11 - Il Mondo Che Crolla

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Qualcuno bussa alla porta.

Che ora è?
David guarda l'orologio al polso e si stropiccia gli occhi, infastidito dalla luce del giorno che si è presa camera sua. Stupito constata che, mentre l'ora di pranzo è passata da un bel pezzo, lui se ne è stato lì, sul letto, a oziare nel limbo fino ad allora come il peggiore dei nullafacenti.

Nemmeno si è accorto di essersi addormentato dopo che Zack è uscito per andare a scuola, ma in fin dei conti non è che ponderasse l'idea di uscire di casa nel pieno del suo ciclo. Niente pillole, niente lavoro. Per un Omega la vita si ferma durante i giorni fertili, sempre se non ha deciso di accoppiarsi con un compagno con cui progetta di avere un figlio. Non il caso di David, quindi; a lui basta e avanza essere il padre dell'adolescente scapestrato che l'ha messo nei casini, rubandogli le pillole.

Ancora non ha capito bene quale meccanismo contorto sia scattato nel cervello del figlio, se derubarlo della sua medicina è stata una sorta di vendetta per averlo costretto a recuperare storia entro il primo trimestre, pena segregazione in casa fino alla conclusione della scuola, o magari perché intenzionato ad aiutare qualche compagno di scuola Omega in crisi per i primi cicli, spesso irregolari, se non addirittura per smerciarla in cambio di chissà cosa...

Non ne ha assolutamente idea, David. Anche perché, a dirla tutta, non ha proprio permesso a Zack di spiegarsi.

Scoprire la verità sulle sue pillole nel faccia a faccia a colazione l'ha sconvolto così tanto che si è rifiutato di prestargli ascolto, ha reagito come un toro che vede rosso e si è rintanato in camera, negando al ragazzo il confronto.

Non ha retto alla delusione, all'amarezza di guardare gli occhi di suo figlio e non riconoscere in lui quel bimbo che si è incollato alle sue gambe, incapace di muovere un passo senza il papà. Quel papà che è stato tutto il suo mondo, mentre adesso...

Giusto, adesso sta battendo alla porta, insistente. David non può ignorare quei colpi per tutto il giorno, deve farci i conti e rivolgergli quell'attenzione che gli sta chiedendo da ormai diversi minuti.

"Che vuoi?"

Il tono aspro ha messo a tacere il bussare di Zack e di colpo è calato il silenzio. Passano almeno un paio di lunghi respiri, prima che il ragazzo peschi il coraggio da dentro la gola e gli risponda.

"Ehm, p-poss-siamo parlare?"

Il balbettio di Zack avrebbe anche un che di pietoso, ma non per David. Non con il cuore che pompa rabbia nei suoi confronti.

"Papà, ti prego..."

Altro silenzio nella stanza. Questa volta è David che riflette sul cosa sia meglio dire: se dargli l'opportunità di parlare, e rischiare che la furia nel suo petto esploda in un vortice di parole roventi, oppure se demandare un dialogo un altro giorno e tentare la strada più razionale, ma anche la più algida.

Il fuoco? Il ghiaccio?

Il primo potrebbe bruciare i loro cuori, così passionali e irruenti, ma ogni fiamma è anche vita, saprebbe cicatrizzare le ferite prima che si infettino del rancore. Il secondo, con la sua patina di gelo creerebbe una barriera di difesa sulle mollezze delle carni esposte e allo stesso tempo le cristallizzerebbe, conducendole a una lenta e dolce morte emotiva.

Il tempo passa, David non sa decidersi. Alla fine è la sua incertezza a farlo per lui e di conseguenza, decide anche per suo figlio.

"Va bene, ho capito. Aspetterò che tu sia pronto."

Uno sbuffo nel finale, un fruscio a terra, qualcosa che gli cade dalle mani. La sua presenza che si allontana in lunghi passi.

Si è arreso, Zack. Dietro il suo mesto ritiro David chiude gli occhi, soppesando il dolore che gli infligge quella conclusione. Si lascia cadere sul letto, vinto da una stanchezza che è tutta nella mente.

Io, OmegaWhere stories live. Discover now