C'è un problema!

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Due giorni dopo mi alzai più intorpidita del solito, con un forte mal di testa e un mal di pancia lancinante.

Mi aveva fatto male il cibo che mi aveva dato? Probabile, non era sempre fresco e buono di sapore, ma mi accontentatavo, ero molto brava ad adattarmi alle situazioni.

In questi due giorni non era successo nulla. Non avevo più parlato con lui, ne lo avevo più visto, tranne la sua mano che spuntava da uno spiraglio di porta quando doveva darmi cibo e acqua.
Io avevo tenuto la mente attiva e lontana dai brutti pensieri, cercando un modo per prendere una tavola da sotto il letto senza farmi vedere, attirarlo dentro la stanza, fare qualcosa e fuggire. Non era un piano perfetto e ben studiato, ma era l'unico possibile.

Mi sedetti sul letto portando le mani alla testa. Le orecchie mi fischiavano, tanto che dovetti chiudere gli occhi. Cos'era?

Passarono pochi secondi e realizzai. Ciclo. Presa da questa faccenda avevo completamente dimenticato che mi sarebbe dovuto venire in questi giorni. Guardai il letto sotto di me. Una macchia rosso scuro. Non ero mai stata così contenta di avere il ciclo e soprattutto di aver sporcato qualcosa, perché ora mi avrebbe dovuto portare per forza abiti nuovi da indossare.

In realtà non ne ero sicura, in fondo mi aveva lasciata con questi vestiti da giorni senza preoccuparsi più di tanto, ma almeno, chiamandolo e parlandogli da dietro la porta, avrei avuto la certezza che non mi stesse guardando e quindi avrei per lo meno staccato una toga.

Così decisi di fare.

-C'è un problema!- dissi mostrandomi preoccupata e sperando con tutto il cuore che mi stesse sentendo.

Bingo. Non passarono molti minuti che lo sentii dietro la porta.

-Che succede?- sentii la sua voce ancora assonnata e più profonda del solito.
-Mi è venuto il ciclo, ho sporcato tutto e non so cosa fare.- dissi senza peli sulla lingua iniziando ad accovacciarmi sotto il letto.
-Cazzo- brontoló
-Ho bisogno di assorbenti e vestiti nuovi. Per forza. Non te li chiederei se non fosse urgente- provai a muovere la toga. Dato che il letto era vecchio non era ben fissata e ci volle una piccola pressione, infatti, per farla cadere a terra. Riuscii a fermarla con le mani, ma un leggero rumore si sentì.
-Cosa è stato?- disse lui provando ad aprire la porta.
-Nulla ho sbattuto il piede al letto- dissi veloce e con il cuore in gola sperando di averlo convinto.
-Va bene allora. Non so quando li avrai, ma li avrai- disse e poi non lo sentii più.

Non era stato difficile.

Nascosi velocemente la toga sotto il letto e tornai distesa sullo stesso, in attesa del momento fatale.

Avrei voluto riposare ma non riuscivo a chiudere gli occhi che rimanevano spalancati.

Come avrei fatto a prendere la tegola e colpirlo senza essere fermata? Come facevo ad essere certa che la mia forza sarebbe stata sufficiente a stordirlo? E poi quando sarei uscita da questa cantina dove sarei andata? E se fossi riuscita ad uscire fuori dove sarei scappata?

Tormentata da queste ansie non mi accorsi che erano passate ore. Riportai i piedi per terra quando sentii maneggiare il lucchetto che mi chiudeva qui dentro.

Era qui. Era il momento.

Lo vidi rientrare piano con il solito sacco sulla testa e con una busta in mano. Io intanto mi ero seduta a terra per essere più vicina alla mia arma.

Avanzava piano verso di me cercando di non guardarmi tenendo la testa girata di lato più che poteva. Era a disagio e credeva lo fossi anch'io.

Si era avvicinato abbastanza per fare in modo che prendessi la busta. Aspettai e aspettai ancora, continuando a guardarlo sperando non si girasse.

Iniziai ad ingoiare rumorosamente e silenziosa avanzai una mano sotto il letto per testare il pavimento. Tremavo. Poi la toccai, toccai il legno ruvido e scorticato di quella lunga toga e mi feci coraggio.

Non avrei avuto altre possibilità.

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