IIA caccia della moneta

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Per il resto della giornata, Francesco lavorò come mai aveva fatto in vita sua: spostare intere pile di libri e spolverare scaffali su scaffali non gli costava alcuno sforzo. Una felicità del tutto nuova lo inebriava sin nelle ossa, spogliandolo di ogni fatica e spronandolo a fare ciò che doveva meglio che poteva.

Notando l'entusiasmo del giovane, Guglielmo si fece sospettoso e non si risparmiò nel ricordargli che il suo stipendio non sarebbe variato, pur addolcendo l'amaro promemoria con qualche raro complimento. Tuttavia ogni parola, dalla prima all'ultima, entrò da un orecchio dell'apprendista per uscire subito dall'altro.

Chi se ne frega dei brontolii del vecchio? Stanotte Elfa tornerà qui! Da me! continuava a ripetersi quasi ossessivamente, saltellando da un reparto all'altro. Ciò che provava verso la donna era qualcosa di molto più forte dell'amore: era pura ossessione, qualcosa che non aveva mai sperimentato verso nessun altro. A rendere il tutto angosciosamente eccitante era l'assoluta certezza che, se non l'avesse rivista, non sarebbe mai più stato felice in vita sua. Ma lei ha detto che verrà. E verrà! È troppo bella, troppo buona... troppo perfetta per poter mentire!

Il sole era già tramontato da molto tempo quando infine Francesco si abbandonò sulla comoda sedia dietro la scrivania. Eppure, si sentiva carico di energia, quasi si fosse appena svegliato da una lunga notte di sonno.

Presto Elfa sarà qui! si ripeté per la miliardesima volta.

"Cosa ti manca da fare ancora?". La domanda di Guglielmo fece ripiombare il ragazzo nella realtà. Agitò la testa intontito e disorientato.

"Eh? Ah... sì. Mi manca... ecco... ancora del lavoro. Devo rimettere in ordine i libri che sono stati consultati oggi... e penso che il reparto di Erboristeria abbia bisogno di essere catalogato di nuovo! Inoltre, credo che una sua sezione debba essere riordinata secondo ordine alfabetico..."

"Quanto entusiasmo! Per caricarti in questo modo, la tua pulzella deve baciare davvero bene!"

Francesco si drizzò di colpo sulla sedia con un brivido.

Guglielmo sa che non ho una ragazza. In un modo o nell'altro riesce sempre a sapere con chi, quando e dove sono andato durante i miei sporadici giorni liberi. Ma questo vuol dire che... no! Non può essere!

Si sforzò di ragionare con mente fredda, ma non era semplice: Guglielmo gli stava proprio davanti, fissandolo con pettegola insistenza. Mantenere un'espressione rilassata fu un vero sforzo.

Se avesse ascoltato la mia chiacchierata con Elfa, di certo mi avrebbe cacciato stamattina. Invece sono ancora il suo apprendista! si disse.

La prospettiva di interrompere l'apprendistato lo inquietava nel profondo: sua madre gli aveva fatto chiaramente capire che, se avesse buttato alle ortiche la sua istruzione, lo avrebbe cacciato di casa. Per lei era una questione di principio, all'inizio solo con suo marito... e ora con l'intero paese. E quella donna non sapeva perdere!

Un secondo brivido gli solleticò tutte le vertebre sino a raggiungere la base della nuca. Mosse infastidito le spalle nel tentativo di scacciarlo via.

"Allora buonanotte!" tagliò corto il vecchio, mettendo da parte il suo sorriso malizioso e puntando l'uscita mentre si avvolgeva nel mantello. D'un tratto però si fermò, le braccia ancora distese a sistemare la cappa scura, quindi si volse di tre quarti e i suoi occhi azzurri tornarono a fissare il giovane. Stavolta, però, erano venati di preoccupazione. "Non ho visto uscire dalla biblioteca quello strano visitatore. Quando se n'è andato?" La sua voce era un bisbiglio, quasi temesse d'essere spiato.

De Opale RaptusDove le storie prendono vita. Scoprilo ora