Perché?

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Aprii piano gli occhi infastidita dai raggi di sole che mi colpivano in pieno.

Per un secondo credetti di aver fatto solo un brutto incubo durato un po' troppo, ma ben presto mi resi conto che la verità era invece un'altra.

Le mani ancora incatenate, le ossa doloranti, la bocca era secchissima, avevo bisogna d'acqua. Tutto come prima e tutto diverso. Ora c'era la luce. Ora potevo finalmente vedere dove mi trovavo e prendere conoscenza di quello che realmente mi era accaduto. Ero stata rapita a meno che non si trattasse di uno scherzo di cattivo gusto, ma ne dubitavo.

La prima cosa che guardai fu il mio corpo. Avevo in testa la costante paura di essere stata violentata. Una persona che ti rapisce è capace anche di questo. Avevo ancora addosso il vestito rosso della festa, sporco e stropicciato. Le mie calze nere erano ancora li e ancora in ordine tranne per il buco sul ginocchio. Non sembrava essere stato fatto nessun oltraggio al mio corpo...un primo respiro di sollievo. Almeno una cosa... Mentre dei tacchi neanche l'ombra.

Notai però diversi lividi e tumefazioni lungo tutte le braccia. Cosa avevo combinato?

Decisi allora di guardarmi intorno cercando di scrutare anche un minimo dettaglio che mi facesse capire chi fosse stato a farmi questo.

Capii subito di trovarmi in uno scantinato di cui l'unica finestra era piccolissima e posizionata sulla stessa parete vicino a dove si trovava il mio letto. Non riuscivo a vedere fuori. Iniziai ad urlare a squarciagola chiedendo aiuto, ma dubitavo qualcuno mi sentisse. Mi fermai subito. La gola faceva troppo male, ero troppo disidratata.

A proposito del letto, diciamo che non era propriamente degno di essere chiamato tale. Era un semplice materasso sporchissimo e palesemente vecchio, appoggiato su una base semplice in ferro battuto. Brividi di disgusto nel trovarmi lì sopra, chissà chi ci era passato prima di me e cosa ci aveva fatto sopra. Decisi così di sedermi a terra, nonostante la posizione fosse più scomoda.

Guardai l'ambiente intorno. Non c'era nulla, assolutamente nulla. Era una stanza vuota e dalla parte opposta a quella in cui mi trovavo io c'era una piccola porta. Sembrava piuttosto resistente, sicuramente non facile da sfondare, ma probabilmente non sarei mai arrivata fin lì con le mani ancora legate.

Guardai il soffitto. Macchie di umido e di muffa sparse ovunque e una piccola lampadina che pendeva al centro.

Decisi di non agitarmi, non sarebbe servito a nulla. Avrei trovato una soluzione o certamente l'avrebbe fatto la polizia e i miei genitori, così mi misi a pensare ad altro.

Dove mi trovavo? Ma soprattutto perché?

Perché rapirmi? Non avevo mai fatto male a nessuno, non avevo nemici, neanche tanti amici in realtà se non quei pochi di famiglie ricche che piacevano ai miei. Cosa, certamente, che non si poteva dire di mio padre.

Lui si che aveva tanti nemici a causa del lavoro che faceva. Aveva una grandissima azienda alimentare che esportava in tutto il paese. Ovviamente aveva i suoi giri loschi e recentemente aveva dovuto licenziare migliaia di dipendenti perché non era in regola e molti erano finiti per strada.

Tutto questo per colpa di mio padre? Sinceramente lo speravo, la situazione si sarebbe potuta risolvere con un riscatto.

Mi sentii mancare l'aria e stavo per piangere. Era impossibile non avere paura in una situazione del genere, anche per una persona forte come me.

Cercai di distrarmi e mi accorsi di un particolare che stranamente mi era sfuggito prima. In un angolo della stanza c'era una piccola telecamera puntata verso di me. Dalla spia rossa che si accendeva e si spegneva ad intermittenza, capii di essere ripresa.

Lui mi stava guardando.

Brividi.

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