JohnMcDillan: Il Bizzarrismo

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Prima d'iniziare la recensione vi sono delle precisazioni da fare, circa il mio diletto nel parlare

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Prima d'iniziare la recensione vi sono delle precisazioni da fare, circa il mio diletto nel parlare. Sono qui, non per dare ordine o pareri strutturati né tanto meno per inneggiare il mio intelletto in proiettili di sapere, discutibili e non che siano.

Sono qui, per interpretare, per assaggiare uno scritto e farlo scorrere nel sangue e dopo descriverne il sapore, gli odori, perché leggere per me è incontrare sia me stessa in un riflesso sia l'autore e il mondo da lui proposto.

Siamo qui, riuniti, intorno una tavola condita da nulla e decorata dai miei pensieri, che spavaldi la usano come fosse una scacchiera, sfottendone le leggi. Siamo qui per completare un puzzle e dir poi che era meglio sfatto come le lenzuola non appena svegli. Benvenuti, quindi, nella mia mente buffa e variopinta.

Voglio informare l'autore, così, come colpo di scena scemotto che non solo ho letto le novelle, ma zittina e di nascosto ho continuato con le altre tre opere, confermando il sospetto che fossero tutte collegate tra loro, e prima di parlarne vorrei iniziar con semplicità, per dar misere basi al lettore ignaro, cose noiose insomma, intanto che parlo noi due possiam berci un caffè -il tè lo lasciamo al Dottor, suvvia- e mangiucchiar qualche triscotto.

John McDillan si dichiara fondatore di una nuova corrente letteraria: il Bizzarrismo. Il primo pensiero che si arrampica appendendosi ai neuroni come una scimmia è il dubbio che si sia bevuto qualcosina, è insolito definire una corrente perché è essa stessa ad autodefinirsi in un autore nel tempo. E potrebbe essere corretto, se non fosse che anche il qui presente autore me lo son ritrovato proprio all'interno, ripeto, all'interno delle sue opere, dando vita lui medesimo al controsenso della sua nascita d'inchiostro. Possiam quindi ben affermare che siam dinanzi una singolarità, ma di quale singolarità si tratta? Andiamo per gradi.

Leggere i bizzarri confonde se si ragiona come si è soliti fare e il caos crescente unito a un falso e in parte voluto poco controllo potrebbe scoraggiare un lettore poco attento, poco curioso. Quindi non di certo me e forse anche te che ti appresti a seguir il mio ragionamento. La prima sfumatura che mi son sentita d'apprezzare è la soggettività del bagaglio che, una volta terminato il percorso, ci si appresta a trasportare lungo una fermata poco definita da una parte e molto definita dall'altra: tutto può essere niente e niente può essere tutto.

"Il più grande nonsense per un nonsense è avere senso"

Il cuore pulsante del bizzarrismo risiede proprio in queste parole, che fungono da guida per accogliere, ma non limitare le possibilità dell'immaginazione, la quale è portata all'estremo con abbinamenti fuori dal comune, una cura dei dettagli verso le piccolezze e non verso gli oggetti a cui siam soliti rivolgere lo sguardo. Si fa ben presto a carpire un senso della realtà deformato, perché in quanto uomo siamo connessi con ciò che abbiamo sul palmo, anche qualora volessimo plagiarlo a modo nostro. Troviamo, per intenderci, colori che non esistono contrapposti a quelli che però conosciamo. Il suono lieve e allegro che produce l'urto tra due mondi porta a valutarne le possibilità sia nel primo che nel secondo, tirando le somme come dovessimo far una scelta, perché effettivamente dinanzi una scelta l'autore ci pone, a livello inconscio e più avanti quasi buttato in faccia al lettore. Vogliamo essere bizzarri o normaloidi?

Quei due antipaticiDove le storie prendono vita. Scoprilo ora