*Due - l'audizione della mia vita

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Piccola avvertenza prima di cominciare a leggere: il testo che segue non è stato ricontrollato e sistemato. Lo pubblico come "bozza" e sarà successivamente migliorato. Perciò chiedo scusa per eventuali errori grammaticali o orrori nella sintassi. Grazie e buona lettura.

P.s. Se certe parole sono unite tra loro, è colpa di wattpad. Più controllo più ne appaiono, perciò sappiate che ho fatto (forse) il possibile ^^'



La strada era incandescente, a tal punto da far evaporare le gocce d'acqua della bottiglia di Anna. Era stata chiusa male, lasciando gocciolare l'acqua a poco a poco dallo zaino porpora della ragazza. Anna stava camminando insieme a sua madre, Federica, lungo la via Maglia per raggiungere il parcheggio. Trovarono una fiat punto bianca e un furgoncino verde, non molto lontano isolata dalle altre la cubo verde della madre di Anna. Era da poco passata l'ora di pranzo, il caldo estivo seccava persino l'aria, rendendola irrespirabile, ma fu quando aprirono le portiere della macchina, che un tremenda aria bollente le investì crudelmente.

«Aspettiamo un po' che si raffreddi.» Disse la madre. Anna le diede ragione, e aspettò ai lati della macchina; in fondo, c'era tempo.

Dopo un quarto d'ora l'aria era ritornata respirabile, però Federica decise comunque di accendere l'aria condizionata. Anna la guardò unpo' preoccupata.

«Solo per poco» le rispose lei, intuendo la sua preoccupazione. Solo per poco. Sapevano tutti quanto l'aria condizionata facesse male,specialmente alle corde vocali; Anna non poteva permettersi nessun tipo di problema alla voce, non quel giorno! Le tremavano le gambe ele mani, non riusciva a stare ferma da quanto era emozionata. Oggi è il giorno si ripeteva lei, come un ave maria.

«agitata?» chiese Federica, mentre innestava le marce e si preparava a fare marcia indietro.

«Mamma mia!» eh si, mamma mia! Anna non era solo agitata, era anche profondamente preoccupata. «Ho paura di non farcela.»

«E'normale, tranquilla. E' come quando stai facendo l'esame pratico della patente, e hai paura di sbagliare in ogni momento. Detto questo fece marcia indietro, ma la macchina si bloccò di botto facendo sobbalzare entrambe le ragazze.

«Mannaggia la miseria» esclamò Federica, risistemandosi i capelli guardando il suo riflesso dallo specchio retrovisore. «Mettiti la cintura tesoro»

Anna eseguì. Uscirono dal parcheggio, la radio accesa e sintonizzata su radio globo, dove trasmettevano la canzone di Rag'n'bone "skin".Anna sentì un colpo al cuore, colpa anche dell'emozione accumulata.Quel giorno avrebbe cantato per migliaia di persone "Human"sempre di Rag'n'bone. Che fortuna! Pensò Anna Sento che oggi ce la farò.

Si sentiva la testa cinta da una preoccupazione strana, diversa da quella che aveva provato la sera prima; quella che le impediva di dormire tranquilla, lasciandola due ore con gli occhi chiusi senza mai trovare il sonno. Era più amara, viscosa, come del cioccolato fondente fuso. Era forse la consapevolezza del gesto che stava per fare? Il fatto che si stesse dirigendo agli studios per provare al mondo il suo talento? Ma soprattutto, era lei veramente un talento?

«Oh mi raccomando oggi, devi spaccare?» Disse Federica. Anna le volle quasi chiedere se credesse veramente in lei, se veramente valeva tutti i complimenti che i parenti le facevano di continuo ad ogni festa importante, quando le chiedevano di presidiare il microfono a gelato gracchiante; poi, indipendentemente dalla musica, cominciare a cantare a note piene quell'accozzaglia di nostalgia anni '80, musica neomelodica o rock argentino, tipico delle feste da quarantenni.Sicuramente lei valeva di più di un Tiburon, ma erano quei complimenti a rendere il tutto troppo imposto. Lo faceva perchè glielo avevano chiesto, o perchè glie lo avevano imposto? Non lo sapeva,e anche quel giorno si sentiva burattino del volere dei suoi.Dicevano che era bravissima; dicevano che lei avrebbe vinto il talent. E la madre, sicura al volante come un bambino ai suoi primi passi, sembrava tutt'altro che dubbiosa a riguardo. Perciò, perchè non chiederle quanto credesse veramente in lei?

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