10 - Il Gioco Del Destino

Comincia dall'inizio

Come spesso le accade quando è tesa, attorciglia tra le dita paffute i ricci che le ricadono sulla fronte, gesto che fa inconsapevole e che si porta dietro sin dalla più tenera età, quando ancora di indole gentile portava i capelli lunghi e intrecciati.

"Zack, tra qualche minuto siamo arrivati a scuola, perciò se hai bisogno di scambiare due parole senza che ascoltino orecchie indiscrete, devi farlo adesso."

Jay sa di essere stata rude nella sua schiettezza, ma conoscendo l'amico gli è parsa la soluzione più adatta a spronarlo al dialogo. Le sue parole in effetti colpiscono nel segno; Zack di colpo si irrigidisce.

"Ho fatto un casino, Jay" sputa fuori. "Ho troppa vergogna di me per parlartene."

"Ah..."
E adesso?
Jay non sa che dire, spiazzata com'è dalla confidenza; si stringe nella sua giacca rossa intanto che Zack, in reazione alla sua incertezza, incassa la testa sulle spalle, celando la smorfia di sofferenza sotto al colletto del giubbotto.

"È proprio irrecuperabile questo casino?" chiede, in un secondo momento.

Lui, sempre dietro alla barriera del vestiario: "Forse."

"Ha a che fare con la scoperta che sei Alpha?"

"In parte."

Percependo il tono funesto nella sua risposta, Jay reprime un secondo e inutile ah.

Che accidenti hai combinato, Zackary Satter?

Anche quella domanda le resta appesa alla bocca; Zack ha di colpo accelerato il passo, facendo capire chiaramente che non darà altre spiegazioni a riguardo.

Non si parlano più, camminano in fila indiana fino a che, alla cancellata già aperta, lo sciame di studenti li separa del tutto.
A testa bassa Jay sale a due a due le scale dell'ingresso e una volta dentro la grande sala lascia che il pilota automatico nel cervello la conduca in classe.
Zack, invece no. Dopo avere approfittato del momento di caos per far perdere le sue tracce all'amica, anziché prendere il corridoio alla sua sinistra come lei e poi salire le solite due rampe di scale, sgattaiola in quello a destra, dove per il minor via vai di persone guadagna da subito qualche occhiata interrogativa degli inservienti.

Biblioteca, sala audio, sala riunione, segreteria...
Con il cuore galoppante il ragazzo legge le etichette alle porte, una dopo l'altra, augurandosi di non incappare in nessun professore che gli voglia dare noie.

Va tutto bene, riesce a raggiungere indenne la meta: l'aula insegnanti numero tre.
La porta è aperta, non si sente un solo rumore. Se fosse vuota di questo Zack non si stupirebbe; manca poco all'inizio della prima ora, i docenti si sono recati presso le proprie classi e per trovarsi quelli dell'ora successiva è in teoria troppo presto.

Forza, Zack! Un'occhiata veloce e fili via, si incoraggia.

Basterà addentrarsi veloce e con passo furtivo, pensa, dritto verso il posto di James.

Sarà la cosa giusta? Se la caverà, James, senza quelle pillole?

Sì convince di sì, che la cosa giusta è restituire ciò che ha rubato a suo padre.
Sa bene che ricucire col genitore, dopo la lite di quel mattino, non sarà impresa facile, ma intende rimediare al danno che gli ha fatto e il recupero delle pillole gli sembra il metodo più veloce ed efficace.

Un paio di occhiate in giro: tutto tranquillo. Se poi ci sarà dentro qualcuno, beh, reciterà la parte dello studente ritardatario che chiede di poter consegnare il compito sulla scrivania del professor Foster.
Prende perciò qualche foglio a caso dallo zaino, si concentra sul proprio respiro e varca la soglia.

Io, OmegaDove le storie prendono vita. Scoprilo ora