Capitolo 21

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A quel bastardo basta solo un gesto e la battaglia inizia. Dal balcone i soldati puntano le armi e vedo Raffaele mettersi al sicuro dietro alle scale mobili. Mi domando come farà ora, ma dei passi pesanti mi distraggono e, stringendo più forte la katana, mi volto alle mie spalle: un gruppo di umani e Anime si dirige rapido contro di me. Saranno una decina o forse di più, ma nonostante la quantità cerco di mantenere la calma, analizzando la posizione di ognuno, per capire dove e come colpirli. Il più vicino è uno dei posseduti e, appena a un metro da me, lo vedo caricare l'arma e puntarla... ma è lento. Sollevo la katana e gli trancio i polsi facendo cadere il fucile, poi la alzo e con un movimento dall'alto conficco la lama nel cranio nudo. È stato tutto fin troppo naturale, ma rimango disgustata nel vedere il sangue zampillare dal taglio. Estraggo la spada dalla carne, appena in tempo da spostarmi a lato e ferire profondamente al fianco destro un altro soldato, così da lasciargli perdere la presa sulla pistola. Quando mi libero anche di lui, si forma un piccolo spazio all'interno della folla, dove con un passo entro e, ruotando la katana, la calo sulla spalla di un altro nemico, aprendogli l'intero petto con una diagonale. Meno tre in pochi secondi: è troppo facile.

Infatti arrivano le grida, acute, assordanti e familiari, seguite da un manipolo di sei zombi dall'aspetto vagamente umano e gli occhi gialli che si fa strada tra i soldati. Le Anime sono come quella descritta da Giulia, a luglio, e come quella che prima mi ha attaccata: orribili... ma c'è di peggio. Riesco ad assordarne tre e ad accecarne due, ma quando tento di farlo anche con la terza, delle braccia maschili mi afferrano il ventre da dietro. Un brivido mi percorre in quel punto, ma si trasforma in pura furia e rabbia omicida.

«Lasciami andare!» Con l'elsa colpisco le mani, ma senza grandi risultati, così per non sprecare energie sfrutto l'anello. Il gelo costringe l'aggressore a lasciare la presa, però non doveva fare quella mossa, non doveva toccarmi. Giro su me stessa e lascio che la katana dall'alto affondi nella sua gola fino a decapitarlo, per poi occuparmi anche dell'ultima Anima che, insieme alle altre, si disintegra.

Non è finita qui, però. Rumori di caricatori, quando mi volto a destra il resto dei posseduti si sta avvicinando con i fucili imbracciati e quegli occhi vitrei che non mi fanno paura, solo fastidio. Il più vicino imbraccia un'arma pesante, qualcosa che non puoi stringere con solo una mano. Quando la katana si alza, gli trancia via il braccio dominante, poi affonda nella spalla fino a costringerlo in ginocchio. Dopo aver estratto la lama, noto subito un altro soldato dietro di lui, ma le mie braccia fremano d'adrenalina e la spada è veloce mentre gli squarcia la gola. Un'altra rotazione, a destra, e colpisco il fianco di un terzo uomo, poi dall'alto di nuovo, ma sul capo.

Entrambe le mani stringono l'elsa, ma quando qualcuno mi afferra il braccio, una di queste si stacca e afferra per il collo l'uomo al mio fianco. Lui s'irrigidisce mentre la vista gli si abbuia ancora di più e il calore sotto la mia pelle mi porta a stringere forte la sua gola. Eppure non morirà così, oh no, questo trattamento è riservato alle Anime. Lo lascio andare e un attimo dopo la katana gli trapassa lo stomaco da parte a parte.

Riporto l'attenzione verso gli altri soldati, ma sono costretta a fare un passo indietro quando li vedo avanzare sempre più velocemente. I loro movimenti si sono fatti più rapidi nonostante il terreno pieno di erbacce e rami, così tento di rallentarli formando una lastra di ghiaccio sotto le loro scarpe. In molti perdono l'equilibrio e scivolano ai miei piedi, permettendomi di ammazzarne alcuni più facilmente, ma sporcandomi di più con i loro schizzi di sangue. Eppure, nonostante siano a terra, altri uomini sono riusciti a tenere in mano il fucile e sono costretta a fuggire per evitare i proiettili. Cerco di aggirare la zona il più possibile, sperando di riuscire in un qualche altro modo ad ucciderli, ma poi mi ricordo che dietro di me c'è Giulia e, con il cuore in gola, mi accerto che nessuno dei colpi l'abbiano centrata. Quando mi volto, però, lei non c'è più, ma solo un pugno di Anime che vagano confuse.

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