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Il suo pugno mi volò sopra la testa, colpendo i miei capelli violacei che ancora svolazzavano nell'aria nonostante io mi fossi accovacciata su me stessa

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Il suo pugno mi volò sopra la testa, colpendo i miei capelli violacei che ancora svolazzavano nell'aria nonostante io mi fossi accovacciata su me stessa.

«Sei in gamba, ragazzina» disse Vel con un sorriso sbarazzino sulle labbra. «Ma non così tanto da poter davvero pensare di battermi in un combattimento.»

Ritrasse di scatto il braccio e, con un movimento fluido ed estremamente rapido, si inginocchiò e cercò di falcarmi le gambe con una delle sue fin troppo lunghe in confronto alle mie.

Dovevo essere rapida tanto quanto lui.

Mi diedi una spinta con le gambe e mi librai nell'aria con uno scatto felino, scartando anche questo ennesimo colpo che mi voleva infliggere il mio avversario.

Afferrai subito suo pavimento e corsi dietro di lui che ancora doveva rialzarsi e gli diedi una gomitata dietro la schiena.

Lui grugnì per il leggero dolore che gli avevo provocato e si rialzò rapidamente prima che io potessi colpirlo con un pugno sul suo bel viso.

Non sapevo il perché, tuttavia, dovevo ammettere che quel giorno ero abbastanza carica di energia e riuscivo a tenergli testa senza alcuna difficoltà.

Era da un bel pezzo che continuavano ad allenarci insieme e, come se non bastasse, lui si era anche proposto di aiutarmi nel scoprire di quali poteri divini il Fato mi avesse fatto dono.

Quando me l'aveva proposto, era rimasta completamente sconcertata e a bocca aperta.

Non per il fatto che volesse aiutarmi in questa impresa quasi impossibile per la sottoscritta, bensì per il modo in cui me lo aveva chiesto: "Dato che sei recidiva come tua madre nel manifestare i tuoi poteri e nel saperli usare, vorrei poterti aiutare a scoprirli. In fin dei conti, ci sono riuscito con Hipnôse e non vedo perché dovrei fallire te che sei la figlia."

Era stato davvero estremamente gentile da parte sua proporsi in questo modo.

Ancora sentivo quel leggero fastidio e la voglia matta che avevo di rompergli la mascella e quelle meravigliose labbra carnose che il Fato gli aveva concesso.

Mentre ero concentratissima sulle sue labbra, Vel ne approfittò per bloccare il mio seguente pugno e per colpirmi a sua volta con un calcio all'altezza dello stomaco.

Un dolore sordo e costante mi esplose nella pancia e, urlando, mi portao istintivamente le braccia ad esso, cercando miseramente di placare quel dolore.

Ci misi un paio di minuti per riprendermi e una serie di respiri profondi per calmare i miei battiti cardiaci impazziti e per evitare che leacrime uscissero fuori.

Vel mi corse subito accanto e mi mise una mano sulla spalla nuda. Quel misero contatto tra noi fu in grado di farmi bruciare la pelle. Le farfalle parassite ripresero a svolazzarmi nello stomaco ancora dolente mentre il cuore faceva una serie di capriole.

ASTRAEA "Il sangue degli Eterni"Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora