40. Le conseguenze di un patto

110 13 150
                                                  

Alex odiava ammetterlo, ma la verità era che quelle indagini non stavano conducendo da nessuna parte. Non servivano a niente i giri a vuoto che stava facendo fare loro Riccardo, ma a quanto pareva non serviva a niente neanche essersi alleato con Sonia nella speranza di scoprire qualcosa agendo di nascosto. Gli spiriti non sembravano intenzionati a collaborare, il consiglio faceva di tutto per insabbiare la verità e non c'era uno straccio di indizio utile su quell'isola. A questo punto gli rimaneva un'unica carta da giocare, anche se aveva sperato fino all'ultimo di non doverlo fare.

Lasciò ricadere con un tonfo il libro che stava sfogliando sul tavolo e il vecchio sobbalzò per la sorpresa e imprecò tra i denti.

Alex si era ritrovato a camminare verso quella catapecchia quasi senza rendersene conto. Se ripensava a tre anni prima, quello era stato l'unico luogo in cui si era sentito al sicuro in un periodo in cui vedeva tutto il resto del mondo come un nemico. E in quel momento si era scoperto a desiderare di nuovo di trovarsi lì.

L'odore del coniglio arrosto e lo sfrigolare della carne stava riempiendo la piccola stanza, mentre il vecchio si muoveva borbottando davanti al camino acceso. Alex aveva provato a fargli notare che quello era il periodo dell'anno meno adatto ad accendere un fuoco, ma era stato candidamente ignorato e aveva deciso che in fondo sopportare il caldo era un piccolo prezzo da pagare per un po' di tranquillità.

Inclinò la seggiola sulle gambe posteriori, mentre gettava un'occhiata alla pagina su cui era rimasto aperto il libro.

Da quando aveva perso la mano, aveva passato giorni e giorni alla ricerca di qualsiasi informazione sul demone chiamato Invidia e in tutto quel tempo si era reso conto di una cosa: non sapevano quasi nulla di lui. Non se ne conoscevano grado e sigillo e persino il nome non doveva essere quello vero. Quanto ai suoi poteri, tutto ciò che veniva detto nei grimori era che "divorava teste". Dopo anni di ricerche, Alex ancora non era riuscito a capire come fosse stato possibile evocarlo senza le informazioni essenziali. L'unica spiegazione era che esistesse qualcuno, da qualche parte, a conoscenza del suo vero nome e del suo sigillo. In fondo, non era molto diverso da quello che era accaduto anche a lui con l'evocazione di tre anni prima.

Era talmente assorto in quei pensieri, che sobbalzò quando la porta venne spalancata e, ancora in bilico sulle gambe posteriori della sedia, cadde a terra con un tonfo sordo.

«Maledizione» esclamò, alzandosi in piedi dolorante. «Si può sapere cosa...»

Sulla soglia c'era Sonia, il fiato corto e gli occhi accesi di entusiasmo. Alex rimase per un attimo stordito a guardare il suo viso arrossato e il sorriso che le arrivava da orecchio a orecchio. Gli sembravano passati secoli dall'ultima volta che aveva visto quell'espressione.

Si schiarì la gola, mentre si sforzava di ignorare le imprecazioni sempre più colorite del vecchio, che aveva fatto cadere una nuvola di cenere a terra, insieme al coniglio ancora gocciolante di grasso.

«Di certo sembri amare le entrate a effetto» disse, rivolto a Sonia. «Buone notizie?»

Lei annuì, senza che il sorriso abbandonasse il suo volto. «Valerio è stato liberato.»

Alex si raddrizzò e sollevò anche lui gli angoli della bocca. «Dici sul serio?»

Lei annuì ancora e deglutì, mentre cercava di riprendere fiato. Alex si rese conto che doveva aver corso fino a lì solo per dargli quella notizia e scoprì di essere doppiamente felice a quel pensiero.

«C'è stato un altro omicidio» spiegò Sonia. «E so che non dovrei esserne felice, ma in questo momento non riesco a pensare ad altro se non al fatto che questo scagiona Valerio.»

L'Isola degli SpiritiDove le storie prendono vita. Scoprilo ora