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Anche durante quel giorno, la neve continuava a cadere incessante, ricoprendo Aracieli con il suo meraviglioso manto bianco, così puro e lucente

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Anche durante quel giorno, la neve continuava a cadere incessante, ricoprendo Aracieli con il suo meraviglioso manto bianco, così puro e lucente.

Ero distesa sul mio grande letto dalle lenzuola azzurre e fissavo la cupola in vetro sopra la mia testa, intenta ad ammirare ogni singolo fiocco di neve che cadeva giù da quei grandi nuvoloni grigi che stavano oscurando il cielo azzurro e limpido.

Ero concentrata sul nulla assoluto quando, ad un tratto, tuono squarciò il cielo con le sue sfumature blu e bianche e creando una strana sfumatura gialla tra le nuvole che sfumava verso il rosso. In men che non si dica, un paio di occhi rossi e fiammeggianti comparvero nella mia mente facendomi scuotere il corpo da brividi che non sapevo ancora come classificare.

Nella stanza l'unico rumore che si udiva era quello del mio respiro regolare, fin quando, il suo volto da Dio perfetto e irresistibile non prese possesso della mia testa e mi fece aumentare di colpo la respirazione che, fino a quel momento era stata quasi impercettibile. Mi ritrovai ad ansimare proprio come quando correvo per ore e ore senza fermarmi per un solo istante pur di sviluppare una velocità fuori dal comune.

Almeno in qualcosa avrei pur dovuto essere la migliore, no?

Dato che i miei poteri tardavano a farsi vedere, puntavo tutto sulle mie abilità fisiche.

Mi voltai di scatto, girandomi verso destra e posando tutto il peso del mio esile corpo su quel lato.

Le mani congiunte in prossimità del viso.

Continuai a guardare i fiocchi bianchi cadere e ricoprire i piccoli davanzali che davano all'esterno fin quando il bussare alla porta della mia stanza non spezzò la quiete e il silenzio che si erano venuti a creare.

Mi misi seduta all'istante sul comodo materasso, prestando attenzione a non sgualcire troppo la stoffa pregiata dell'abito blu scuro che indossavo, e dissi semplicemente: «Avanti».

La maniglia dorata si abbassò e la porta si aprì, rivelando la figura alta e snella della ragazza dai capelli bianchi che avevo visto al fianco del Dio Veles e della Dea Devana, qualche giorno prima.

I suoi occhi giallo ocra mi scrutarono con attenzione mentre il suo sorriso emanava cordialità e un senso di calore familiare. «Posso entrare?»

Ricambiai il suo sorriso. Ormai, credevo di sapere chi lei fosse. «Si, certamente.»

Timidamente, lei entrò dentro quella cupola, chiudendosi la porta alle spalle. Ispezionò ogni centimetro di quella stanza così tanto particolare e, a giudicare dal luccichio nei suoi occhi gialli, sembrò che ne rimase abbagliata ed esterefatta. «Wow, è davvero una bella camera, principessa» affermò, continuando a guardarsi ancora intorno. «Quando ero piccola desideravo anch'io una stanza come questa ma i miei genitori non ho mai esaudito quel mio piccolo desiderio.»

Sorrisi. «Credo che il nonno lo avesse fatto più che altro per indispettirsi» dissi. «Non lo fa con cattiveria, è solo che non riesce proprio ad accontentare una richiesta se le si viene fatta.»

ASTRAEA "Il sangue degli Eterni"Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora