16.La vera amicizia

146 8 7
                                                  

"Non pensare di riuscire a cavartela in questo modo Jane. Io sono a conoscenza di tutto. So dove sei, so cosa fai e so con chi sei.
Ho lo strano presentimento che presto ci vedremo, sai?
Salutami Cameron, prima che lo incontri uno dei miei uomini"

Immobile.
Ecco lo stato in cui versa il mio intero corpo dal momento in cui ho trovato questo maledetto biglietto sul mio cuscino, nella nostra stanza d'hotel.

Lui, chiunque sia, sa tutto. Sa dove mi trovo e, soprattutto, sa che Cameron è qui con me.

Le gambe cedono e finisco per terra, sul morbido tappeto nero ai piedi del letto.
Lo sguardo rimane fisso sul quel pezzo di carta e una matta voglia di mettergli fuoco mi riempie la mente.
Forse è la speranza che bruciando quel foglio possa finire tutto ma, ovviamente, un orrore del genere non si può cancellare in questo modo.

Dovrei dirlo a Cameron? E se lo mettessi ancora più in pericolo di quanto già sia?
Ho sbagliato a raccontargli tutto?
Forse avrei dovuto mettere da parte il mio egoismo e pensare di più alle tremende conseguenze che avrebbe potuto causare il mio gesto.

"Ehi, cosa succede?"la voce preoccupata di Cam mi fa alzare il volto nella sua direzione, mentre si chiude la porta alle spalle e si inginocchia davanti a me.
"Jane,stai bene?"

Cosa dovrei fare adesso? Scappare ancora?

"Io non ce la faccio più"sussurro, con la voce interrotta da qualche piccolo singhiozzo soffocato.
"Non dovevo parlartene Cam, saresti stato più al sicuro"

Abbassa lo sguardo, che si sofferma sul foglio che ho in mano, lo legge e cono rabbia lo strappa in mille pezzi, quasi come il mio cuore in questo momento.

"Adesso tu mi ascolti bene,okay?"mi dice dopo qualche minuto passato in silenzio, costringendomi ad alzare lo sguardo.
"Sono stato io a voler sapere cosa stesse succedendo perchè tutti quei dubbi mi stavano letteralmente facendo impazzire.
Non sentirti la causa di tutto ciò, tu hai sempre cercato di salvarmi, di farmi stare bene e ci sei riuscita.
Ci riesci ogni giorno Jane, ogni fottuto istante, e se pensi anche solo minimamente che raccontandomi tutto tu abbia fatto un errore ti sbagli di grosso. Non so cosa sta succedendo adesso, non so come dovremo comportarci domani, ma so bene che in ogni caso voglio che tu mi stia accanto. Quindi smettila con queste puttanate e non permetterti mai più di sentirti la causa di tutta questa merda, perchè non lo sei"

Tante volte mi è capitato di rimanere inerme nel sentire le parole di Cameron ma mai prima d'ora ho capito quanto è alto il rischio che è disposto a correre per restare al mio fianco.

E capisco quanto sia importante per ognuno di noi sentirsi speciale per qualcuno, così tanto da mettere da parte e ignorare qualsiasi rischio purché il premio sia rimanere insieme giorno dopo giorno, lontani dalla realtà così vana e priva di magia.

"Andiamo via"gli dico, per poi gettargli le braccia al collo, pronta a sentirmi davvero a casa, tra le sue braccia.
"Va bene, prepariamo le valigie"dice, passandomi una mano sui capelli e regalandomi uno dei suoi magnifici sorrisi.

***

"E adesso dove andiamo?"chiedo a Cam, salendo in macchina al posto del passeggero.
"Lei dove vuole andare, mia signora?"mi domanda, con un buffo accento.
"Che ne dici di fare una visita al presidente?"
"E Washington sia,piccola"

Gli sorrido allegramente e sposto lo sguardo fuori dal finestrino, pensando a quanto tempo dovremo rimanere in macchina per raggiungere la capitale, cioè circa dieci ore.
Insomma, ho davvero molto tempo per pensare a tutte le cose peggiori che possano succedere.

"Sai, mia madre ha sempre desiderato visitare Washington. Mi raccontò di una sua vecchia amica, Erica Connor, con la quale si sentiva ancora, prima che..."interrompe per un attimo il suo discorso e,dopo aver preso un gran respiro, continua a parlare "Erano ottime amiche ai tempi del liceo, mia madre la considerava quasi come una sorella, e il loro rapporto non cambiò neanche quando Erica si trasferì a Washington con la sua famiglia. Continuavano a scriversi, a intraprendere lunghe conversazioni al telefono e a spettegolare sui bei ragazzi che ci provavano con loro, infatti Erica fu la prima a venire a conoscenza della relazione tra mia madre e mio padre. Dopo un po', però, iniziò a non farsi più sentire, ignorando le chiamate e le lettere di mia madre, e lei ne rimase molto delusa. 
Nonostante passassero gli anni mia madre continuava a mandarle delle lettere in cui le raccontava tutto, le disse persino di aver scoperto di essere incinta di me, ma neanche quella volta rispose. D'altro canto, prese il primo volo per Miami e fece visita a mia madre, che vedendola sulla soglia di casa scoppiò a piangere.
Da quel momento non si sono più divise, anche se Erica tornò a Washington qualche giorno dopo. Insomma, la distanza per loro non era un problema. La signora Connor non spiegò mai a mia madre il motivo per cui fosse scomparsa tutti quegli anni ma, dopo l'incidente, arrivò una lettere a casa di mia zia, la madre di Charlotte. Quella lettera era per me ed Eli. Erica scrisse che era profondamente dispiaciuta per quello che era successo, ci raccontò alcune vicende vissute con mia madre e concluse scrivendo una frase che mi colpì particolarmente : "Se volete delle risposte sono pronta a darvele". Allegò il suo indirizzo e il nuovo numero di telefono, ma io decisi di non contattarla"

"Perché non le hai chiesto di cose stesse parlando?"dico con un filo di voce, provata da quella storia.
"Perché mi sentivo l'unico responsabile di ciò che era successo e pensavo che parlandole mi avrebbe solo rifilato frasi fatte per cercare di convincermi che la colpa non era mia"

"Lo pensi ancora?"chiedo dopo svariati minuti, spezzando il silenzio che si stava creando.
"Cosa?"
"Pensi ancora di essere la causa?"
"No"risponde secco, guardandomi negli occhi con estrema dolcezza "Dopo averti incontrata mi sono reso conto che se una cosa è destinata a succedere lo fa e basta. Ero destinato ad innamorarmi di te, e così è stato. Ero destinato a perderti per poi ritrovarti, e sono fermamente convinto che sia stato il destino a strappare via dalla mia vita i miei genitori"

"Se le cose fossero andate diversamente sarebbero state sicuramente più facili, ma adesso non saresti lo stesso e problematico Cameron che mi ha fatto perdere la ragione"

Non sono dell'idea che sia il destino a decidere per noi,perché credo che ognuno sia responsabile del proprio avvenire. Ciò non toglie, però, che alcune cose accadano semplicemente perché non possono andare diversamente.

Le cose sono destinate ad andare male? Cameron è destinato a soffrire? O forse posso cercare di cambiare veramente le cose?
Avrei bisogno di mille risposte. Il ragazzo al mio fianco, però, ha la possibilità di riceverle e non gli permetterò di sprecare questa ottima occasione.

"Forza, andiamo da Erica"

Two Souls In OneDove le storie prendono vita. Scoprilo ora