Scorci di libertà

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Non so per quale miracolo si sentì un rumore fuori dalla stanza. Sicuramente qualche Dio mi stava aiutando e mandando un segno.

Lui si girò per un secondo e io non mi feci scappare l'occasione. Presi la toga, mi alzai in piedi e con tutta la forza che avevo in corpo lo colpii in testa. Raccolsi tutte le energie possibili, sentivo l'adrenalina scorrermi nelle vene. Non credevo di poter possedere tutta questa violenza.

Un rumore forte, assordante e un boato quando la tavola si spezzò a metà.

Come sperato lui iniziò a barcollare per poi cadere a terra. Non mi accertai se fosse svenuto o meno, solo corsi via dalla stanza con il cuore che minacciava di uscirmi dal petto e lacrime agli occhi.

Uscii da quella piccola prigione che mi aveva tenuta chiusa per giorni e iniziai a guardarmi intorno alla ricerca disperata di una via di fuga.

Vidi scaffali, scaffali su tutte le pareti con pacchi di pasta, sottaceti e così via... sembrava quasi una dispensa. L'ambiente in cui mi trovavo ora non era più accogliente di quello in cui mi trovavo fino a 2 minuti fa.

Vidi una scala e nessuna alternativa, così mi catapultai su per i gradini inciampando più volte. Era difficile controllare i piedi che sembravano muoversi autonomamente desiderosi di libertà.

Arrivai in cima alle scala e mi guardai intorno sudata, ma non capii bene dove mi trovato. Sembrava un vecchio supermercato abbandonato con gli scaffali cadenti e ancora dei residui di cibo sparsi qua e là.

Non ebbi difficoltà a vedere la grande porta di uscita. Iniziai a spingere e ad urlare, ma la porta non si apriva e speravo che qualcuno mi sentisse e mi aiutasse, ma quello che sentii furono solo dei passi rumorosi avvicinarsi. Forse non era stato così efficace il mio colpo come mi era sembrato. Iniziai a correre da una parte all'altra del piccolo edificio nel panico più totale iniziando a boccheggiare sentendomi mancare l'aria.

Ad un certo punto vidi un'uscita di emergenze, un po' nascosta dagli scaffali e da una grande tenda semi chiusa, che fortunatamente si aprì senza alcuno sforzo e finalmente mi ritrovai fuori ad un passo dalla libertà.

Iniziai a correre senza una meta. Non riconoscevo il posto in cui mi trovavo, probabilmente non era Cape May.

Non sapevo dove andare e non vedevo nessuno in strada a cui chiedere aiuto.

Iniziai ad urlare, a dimenarmi, a suonare i campanelli, ma non sembrava esserci nessuno e le mie speranza si stavano vanificando.

Sentii la porta da cui ero uscita poco prima aprirsi velocemente e sbattere con violenza contro il muro.

Mi girai e lo vidi, non mi ero allontanata tanto, solo pochi metri, mi avrebbe raggiunta. Si guardò intorno cercandomi, poi dopo che mi ebbe nel mirino iniziò a correre nella mia direzione.

Non ci pensai due volte e iniziai a correre anch'io anche se mi era particolarmente difficile a causa della brecciolina dell'asfalto rovinato che mi infilzava i piedi scalzi. Era molto più veloce di me e sentivo già il suo respiro affannoso e arrabbiato.

-Ti prego basta! Lasciami andare!- urlai con tutto il fiato sperando di essere sentita da qualcuno all'ultimo, ma niente.

Non passarono molti secondi che sentii un macigno gigantesco scagliarsi sopra di me schiacciandomi a terra. Mi aveva raggiunta.

Sentii le ginocchia bruciare, così come i gomiti e la guancia che era premuta al suolo. Avevo anche difficoltà a respirare, poiché la mia gabbia toracica stava diventato un tutt'uno con l'asfalto. Poi un pizzichino nel collo. Cos'era? Una siringa?

Iniziai a vedere scuro. Poi nulla.

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