Nessun riscatto

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Guardai impietrita la telecamera, immobile per svariati minuti.

Dopo di ciò iniziai a parlare verso quel piccolo oggetto elettronico, consapevole di non poter ricevere risposta, ma certa che lui mi avrebbe ascoltata attentamente.

Tremavo per la paura, avevo iniziato a sudare, ma non potevo mostrarmi debole.

-Non so cosa tu voglia da me. Non so chi tu sia ma sono certa di non averti fatto nulla o per lo meno nulla da meritarmi tutto questo. Se è colpa di mio padre mi dispiace, ma non lo merito comunque, io non sono lui. Sono convinta che si troverà una soluzione e finché starò qui voglio che tu sappia una cosa. Non mi vedrai mai piangere, mai ferita, mai delusa, mai giù, non ti darò questa soddisfazione e anche qualora dovesse finire male per me, sappi che lotterò fino all'ultimo.- Respirai profondamente. Era vero quello che dicevo, non mi avrebbe mai vista piangere, ma ciò non voleva dire che io non stessi male. Non so perché glielo stessi dicendo, non se ne sarebbe fregato nulla, più che altro cercavo di convincere me stessa.

Ero brava a nascondere i sentimenti. Meglio lacerarmi dentro che mostrare le mie debolezze a qualcuno , era il mio credo.

-Non so se tu ti sia approfittato di me o cosa mi abbia fatto, ne perché io abbia le braccia piene di lividi. Ma anche qualora tu non mi abbia toccata in quel senso, mi hai comunque rinchiusa qui, mi hai legata, mi hai fatta soffocare, non mi dai da mangiare o da bere, approfittando della tua virilità e della tua forza corporea, ma sappi che non sei un uomo, non sei degno di rispetto e qualunque torto ti abbia fatto mio padre, sono contenta che te lo abbia fatto, perché mai, mai dovrebbe passare nella mente di una persona rispettabile un'idea così malsana.
Sappi che non vali niente come persona e non so cosa tu voglia dimostrare facendo così e...-

Fui interrotta da un battito di mani che proveniva da dietro la porta. Era lui? Stava applaudendo?

Avevo un nodo alla gola e respiravo a mala pena perché cercavo di trattenere le lacrime.

-Brava, davvero brava. I miei complimenti per questo struggente monologo.- rimasi paralizzata.

Era lui a parlare, aveva un voce forte e profonda che mi entrò dentro facendomi vibrare le ossa e facendomi cadere ogni sicurezza. Non mi sembrava una voce conosciuta.

-Cos'è ora non hai più niente da dire?- continuò prendendosi gioco di me.
-Ho già detto tutto- dissi e la voce mi tradì uscendo tremante e insicura.
-Dov'è finita quella che "non mi vedrai mai giù?"- disse ridendo continuando a schernirmi.
-Ascolta- continuò -non ti ho toccata, non ho usato violenza su di te, non sono quel tipo di uomo-
-Non sei quel tipo di uomo, ma questo è ugualmente terribile- dissi ricomponendomi spinta da un senso di rabbia e avversione nei confronti del mio interlocutore.
-No, non credo.- era il suo punto debole.
-Non credi? Seriamente?- ora ridevo io.
-Cosa vuoi da me?- chiesi
-Oh guarda da te non voglio nulla, proprio nulla, odio le ragazzine viziate che si comportano come oche. Però devo dire che sei perspicace. È con tuo padre che ce l'ho- mi sentivo ferita per il suo commento. Non mi conosceva, non poteva giudicarmi, molte volte la gente lo aveva fatto senza conoscermi, solo per il mio nome e i miei soldi.
-Bene allora, tutto si risolverà. Mio padre pagherà sicuramente il riscatto, a qualunque cifra esso ammonti.-
-Oh ne sono certo. Non si tratta di soldi però. Mi ha licenziato come ha fatto con tanti, ma questo lo sai già, giusto? Ho iniziato a vivere per strada con mio figlio di quasi 4 anni. Un giorno sì è ammalato.- fece una pausa, sentii la sua voce incrinarsi. Sapevo cosa mi stesse per dire. Subito una stretta allo stomaco
-Non voglio sentire.-
-No, non è così facile mia cara- continuò - broncopolmonite. Non avendo un tetto e dei medicinali non ce l'ha fatta. È morto capisci? È morto per colpa di tuo padre. È morto piangendo tra le mie braccia, hai idea di quanto possa far male?- la sua voce tremava, forse stava piangendo. Piangevo anch'io, ora non potevo trattenermi. Non avevo parole, queste cose mi facevano malissimo. Sentivo il mio cuore spezzato e la delusione aveva preso il posto della paura. Non avevo idea del dolore che poteva aver provato, ma potevo immaginarlo. Sapevo cosa significa perdere qualcuno. Pochi anni prima aveva perso una migliore amica. Ma un figlio...

Dopo minuti di silenzio...

-Ora tuo padre saprà cosa voglia dire perdere un figlio.- poi silenzio.

Non voleva un riscatto, cosa voleva farmi?

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