34. Alleati inaspettati e dove trovarli

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Alex non aveva idea di come fossero arrivati a quello. Si sarebbe quasi aspettato che accusassero lui, ma Valerio? Lui era rimasto sull'isola, lui aveva rispettato le loro stupide leggi e questo era ciò che riceveva in cambio.

L'edificio che ospitava le prigioni si trovava addossato alle mura esterne del castello di difesa. Guardandolo da fuori sarebbe potuto sembrare un semplice contrafforte, se non fosse stato che era l'unico e che sorreggeva mura che raggiungevano a malapena i cinque metri. L'ingresso si trovava su un lato e doveva essere stato quasi completamente ostruito dai cespugli di rosmarino prima che si accorgessero di aver bisogno di una cella. C'erano ancora i segni delle piante strappate sul terreno e lungo le mura.

Forse chiamarle prigioni era un'esagerazione visto che ospitavano a malapena un posto di guardia e una cella, ma finora non avevano mai avuto bisogno di nulla del genere. Era triste che non fosse più così proprio nel momento in cui avrebbero dovuto cercare di rimanere più uniti. Probabilmente, però, Alex era l'ultima persona a poter dire una cosa del genere, lui che, come aveva fatto notare Cris, non aveva nemmeno idea di cosa fosse il lavoro di squadra.

Alex sospirò scacciando quei pensieri e si costrinse a muovere qualche passo verso l'ingresso delle prigioni. Riccardo gli aveva già raccontato le basi su cui avevano deciso di arrestare Valerio e ora non gli rimaneva che sentire anche la versione dell'amico prima di cominciare a indagare.

Raggiunse la piccola porta nascosta su un lato del contrafforte e spinse per entrare. I cardini cigolarono, emettendo uno stridio simile a quello di unghie sulla lavagna e per un attimo coprirono il suono di voci.

«Non ho intenzione di accettare un no come risposta, Annamaria. Non me ne andrò da qui finché non me lo farai vedere. E ti assicuro che so diventare irritante se voglio.» Sonia stava fronteggiando a braccia incrociate l'esorcista che si trovava seduta al posto di guardia e non si voltò nemmeno al suono della porta che si apriva. Forse Alex avrebbe dovuto aspettarsi di trovarla lì e non seppe se essere più sollevato o spaventato di vederla.

Annamaria roteò gli occhi. «Su quello non ho dubbi.» Si voltò verso la porta aperta con fin troppo entusiasmo. «Grazie agli spiriti, Tivoli, dimmi che sei qui per conto del capitano Gregori.»

Al suono del suo nome Sonia si voltò a guardarlo e un lampo di sorpresa le balenò negli occhi. Si aspettava forse che ignorasse il fatto che Valerio fosse stato arrestato? Non si erano visti per tre anni, ma rimanevano pur sempre amici.

Alex spinse la porta alle proprie spalle per richiuderla e attese che il cigolio fosse terminato prima di parlare. Con la chiusura della porta se ne andò anche gran parte della luce e rimase solo un talismano luminoso a rischiarare quella stanza fin troppo umida e buia. Alex riusciva a vedere gli strati di muschio e muffe che erano cresciuti lungo le pareti. Probabilmente quel posto infrangeva almeno dieci leggi sulla sanità e la sicurezza, ma gli esorcisti non sembravano preoccupati da simili trascurabili dettagli.

Alex si stampò in faccia un sorriso e compì l'unico passo necessario a raggiungere la postazione a cui l'esorcista era seduta. Sonia gli fece spazio, voltandosi verso di lui, apparentemente altrettanto interessata alla risposta.

«Proprio così, esorcista Tinti» disse. «Sono qua per interrogare il prigioniero.»

Annamaria sospirò. «Quel poveretto sarà stato interrogato dieci volte oggi, da dieci persone diverse. Immagino che sarebbe troppo chiedere più comunicazione tra le parti.»

Alex non stentava a crederlo: se era diventata una gara per lui, non osava immaginare cosa fosse per esorcisti e guardiani. Lo stupiva solo che Riccardo lo permettesse.

Si strinse nelle spalle e rivolse un sorriso di scuse ad Annamaria. «Non è qualcosa che dipende da me» disse. «Io mi limito a eseguire gli ordini.» Più o meno.

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