-Non svegliarmi con un secchio d'acqua ghiacciata!

Risi, senza staccare gli occhi dai suoi.

-Lo prometto, Justin. Ma tu prometti di non abbracciarmi, vorrei respirare e alzarmi dal letto quando voglio!

-Mh, posso farlo. Notte Tris.

-Notte Bieber.

Chiusi gli occhi, e mi addormentai in men che non si dica.

Entrai in un locale con i miei cinque ragazzi dietro di me. Andammo a sederci ad un tavolino, riservato per noi. Sembrava quasi il locale dove ci fu quel famoso incendio.

C'era un palco e dopo un po' arrivarono alcuni cantanti, che intonarono, e stonarono, alcune canzoni.

Prendemmo in giro alcuni e notai che non eravamo gli unici. Ad un certo punto, Justin mi prese per mano e mi portò sul palco.

Parlò con una delle due ragazze all'orecchio, e poi mi porse un microfono e ne tenne uno per sè. Scelse la canzone e cominciammo a cantarla. Era ''Hey Jude'' dei Beatles.

Quando finimmo tutte le persone in quella sala cominciarono ad applaudire. Un uomo, ovvero un cliente del ristorante, si avvicinò a noi. Aveva un'aria familiare, ma non riuscivo a ricordare dove lo avessi già visto.

Prese la mano di Justin e la alzò in aria.

-Un applauso per Justin Bieber! - in sala si scatenò un boato.

Dopodichè si avvicinò a me, e fece lo stesso.

-Un altro, invece, per Tris! O meglio, Beatrice Collins!

Mi svegliai di colpo, mettendomi a sedere.

-Ehy, ehy, Tris è tutto ok.

Era stato tutto un fottutissimo sogno di merda.

Justin era seduto accanto a me, che mi accarezzava la schiena, per tanquillizzarmi. Avevo ancora il respiro irregolare.

-Hai avuto un incubo, e ho pensato che sarebbe stato meglio svegliarti. Ti stavi agitando molto e, onestamente, non volevo essere colpito!

Ridacchiò, cercando di coinvolgere anche me, ma lo ulminai con lo sguardo. Presi la sua mano e la spostai in modo non proprio carino dalla mia schiena.

-Capita di fare degli incubi. Anche a me succede spesso. - continuò.

-Già, ma a me non capita mai. Cioè questa è la prima volta.

Il mio respiro era tornato regolare, e cominciavo a rilassarmi.

-Cos'hai sognato? Qualcuno che hai ucciso? O loro che uccidono te? O l'incendio nel ristorante?

-Vado un attimo in bagno.

Mi alzai, ignorando volontariamente la sua domanada, e corsi verso il bagno. Aprii il rubinetto e mi sciacquai il viso, con dell'acqua rigorosamente fredda.

Mi guardai allo specchio, ma non vidi Tris, vidi Beatrice.

La ragazza solare, sorridente, appena fidanzata con Luke. La ragazza che aveva Jenna come migliore amica/sorella. La ragazza che odiava la scuola. La ragazza che riusciva a malapena ad uccidere una zanzara.

Chiusi gli occhi e li strinsi forte, tanto da riuscire a vedere dei puntini bianchi. Quando li riaprii, capii che era solo frutto della mia immaginazione. Come avevo già detto in precedenza, Beatrice era morta.

Io ero Tris, la ragazza che non si fa il minimo scrupolo ad uccidere la gente, la ragazza che fino a qualche ora fa era a scopare con uno, ed ora dormiva nel letto di un altro, con addosso solo dell'intimo.

Neanche io pensavo più a Beatrice, com'era possibile che la sognavo anche ora? Quell'uomo poi, dov'era che l'avevo già visto?

Ma certo, era l'uomo che sapeva chi ero, l'uomo con cui avevamo trattato la mattina stessa, o precedente, considerando l'ora che si era fatta.

Mi sollevai un po' anche pensando che non ero l'unica a fare degli incubi. Anche Justin li faceva, chissà gli altri. Ovviamente nessuno lo direbbe.

Aprii la porta del bagno e uscii fuori. Justin era ancora sveglio. Stava seduto a guardare il suo telefono. Quando si accorse di me, alzò la testa e mi sorrise.

-Stai meglio? - chiese dolcemente.

-Si. - io risuonai atona, come sempre.

-Meglio così allora. Sono solo le cinque, abbiamo tempo per dormire un altro po'. Vieni?

Indicò il suo letto, ma io continuai a guardare lui. In quel momento, vedendolo con i capelli spettinati e con l'aria stanca, mi resi conto di conoscerlo da tempo. Da ancora prima che lo incontrassi da Jason. Ma probabilmente era solo l'abitudine di vederlo ogni giorno.

-No. - risposi finalmente - Vado a dormire di sotto.

-Tris, stavo scherzando prima, puoi rimanere.

Ok, gli stavo facendo pena e la cosa stava prendendo una brutta piega. Una parte di me voleva rimanere, e no, non era la parte di me che pensava che il letto era più comodo del divano.

-No, Justin. Ho detto che vado sotto.

-Okay.

Aprii la porta della sua stanza, ma prima di andarmene definitivamente, mi rivolsi a lui fredda più che mai.

-Se ti azzardi a farne parola con qualcuno, giuro su Dio che te la faccio pagare, chiaro?

-Non l'avrei detto a nessuno, comunque.

-Giuralo. - insistetti.

-Lo giuro.

Non era spaventato, neanche un po'. Ma la cosa non mi sorprendeva. Ciò che lo faceva era la sua tranquillità, la sua onestà, come se fosse abituato a questo genere di cose.

-Bene.

Mi chiusi la porta alle spalle e scesi di sotto, per tornare dal mio divano.

Quando stavo per riaddormentarmi, ripensai alle parole di Justin.

''Cos'hai sognato? Qualcuno che hai ucciso? O loro che uccidono te? O l'incendio nel ristorante?''

Non ho mai sognato le persone che uccido. In realtà non ricordo quasi mai neanche i loro visi.

Loro che uccidono me? Assolutamente no.

L'incendio nel ristorante? Mai sognato e mai lo farò. Ricordo perfettamente quella notte, e anche se dovessi sognarla non mi apparirebbe come un incubo. E' stato l'inizio di tutto, quindi una cosa buona per me.

In un anno questa era davvero la prima volta che feci un incubo.

Un momento, come faceva Justin a sapere dell'incendio nel ristorante? O meglio, come faceva a sapere, ad essere sicuro che avesse a che fare con me?

Ormai il sonno mi aveva abbandonato, così decisi di andare di sopra da lui. Salii velocemente, ma silenziosamente i gradini, poi il lungo corridoio e poi la sua stanza.

La porta era chiusa, e la aprii sempre senza fare il minimo rumore. Mi avvicinai a lui, che al momento era girato di spalle. Dal suo modo regolare di respirare, capii che stava dormendo e non mi andava di svegliarlo.

Rassegnata scesi di nuovo giù, e prima di addormentarmi di nuovo anche io, mi ripromisi di chiedergli spiegazioni l'indomani. Lui sapeva più cose di quanto lasciasse credere. E magari lui poteva anche darmi spiegazioni riguardo a quell'incendio.

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