Day 15

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La bacheca degli annunci all'università era piena di foglietti con foto e numeri di telefono

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La bacheca degli annunci all'università era piena di foglietti con foto e numeri di telefono. Quello che più l'aveva incuriosito recitava:

Stanza singola
200 € (al mese)
Durata minima del contratto (in mesi): 3
Wifi
Vicino ai trasporti pubblici
Ascensore
Elettrodomestici
Spese condominiali incluse
Spese utenze incluse

Firmato "Marianna" e corredato dal link che riportava alle foto dell'interno dell'appartamento.

Aveva telefonato immediatamente e Marianna gli aveva dato appuntamento per il 31 ottobre.
Ci sarebbe stata più calma, aveva detto, e avrebbe potuto visitare l'appartamento in santa pace.

E adesso si trovava proprio lì.
Di fronte a Marianna che, bellissima nella sua tutina da casa, gli faceva vedere l'appartamento.

«Perciò sei uno studente, Paolo?» sorrise la ragazza.

«Sì, Economia e Commercio. Primo anno».
Il giovane si guardò intorno: la casa gli piaceva molto e anche l'idea di dover condividere l'appartamento con quella "gnocca" lo stuzzicava particolarmente. Sorseggiò il drink che la ragazza gli aveva offerto appena entrato.
«Anche tu studi, Marianna?»

«No, non più. Mi occupo di pubbliche relazioni e a volte faccio la babysitter, ma ho bisogno di qualcuno che mi aiuti con la casa e le spese. Non ho molte entrate al momento». La ragazza gli ammiccò, complice.

«Okay. Cos'è?!»
Un lamento sommesso gli ferì le orecchie. Sembrava il pianto di un bambino o forse l'uggiolio di un cane piccolo. Ma era talmente flebile... non poteva esserne certo.

«Oh, niente. My baby. Ti dispiace aspettarmi qui?»

Marianna aprì la porta di quella che doveva essere la sua camera da letto, ed entrò socchiudendola alle sue spalle.

Il ragazzo allungò il collo: era curioso di vedere da chi provenisse quello strano gemito, ma ciò che vide gli fece drizzare i capelli alla base della nuca.

Al centro della stanza c'era un seggiolone bianco e al suo interno un bambolotto che roteava la testa. Alternava un'espressione di gioia a una di pianto e dolore.

 Alternava un'espressione di gioia a una di pianto e dolore

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Era una delle cose più inquietanti che avesse mai visto.

Marianna si avventò sul pupazzo e lo prese per la testa, arrestandone così il movimento compulsivo.
Se lo avvicinò al viso.

«Nanna e, nanna e, sta' zitto, sgorbietto!» sussurrò.

«Marianna, ascolta, ti lascio alle tue cose. Tornerò un'altra volta».
Paolo fece qualche passo indietro, voleva andarsene e di corsa, ma un improvviso capogiro lo fece desistere.

La ragazza scagliò il bambolotto a terra, riaprì la porta e corse dal giovane.

«Ma no, ma no! Ho finito!» lo guardò, preoccupata, «Che c'è? Ti senti male?»

«M-mi, mi gira la testa. Cosa c'era nella Coca-Cola?»
Paolo chiuse gli occhi e si sedette a terra, le immagini davanti a lui vorticavano impazzite.
Stava quasi per vomitare.
«Che cazzo m'hai fatto bere, brutta svitata?»

Marianna si mise a terra di fronte a lui.
«Paolo, Paolo, calmati! Non c'era niente nella Coca-Cola!»

Un rigurgito amaro e un fiotto di sangue gli sporcarono la camicia.
«Pazza stronza, che m'hai fatto?!»

Marianna gli mise delicatamente le mani sul viso. Voleva che si calmasse e che smettesse di girare.

«Sshh, sshh! Sta' zitto, sgorbietto!»

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