IUno strano incontro

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Il tuono ancora scuoteva la notte quando la persiana si aprì con uno schianto. Pioggia e vento si riversarono nella stanza, trascinando dentro il freddo dell'inverno imminente. Sobbalzando, il giovane sbatté gli occhi e rabbrividì, nonostante fosse ben accoccolato sotto le coperte. Con un grugnito contrariato se le scollò di dosso, rotolando fuori dal giaciglio. Gli ultimi caldi brandelli di sonno se ne andarono non appena i piedi nudi toccarono le assi del pavimento. Con un sospiro si alzò in piedi; i muscoli intorpiditi si lamentarono per lo sforzo. Si volse a guardare il pagliericcio: sua sorella non si sarebbe svegliata neanche se avessero bussato alla porta con un ariete. E meno male che aveva chiuso bene la finestra! pensò con una punta di rabbia.

Avanzò alla cieca, un passettino alla volta, strofinandosi le braccia per scaldarsi un po' e per farsi coraggio: all'esterno il vento ululava tutta la sua cieca furia, facendolo tremare nel corpo e nell'anima.

Sbuffando infastidito, fece per allungare il passo... quando un lampo squarciò la notte. Fuori dalla finestra, una sagoma si stagliò in un crudo contrasto di luce e ombra. Avvolta in un ampio manto più nero della tempesta stessa, guardava dritto nella stanza. Un istante dopo venne inghiottita dalle tenebre.

Il ragazzo rimase impietrito lì dov'era, con quell'immagine impressa a fuoco negli occhi. Sobbalzò quando il tuono diede voce alla guerra degli elementi che infuriava oltre la finestra. Deglutì a fatica, il corpo d'un tratto sveglio ma incapace di muoversi, il cuore che gli bussava forte tra le costole quasi volesse fuggire via.

Il giovane sentiva ancora addosso lo sguardo dell'incappucciato. È già giunta la mia ora? fu l'unica cosa che riuscì a pensare.

Non avrebbe saputo dire quanto tempo passò: la paura aveva trasformato gli attimi in ore. Tese l'orecchio, cercando di percepire ogni minimo rumore, ma null'altro udì se non il fragoroso scroscio della pioggia, le tapparelle cigolanti sui cardini e gli ululati di quel tempo da lupi. Quando riuscì a racimolare abbastanza coraggio da muoversi, fece per voltarsi e chiedere aiuto... ma un altro lampo lo abbagliò. Allo spavento sopraggiunse lo stupore: fuori non c'era nessuno.

L'unico a essere in piedi era lui.

Ancora vivo.

Devo essermelo immaginato... concluse con un sospiro di sollievo. Il buio ruggì di nuovo, e stavolta dal fondo della stanza giunse un debole lamento e un fruscio di stoffa.

Gonfiando il petto, quasi ad accettare una sfida, il giovane scattò in avanti, ma fremette sin nelle ossa quando i piedi sguazzarono nella pozza d'acqua formatasi sotto la finestra. Imprecando a bassa voce, trovò a tentoni le tapparelle e le chiuse bruscamente. Si, è stata solo la mia fantasia! si ripeté ostinatamente, bloccandole al meglio, quindi tornò rapido a letto e si accucciò di nuovo sotto le coperte, col solo desiderio di riprendere sonno. Nonostante il calore lo accogliesse in un morbido abbraccio di pace e protezione, quell'immagine tornò a tormentarlo. Un altro tuono scosse le tenebre. Con un sospiro si preparò a una lunga notte d'inquieto dormiveglia.

Francesco attraversò la maleodorante strada infangata costeggiando una grande pozzanghera. Dopo il diluvio della notte precedente, non voleva pensare a quanto il lago lì vicino si fosse innalzato. Il sonno gli appesantiva il capo così tanto da farlo camminare a testa leggermente bassa. Raramente lanciava un'occhiata agli altri passanti e gli sguardi che riceveva in risposta erano ancora più sporadici; di questi, ben pochi erano amichevoli.

Una mantella scura lo copriva dalle spalle alle ginocchia, mettendogli in risalto il volto. Aveva una testa leggermente più grossa del normale, ingigantita da una foresta di ricci castano rossicci. L'alta fronte confinava in basso con folte sopracciglia che esaltavano gli occhi marrone chiaro e il naso a patata. Nonostante le guance leggermente incavate, il volto appariva paffutello.

De Opale RaptusWhere stories live. Discover now