Un dubbio

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Mia's POV

Erano passati giorni da quando lui si era presentato ed io in questo tempo non avevo fatto altro che rimanere stesa sul letto con la faccia rivolta contro il muro, senza il coraggio di voltarmi verso la telecamera. Me ne fregavo anche della sporcizia del letto ormai.

Non smettevo di tremare. Voleva vedermi morta, era un'opzione che avevo valutato, ma non mi volevo arrendere all'idea. Mi chiedevo solo cosa aspettasse.

Passando giorni così immobile senza fare niente, con lo stomaco che brontolava ogni secondo, non facevo altro che perdermi nei miei pensieri.

Mi chiedevo di continuo come stessero i miei. Sicuramente distrutti. Mi chiedevo cosa pensassero le mie amiche, cosa stessero facendo per trovarmi. Mi chiedevo se avessero scoperto cosa mi era successo e speravo che prima o poi avrei sentito le sirene della polizia provenire da qui fuori, ma quel giorno non arrivava mai.

Il giorno e la notte si susseguivano lentamente, troppo lentamente e avevo perso il conto di quanti giorni fossero passati. Al contrario, invece, con notevole velocità cambiavano le mie emozioni. Un momento piangevo pensando alla mia situazione, il momento dopo guardavo con orgoglio alla stessa pensando che non mi sarei arresa. Ogni tanto ridevo pensando a veloci scorci della mia vita per distrarmi.

Una mattina questo mio stato di trance venne interrotto da un colpo forte alla porta.

Mi fece sussultare ed emettere un sommesso gridolino. Portai la mano all'altezza del cuore che aveva incominciato a martellare nel petto e mi misi seduta. Il mio corpo era intorpidito, così mi stiracchiai leggermente.

-Tutto bene?- mi giunse all'orecchio la sua voce.
-Cosa ti interessa?- mi misi sulla difensiva.
-Sei li immobile da giorni, avevo paura che fossi morta- disse scemando sul finale, rendendosi conto anche lui dell'assurdità della sua affermazione.
-Questo si che è un ossimoro!- esclamai quasi ridendo. -Dopo questa tua affermazione si sta consolidando nella mia mente un dubbio che coltivo già da qualche giorno...-
-Quale dubbio?- attaccò serio. Il suo tono era freddo e vibrante. Faceva paura.
-Vuoi vendetta giusto? Non vuoi soldi ma la mia testa, giusto?
-Già.
-Allora perché non mi hai uccisa subito? Perché perdi il tuo tempo a sorvegliarmi, a tenermi qui? Cioè potevi farla finita subito. Cosa stai aspettando? Non avrai forse paura?- lo sfidai con forse troppo sfrontatezza.

Passarono dei secondi di silenzio, poi sentii lo scatto di un lucchetto e un forte boato e in un secondo la grande porta di ferro battuto venne spalancata e lo vidi, per la prima volta vidi la persona che mi teneva in ostaggio.

Era alto molto più di me, era muscoloso e possente proprio come aveva immaginato. Era vestito in modo casual con un paio di jeans, come se non avesse premeditato quell'incursione, in testa aveva un sacco di corda nero con due fori per gli occhi.

Quegli occhi neri, così magnetici ed arrabbiati. Potevo vederci attraverso il suo dolore come se lo stesse urlando con tutta l'aria dei polmoni. Mi fecero quasi più paura del lungo coltello che aveva in mano.

Iniziò a venirmi incontro con passo svelto e deciso attraversando la piccola stanza. Non potevo fare nulla, non potevo muovermi a causa delle manette, solo appoggiai la schiena al muro.

Si chinò quasi a sfiorami la faccia incastrando i suoi occhi che correvano veloci come saette nei miei e avvicinandomi il coltello al collo.

Iniziò a spingerlo verso l'esofago tenendo l'altra sua mano dietro la mia nuca.

-Non ho paura. Potrei farlo anche adesso.

Era giunto il mio momento?

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