Chi sei?

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Mia's POV

-Chi sei?- iniziai a chiedere. Ero paralizzata dalla paura ma cercai di non farmi i soliti viaggi mentali che mi avrebbero portato solo tanta ansia e non mi avrebbero fatto ragionare lucidamente.
-Jenny sei tu? Caroline?- continuavo a parlare alzando sempre di più la voce, ma la persona davanti a me, che probabilmente continuava a fissarmi, non dava cenni di vita.

Ricominciai a muovere i piedi con cautela sul corpo che era davanti a me. Volevo almeno capire se si trattasse di un uomo o di una donna.

Il mio piede continuava ad ispezionare e la figura davanti a me rimaneva immobile, quasi fosse una statua.

Da quanto riuscii a capire mi sembró si trattasse di un uomo. Il bacino era molto in alto e molto largo, aveva degli addominali forti e mi sembrava troppo robusto per essere una donna.

Stavo per ritirare il piede, quando mi venne afferrato con forza. Finalmente questa persona mi aveva dato prova di essere viva e anche di essere un uomo, per via della mano possente che mi faceva male intorno alla caviglia.

-Chi sei? Josh sei tu?- Josh era un ragazzo che mi si era dichiarato qualche settimana prima e non aveva accettato il mio rifiuto. Non credevo potesse essere capace di intrappolarmi in questo modo. In realtà a pensarci Josh non era così robusto.
-Ti prego dimmi chi sei. Ci conosciamo? Ahia mi stai facendo male. Dimmi chi sei.- continuavo a parlare senza ricevere una risposta.

La presa intorno alla mia caviglia esile si faceva sempre più intensa e iniziai a preoccuparmi seriamente. Ora ne ero certa, ero in pericolo, non potevo continuare a temporeggiare.

Un mio conoscente non avrebbe mai fatto una scenata del genere, rimanere addirittura zitto nonostante tutte mie domande. Non aveva un minimo di senso.

Decisi così di passare all'azione, non potevo più aspettare.

Alzai la gamba libera dalla presa dell'uomo e iniziai a tirare dei forti calci contro di lui.

Mi misi di impegno e cercai di racchiudere tutta la mia energia in quei colpi che non sempre andavano a segno.

Lui era bravo a scansarsi e anche i calci che riceveva non sembravano farlo cedere.

Non mi arresi anche se mi stavo stancando e nonostante lui provasse ad afferrami anche l'altro piede.

La mia caviglia rimandava ancora nelle sue mani che si facevano sempre più strette. Prima o poi me l'avrebbe spaccata.

Dopo una decina di calci finalmente centrai il punto a cui ambivo dall'inizio: le sue parti basse. Bingo.

L'uomo indietreggiò lasciandomi libera la gamba, dopo aver emesso un lamento sommesso che mi confermò il suo sesso.

Mi feci piccola raccogliendo ancora una volta le gambe al petto, avevo paura di una sua reazione. Il buio, in tutto ciò, continuava a non aiutare.

Passarono pochi minuti in cui l'uomo sembrava sparito. Ancora una volta nessun cenno di vita.

Respiravo affannosamente e in modo rumoroso, quello era l'unico suono che colmava il vuoto intorno.

Stavo per credere che lui fosse momentaneamente andato via, quando mi sentii tirare il cuscino da sotto la testa e sbattermelo in faccia. Era premuto con violenza sul mio naso e sulla mia bocca, voleva soffocarmi.

Iniziò a mancarmi l'aria e mi sentii come se stessi annegando.

Mi dimenai con tutte le forza che avevo, ma il cuscino rimaneva ancora li. Iniziai a piangere e ad urlare, sarei morta.

Iniziai a vedere macchie nere e ormai i miei respiri si erano ridotti al minimo.

Poi più nulla.

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