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Un colpo

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Un colpo.

Un altro.

Un altro ancora.

Mi passai una braccio sulla fronte e asciugai quelle due gocce di sudore che mi stavano scendendo giù, sul viso.

Erano già trascorsi un paio di giorni da quando gli Eterni erano arrivati nel nostro Palazzo Reale e mia madre aveva concesso loro di rimanerci in qualità di nostri ospiti, tuttavia, il semplice fatto che, dopo ben ventiquattr'ore, non li avessi ancora incrociati per strada o non fossero venuti a mangiare con noi ai vari pasti della giornata mi rendeva inquieta, anche se, ancora non ne capivo il reale motivo.

Le parole di Helarã continuano ancora ad apparire nella mia testa e per quanto io desideri disperatamente avere delle risposte, so benissimo che queste tarderanno e non poco ad arrivare.

Perché loro mi cercano?

Perché dovrebbero cercare un'altra Eterna proprio come loro e reputarla indispensabile per renderli indistruttibili?

Cosa avevo io in più che loro non avevano?

"Sei ancora umana", sì burlò di me la voccetta nella mia testa.

Che spiritosa.

Mi rimisi in posizione e continuai a tempestare di pugni il sacco di paglia, rivestito in un tessuto spesso e resistente in cuoio, dinanzi a me.

Mi stavo allenando, come sempre, del resto. Ultimamente non facevo altro che allenarmi e allenarmi senza sosta.

Sentivo il bisogno impellente di diventare più forte di quanto già non lo fossi e di migliorare le mie tecniche di combattimento nonostante queste non fossero del tutto malaccio.

Più che altro, avevo come il presentimento che, ben presto, mi sarei ritrovata a dover utilizzare tutta la mia forza in un vero combattimento che avrebbe decretato se potessi uscirne viva o, ahimè, morta.

Non sapevo il perché avessi questa brutta sensazione, tuttavia, sapevo perfettamente che non potevo ignorarla e che non potevo fare a meno di assecondarla.

Dovevo allenarmi.

Anche a costo di vivere costantemente in quel palestra maleodorante.

Tirai un pugno, poi un altro, e poi un altro ancora, fin quando non decisi di ruotare su me stessa e di assestare a quel sacco di cuoio un bel calcio alto che avrebbe messo fuori gioco qualunque essere umano al suo posto.

Quando avevo iniziato ad allenarmi quella mattina, il sacco si muoveva a malapena quando lo colpivo con uno dei miei pugni imprecisi e fin troppo deboli per essere stati scagliati da umana in procinto di diventare un essere superiore persino alle Divinità.

Ora, invece, iniziamo ad acquisire sempre più forza nelle braccia e nelle gambe e riuscivo a sferrare colpi sempre più potenti che, invece di far ondeggiare lentamente il mio avversario di paglia, si allontanava da me sempre di più per ritornare indietro con più velocità e forza.

ASTRAEA "Il sangue degli Eterni"Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora