*Tre - Anna

19 0 0
                                                  

Quel giorno non è stata la mia fine.Anzi, tutto il contrario. Se non fosse stato per quell'audizione, se non fosse stato per le parole dure di chi giudica senza tener a freno la lingua, io ora non sarei qui. Sarebbe potuto andare tutto meglio,questo lo pensava mia madre prima che me ne andassi di casa.

Quando chiamò mio padre per raccontargli l'accaduto, io ero lì vicino a lei; origliavo quella discussione così accesa, con mia madre in lacrime si giustificava per avermi portato dai pescecani.

"l'ha voluto lei" - "me l'ha chiesto incessantemente quasi ogni giorno" - " io lo sapevo che andava a finire così". Capito? Era colpa mia. Io sono stata artefice del mio male. Per mia madre, ho sbagliato io a chiederle almeno due volte al giorno di farmi iscrivere; per mia madre è colpa mia se ho imitato uno ad uno i ragazzi che si esibivano di fronte a quei giudici, sempre con il sorriso e sempre felici. Gli effetti pirotecnici che usavano nelle loro performance, dove ballerine in vestiti stravaganti facevano quelle acrobazie che ti lasciavano senza fiato, immobile, innamorata. E poi, vogliamo dirci la verità? Io non sarei mai riuscita a farle quelle cose lì.Danzare, saltare, piroettare...no, non lo avrei mai fatto. Ma cantare era nelle mie possibilità, ne ero assolutamente sicura. Sotto la doccia mi allenavo a cantare musiche sempre più difficili, e con risultati sempre migliori ogni giorno che passava. Me lo sentivo in gola che qualcosa stava cambiando. L'emozione iniziale faceva posto all'emozione, e l'emozione alla frenesia e poi alla gioia. Ero felice di cantare, di sentirmi viva tra quelle gocce d'acqua che non erano,per una volta, lacrime mie. Quando poi battevano sulla tenta in plastica della doccia, generavano un suono simile a centinaia di applausi. Per me capite? Erano per me! Ma no, mi sono illusa.

Tutto quell'incoraggiamento è stato inutile, come inutile è stato avvertire compagni e parenti della mia performance. Tutto, maledettamente, inutile. Cos'è successo quel giorno, voi ormai lo sapete.

Tornata a casa, mi sono subito sentita divorata dal buio della mia stanza. Mi osservava, aveva occhi, naso, orecchie e bocca per saggiarmi in ogni mio lato. Ero debole, in balia di me stessa senza più arpiglio al quale trovare sicurezza. Una barca in mezzo ad una tempesta, che IO avevo scatenato contro di me, secondo mia madre. Anzi, ex-madre. Ho pensato di farla finita, di buttarmi finalmente da quel maledetto balcone, di schiantarmi al suolo e morire così di fronte agli occhi di quelle quattro persone che passeggiavano per la strada. Era la volta buona per guadagnarmi la libertà. Però io che fantasticavo, non avevo nessun seguito dal mio corpo; questo infatti se ne era rimasto lì,fermo, in attesa di ordini. Ciondolava a destra e a sinistra, mentre le mani tenevano i capelli fino a strapparne qualcuno, provocandomi un gran male. L'immagine di me gettarmi dalla finestra svaniva,lasciando spazio alla consapevolezza che ora il mondo mi aveva divorata. Io ero carne per lupi, e ognuno prima o poi avrebbe dato un morso alla mia carcassa. Perciò feci la cosa più intelligente che mi venne in quel momento...buttarmi sul letto e piangere. D'istinto tirai su le coperte, coricandomi dentro e cominciando subito a percepirne il calore.

Stavo sudando come avessi corso chilometri sotto al sole, ed ero sotto le coperte solo da qualche secondo. Poi venne il cuscino bianco che usai per pulirmi prima il sudore, poi le lacrime. Senza esserne totalmente consapevole, avevo cominciato a stringere il cuscino sempre più forte sul mio viso,fino quasi a non respirare più, e sentire quell'atroce calore bruciarmi completamente. Ad ogni mio movimento sentivo l'aria rinfrescare sul mio corpo umido, percependo una vaga sensazione di piacere ogni volta che mostravo la schiena nuda al soffitto. La faccia, però, era sempre immersa nel cuscino bianco, nel tentativo infantile di soffocarci dentro. Di nuovo quel brivido, quella paura ancestrale di sentire le fibre del mio corpo urlare "finiscila!Finiscila!" e poi il silenzio imbarazzante del vuoto. Lì ho concluso un capitolo della mia vita; tra urla, sudore e pianti. Ero talmente stremata da cadere in un sonno profondo senza nemmeno accorgermene.

Raccolta di scritti differenziati e potenzialmente simili [ITA]Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora