48 ore

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Cape May, Caroline's home

Sedevo da sola al tavolo della cucina a mangiare i pancakes che mia madre mi aveva lasciato prima di uscire. Cercavo di godermi a pieno quei pochi attimi di tranquillità prima di riimmergermi della mia caotica quotidianità.

Lavoravo da pochi mesi come segretaria nella banca di cui mio padre era il direttore. La nostra famiglia era una delle più ricche di Cape May, ma nonostante ciò ero obbligata a lavorare per guadagnarmi almeno in parte tutti i soldi che i miei mi davano ogni mese per le mie follie.

Improvvisamente tornai con i piedi per terra quando sentii nominare in televisione il nome della mia piccola città.

Era raro che venisse nominata, così alzai subito il volume felice che fosse accaduto qualcosa che avrebbe reso la situazione più frizzantina.

Poco dopo, però, mi resi conto che quella che avrei dovuto provare era tutt'altro che felicità. Avrei preferito non alzare quel maledetto volume.

"Sparita da poco più di 48 ore nella piccola città di Cape May, New Jersey, l'appena 21enne Mia Scarlet Evans, figlia del noto imprenditore Jeremia Evans e della stilista Lara Evans. È stata avvistata l'ultima volta nella discoteca "White" nel centro del paese con le sue amiche. Non si sanno notizie della dinamica della sparizione. Potrebbe essere stata rapita ma non si hanno ancora prove se sia ancora viva. Sono aperte le ricerche, chiunque abbia notizie della giovane non esiti a chiamare la polizia locale."
Avevo le mani davanti alla bocca e gli occhi sgranati. Non ci volevo credere nel vedere la foto della mia bellissima amica dai lunghi capelli neri lì davanti a me e mi sciolsi in un mare di lacrime quando vidi la mamma di Mia parlare davanti alle telecamere con gli occhi gonfi e la voce rotta.
"È stata rapita, sono certa di quel che dico. Non sarebbe mai scappata, mai per nessun motivo. Siamo una famiglia unita, le dimostriamo ogni giorno il nostro affetto e non le facciamo mai mancare nulla. Non l'avevo mai vista triste e stanca della sua vita, non mi aveva mai mandato segnali che mi indussero a pensare che volesse andare via. Vi prego trovatela. È la mia vita. Mi chiedo solo perché."

Afferrai subito il cellulare e chiamai Jenny, un'altra nostra amica che era con noi quella sera.

Mi misi a pensare. Non ricordavo molto di quella notte perché ero ubriaca, avevamo davvero oltrepassato il limite. Da quanto ricordavo, però, lei era stata sempre con me, non mi ricordavo di averla mai persa di vista, eppure...

-Ohi Jenny.- dissi singhiozzando
-Caro ho sentito- piangeva anche lei
-Ma come è stato possibile? Mi sembrava fosse tornata a casa con noi, ma non ricordo bene-
-No Caro non ricordo, non ho parole. L'abbiamo lasciata sola-
-Jenny non sappiamo come è andata. Secondo te è stata rapita?-
-Non sarebbe mai andata via senza dircelo. Lo sai-

Suonarono in quel momento al campanello. Andai ad aprire la porta facendo fatica a camminare. Ero scioccata.

-Polizia. Possiamo entrare?

Me l'aspettavo, dopo tutto era con me quella notte e qualunque cosa le fosse successa era anche un po' colpa mia.

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