12 - La Proposta

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Sono diversi minuti che David gira e rigira il menu della caffetteria tra le mani. La carta plastificata e multicolore, roteando sul tavolo laccato di bianco, lo ipnotizza e insieme gli provoca vertigine, eppure gli va bene così. Piuttosto che alzare la testa e incrociare Adrian, seduto al posto di fronte a sé, preferisce di gran lunga alimentare quel meccanismo di tortura con cui, per lo meno, disintegra la tensione che gli mette quell'improvviso appuntamento.

Non salire sul treno, gli ha chiesto, stringendogli le mani nelle sue. Dammi l'opportunità di parlarti e poi ti lascerò andare. E David gli ha detto sì, non ha resistito: Adrian lo ha praticamente ancorato alla sua voce implorante, stuzzicandogli la memoria con quell'accento elegante e vagamente inglese che aveva anche suo fratello Steven. L'ha guidato con tenera forza per mano  dentro al locale più vicino alla stazione e lui ha lasciato che lo facesse, che scegliesse all'angolo della saletta in legno protetto da separè in bambù, rametti legati tra loro da giochi di nastri in organza grigio perla, che gli preparasse la sedia in modo cavalleresco per poi sedersi accanto e che gli passasse quel maledetto menu con sui si sta martoriando.

Da quando si sono seduti tra loro è calato un imbarazzante silenzio che David non ha alcuna intenzione di spezzare. A testa bassa ascolta futili chiacchiere di un gruppo di amici che sono tornati da un viaggio; ridono, scherzano, bevono in omaggio ai momenti che li hanno uniti più che mai. Sono così chiassosi che David non può fare a meno di seguire i discorsi, col risultato di innervosirsi per la loro serenità, perché lui di serenità proprio è a digiuno dai tempi dell'adolescenza e al solo ripescare quei tempi gli è salita la nausea.

Intanto quelli, ignari, continuano a ridere, a scherzare, a ricordare. Ridono, ridono, ridono.

Insopportabili!

David smette di occuparsi del menu e prende a tormentarsi le dita, tirandole, incrociandole e intrecciandole l'una contro l'altra mentre i piedi ritmano il proprio nervosismo sul parquet. Inizia a essere insofferente, la sala diventa stretta, soffocante, e non gli importa se Adrian si accorge di questo, anzi, se nessuno del locale passa al loro tavolo per prendere l'ordinazione entro breve crede proprio che gli vomiterà addosso bile e frustrazione sul tavolo, per poi filarsela via senza dargli spiegazioni.

Sta quasi per alzarsi dalla sedia quando l'arrivo tempestivo di una cameriera spazza via l'adrenalina su cui fare leva e lo inchioda al tavolo con il suo sorriso tirato. La fuga, per il momento, è rimandata a orario da definirsi.

Lei, nella sua divisa rosa confetto e il grembiulino con lo stemma del locale, gracchia un classico cosa prendete e intanto ammicca interesse ad Adrian con i suoi occhioni verdi, arricciando tra le dita smaltate di rosso fuoco un boccolo sfibrato color prugna.

Domanda asettica, già, quella sorta di saluto con sollecito che spesso a David è uscito dalle sue stesse labbra negli anni in cui ha lavorato al ristorante "Bella Italia". Non ci sarebbe stato nulla di male, salvo per l'ex cameriere realizzare che quel 'cosa prendete?' è da poche ore diventato un capitolo chiuso della sua vita e fa male, fa male talmente tanto che per non sbottare fuori il dolore si morde il labbro inferiore fino a farlo sparire tra i denti.

Di parlare, al momento, non se la sente, perciò lascia sia chi l'ha invitato a prendere l'iniziativa, cosa che avviene al terzo giro del boccolo della cameriera e nel farlo, gli occhi restano puntati nel menu e la voce si appiattisce.

"Io prendo un cappuccino con panna montata servita a parte, grazie."

Ora che Adrian ha ordinato, preoccuparsi del ragazzo suo ospite diviene la sua assoluta priorità e con un sorriso premuroso gli agguanta una mano, terminando la tortura che si autoinfligge da un bel po' nella sua gabbia calda e rassicurante.

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