2. Voce

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Ascoltami.
Perché quando parlo sembra che nessuno si volti?
Eppure le sento le labbra, si muovono. La lingua schiocchia. Gli occhi pregano.
Il linguaggio e nato per comunicare, per non isolarsi dagli altri. Ma io mi sento così sola.

Il parco a dicembre è ricoperto di un leggerissimo strato di neve, quasi come una pellicola, quella che si usa per proteggere il cibo da conservare in frigo; così fa la neve: protegge ciò che l'autunno non ha ucciso. Non è molto, sono solo rami, foglie ed erba secche e le poche piante sempreverdi, ma l'inverno li custodisce come un tesoro, paziente, per aspettare  di donarli alla creativa primavera, a fine stagione.
Lucas, coperto dalla sua sciarpa grigia, sembrava aver sempre fatto  parte di quel paesaggio: puro, fragile, freddo e immobile.
Ci guardammo, i suoi occhi blu non tralasciavano  emozioni, chiedevano  solo di rispettare il cambiamento.
Lucas era cambiato in quei mesi. Era uscito dall'ospedale senza nemmeno sognarsi di contattarmi, senza pensare al mio dolore, alla mia disperata ricerca di notizie.
Lo avevo scoperto per caso a passeggiare nel nostro parco. Avevo gridato il suo nome, lo avevo inseguito.
Le mie parole urlate venivano raccolte dal vento e portate lontano, senza avere la possibilità di raggiungere le sue orecchie.
O forse erano solo le sue orecchie che non volevano ascoltare.
"Ascoltami! Dì qualcosa!" Gridai, le mani strette attorno ai suoi polsi fragili.
Scorsi qualcosa di nuovo nel suo sguardo imperscrutabile: rassegnazione.
Ma per cosa, pensai. Era lì, in piedi, salvo quando io invece lo avevo creduto spacciato.
Una lacrima, grigia e amara, bagnò la sua guancia pallida.
Una morsa mi azzannò lo stomaco. Perché avevo urlato? Forse perché nessuno aveva mai avuto tempo per ascoltarmi, tranne Lucas.
Lui era l'unico disposto a provare a capirmi, ma ora sembrava indifferente come tutti gli altri.
Non ero più la sua prima scelta?
Avevo giurato che la malattia non avrebbe cambiato nulla. Ma ora che ci penso, lui non aveva giurato a sua volta.
Mi abbandonava per non essere abbandonato, oppure credeva che io comunque avrei fatto lo stesso?
Erano settimane che nessuno mi faceva entrare nel suo reparto, dicevano che si stava preparando ad un'operazione molto difficile.
Volevo stargli accanto, lo volevo veramente. Ma forse lui non lo sapeva. Non gli era stata detta la verità.
Vederlo lì mi aveva turbata. Ancora una volta l'egoismo umano si mette in prima fila.
Lucas in risposta abbassò lo sguardo, si portò le mani alla sciarpa e serrò le labbra, prima di scostare il tessuto dal suo collo.
Le parole divennero superflue. D'un tratto, capii che ero stata io a non averlo saputo  ascoltare.
Un buco, largo qualche centimetro, disperdeva il calore  del suo corpo dal collo in una nuvola di vapore.
Avrebbe sempre dovuto respirare da lì, d'ora in poi, attraverso un piccolo foro nella gola.
La scena cruda mi fece bruciare gli occhi, e il sapore del sangue mi invase la lingua, dopo che mi fui morsa il labbro inferiore.
Il cancro era stato rimosso, ma quello era il prezzo da scontare per aver avuto in cambio la vita.
Non poteva parlare, il foro di carne pulsava ogni qualvolta che lui muoveva il collo o provava a deglutire.
I suoi occhi parlarono ancora  per lui, e io li capii, finalmente: scusa.
Fa più male il dolore fisico o emotivo?
Lucas stava provando provava entrambi, mentre teneva la bocca serrata e lo sguardo liquido.
Lo abbracciai. Lo strinsi forte tra le braccia come fosse stato un tesoro.
Non fu compassione a smuovermi. Non fu il dolore. Fu l'amore che provavo per lui, che avevo sempre provato per lui, e quella nuova situazione non avrebbe cambiato nulla.
"Ti amo, ti amerò sempre" sussurrai, e non serviva che parlasse per sapere che provava lo stesso.
"Insieme tutto sembrerà più facile".
Gli coprii il collo con la sciarpa, per evitare che prendesse freddo, e gli accarezzai la testa bionda.
Insieme, tornammo in ospedale, dove scoprii che era fuggito, per fare quella che credeva essere l'ultima passeggiata. Ma sapevo che in realtà sperava di incontrarmi.
La sua costante idea che la morte lo stava aspettando lo aveva tolto dalla razionalità.
Ma era salvo. Non avrei mai lasciato che qualcuno lo portasse via.

Imparai che il suono del silenzio e più forte di qualsiasi grido.
Per superare il muro di silenzio che Lucas aveva eretto, decisi di arrendermi e unirmi a lui, senza sforzarmi di combatterlo.
Sapete, la gente presta più attenzione se non si emette alcun suono, a differenza da ciò che si crede. Perché il mondo è rumore, è movimento, urlare non sovrasterà la forza di ogni voce umana, ma il silenzio è diverso, per questo viene notato.
Lucas e io ci capiamo senza parole, ci amiamo e il resto d'un tratto non conta più.

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La bellezza delle lacrime Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora