0.0 - "Ma io ti uccido"

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Quando tua madre ha la malaugurata idea di chiamarti Cleopatra, le opzioni sono due: o diventerai una stella di Hollywood e il tuo nome sarà una garanzia, oppure finirai a essere la vicina di provincia con un nome patetico.

Il problema è che io non sono mai stata un'amante della provincia e delle provincialotte.

"Cleopatra! Qui!" Esclama un paparazzo che, a quanto pare, mi ha riconosciuta nonostante il travestimento tattico, ed io mi lascio sfuggire un sospiro perchè ero a tanto così dalla terra promessa senza essere paparazzata, ma a quanto pare oggi non è la mia giornata fortunata.

Sforzo un sorriso nella sua direzione senza togliermi gli occhiali da sole e dopo un paio di scatti lo saluto con una mano e spingo la porta del Nobel Cafè, sospirando di sollievo quando entro e noto le mie amiche già sedute al nostro solito tavolo.

"Finalmente, Cleo, pensavo di dover chiamare il tuo agente per sapere dove fossi!" Esclama Lexi con l'aria pragmatica classica degli avvocati, motivo per cui non ho avuto problemi la prima volta che l'ho vista a indovinare la sua professioni.

Lexi è il classico avvocato penalista che ti aspetti di vedere nelle serie tv, con i capelli biondi lunghi dalla piega sempre perfetta, gli occhi azzurri truccati con precisione da amanuense e un paio di Jimmy Choo sempre ai piedi.

È un osso duro e il suo aspetto non lo nasconde, ma da quando si è messa con Simon, ha anche trovato una vena romantica che di tanto in tanto tira fuori anche con noi.

Parole chiave: di tanto in tanto.

"Per carità, se dite a Brigitte che sono qui e non in palestra a smaltire il pollo fritto che ho mangiato tre mesi è capace di mangiarmi il cuore. E vorrei dire di star esagerando" rispondo tentando di cancellare dalla mente l'immagine della mia agente che si trasforma all'improvviso in una creatura assetata di sangue.

Incredibilmente, non è una visione poi tanto bizzarra.

"Sempre la solita drammatica. Non è una sorpresa per nessuno che tu faccia l'attrice" commenta la voce della coscienza del gruppo, la mediatrice altrimenti conosciuta come Alma.

Con i suoi capelli lunghi castani e lisci come spaghetti e lo sguardo di chi di letteratura ne sa perfino più di Shakespeare, lei è la persona perfetta per mettersi tra due caratteri forti come me e Lexi e mitigarli, o almeno provarci.

"Almeno mi pagano" rispondo facendo spallucce, ordinando poi un caffè nero bollente al cameriere che ci sfreccia accanto.

Solo adesso mi prendo la libertà di togliermi fedora e occhiali da sole, ravvivando i capelli con una mano.

"Il tuo nome dovrebbe essere sinonimo di diva" commenta Lexi quasi divertita prendendo un sorso dalla sua tazza che sospetto contenga cappuccino di soia con il quaranta percento di schiuma, motivo per cui il suo ordine è in genere la causa dell'isteria dei baristi.

Come dare loro torto.

A quelle parole la guardo incredula: "il mio nome è letteralmente Cleopatra, una delle più grandi dive della storia. Buon nome non mente".

"Non era esattamente così, ma per una volta posso mettere a tacere la mia pignoleria" commenta Alma, girandosi poi verso Lexi, "dicevamo, Simon".

La sola menzione del nome del suo ragazzo fa addolcire l'espressione di Lexi: "sì, ecco. Allora ieri mi ha portata a cena fuori, e parlando del più e del meno è venuto fuori il discorso dei figli".

"Ahia" commento, sapendo che con le sue idee leggermente squinternate a proposito della famiglia, l'avvocato saprebbe far scappare chiunque.

Ma a giudicare dal modo in cui il suo sguardo mi trafigge, deduco non sia il caso.

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