

Tirò Sonia più vicina alla casa del vecchio, di nuovo all'ombra degli alberi, e le posò la mano su una spalla e il moncherino sull'altra. «Ascoltami» disse. «Qualsiasi cosa ti diranno, devi ricordarti di quello che mi hai detto prima e devi credere in me.»

«Di che stai parlando? Ha a che fare con gli omicidi? Sei...» Esitò, come se non fosse in grado di proseguire. «Sei in qualche modo coinvolto?»

Alex scosse la testa. «No, ascolta, devi solo fidarti di me. Fidati di me, d'accordo?»

Sonia lo fissò dritto negli occhi, l'espressione seria. «Perché?»

Alex boccheggiò e per un attimo si ritrovò sopraffatto dalla situazione e da quella semplice domanda, a cui non sapeva come rispondere. In fondo, però, era colpa sua se non aveva mai dato motivo a Sonia di credergli. «Mi conosci» disse, «non farei mai...»

«Alessio Tivoli.» La voce di uno degli esorcisti li raggiunse e Alex vide con la coda dell'occhio il gruppo fermarsi ad appena qualche metro da loro. «Sei in arresto...»

L'Isola degli SpiritiDove le storie prendono vita. Scoprilo ora