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Il sogno che avevo fatto quella notte mi aveva lasciato di malumore e l'unica cosa che desideravo disperatamente, e che sapevo che fosse l'unica in grado di farmi sciogliere la tensione che sentivo sulle spalle, era andare ad allenarmi nella sala ...

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Il sogno che avevo fatto quella notte mi aveva lasciato di malumore e l'unica cosa che desideravo disperatamente, e che sapevo che fosse l'unica in grado di farmi sciogliere la tensione che sentivo sulle spalle, era andare ad allenarmi nella sala addestramento del palazzo Reale.

Ne avevo un disperato bisogno, in quel momento.

Aprii l'armadio e tirai fuori una tuta aderente in tessuto sintetico nera che indossai in men che non si dica.

Legai i miei lunghi capelli viola pallido in una coda di cavallo alta e, in men che non si dica, uscii fuori dalla mia stanza, cercando di fare il meno rumore possibile.

Stavano ancora dormendo tutti gli abitanti di quel palazzo.

In fin dei conti, non era ancora sorto il sole e il cielo era blu notte. Se mi affacciavo alla finestra potevo tranquillamente ammirare le stelle risplendere nel buio della notte.

La neve aveva smesso di cadere già da un po' e le sue nuvole grigie avevano liberato il cielo sereno e notturno.

Chiusi la porta della mia camera alle mie spalle e mi avviai silenziosamente verso la mia metà finale, continuando a rimuginare su ciò che avevo sognato quella notte e su ciò che mi aveva detto Helarã.

Più ripensavo a ciò che avevo vissuto nella mia mente quella sera, più mi rendevo conto che questo non poteva non essere reale.

C'erano troppe cose che non mi quadravano e troppe sensazioni che mi erano sembrate decisamente troppo reali come, ad esempio, la sensazione di freddo pungente che avevo avvertito sulla mia pelle.

Qualcosa non quadrava.

Se come temevo ero davvero riuscita ad incontrare quelle due figure femminili di origine divina, c'era una domanda che continuava a ronzarmi nella testa ininterrottamente: come avevano fatto a trasportarmi lì, da loro, e poi a riportarmi qui al palazzo senza che io nemmeno me ne rendessi conto?

Era bastato il tempo di un battito di ciglia per ritrovarmi nuovamente sul mio comodo e caldo letto.

Ciò era matematicamente impossibile.

Era inspiegabile come fosse accaduta una cosa del genere.

Dunque, le spiegazioni plausibili erano solo ed esclusivamente tre: la prima, quella più plausibile, era che io fossi davvero uscita di fuori testa, che fossi impazzita; la seconda, prevedeva l'accettazione di ciò che era accaduto come reale ma inspiegabile; la terza, ed ultima opzione, prevedeva che mi convincessi del fatto che fosse stato tutto frutto della mia mente contorta che, in un modo o nell'altro, trovava la maniera giusta per torturarmi anche in sogno.

Inoltre, cosa significava il fatto che loro, che, tra parentesi, non sapevo neanche chi fossero, sarebbero venuti a cercarmi perché io ero la chiave che serviva loro per diventare indistruttibili?

ASTRAEA "Il sangue degli Eterni"Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora